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Baby boomer non troppo in forma

27/05/2015

Nonostante gli enormi passi avanti fatti dall’industria medica e farmaceutica negli ultimi decenni e le infinite campagne di sensibilizzazione sull’importanza dell’esercizio fisico e di una dieta equilibrata cui siamo sottoposti ormai quotidianamente, i cosiddetti baby boomer, quella generazione nata subito dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, vivono sì più a lungo, ma, almeno negli Stati Uniti, godono di una salute peggiore rispetto a coloro che avevano la stessa età un decennio fa. Questo, almeno, è quello che emerge dalla più recente serie di dati sulle condizioni fisiche degli adulti tra i 55 e i 64 anni di età raccolta dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC).

Come illustrato da questi grafici ripresi recentemente da TIME sul proprio sito, la percentuale di americani in questo gruppo demografico affetta da diabete è cresciuta, dal 2002 al 2012, dal 16,7% al 18,9%. Nello stesso periodo di tempo, l’incidenza di casi di obesità è salita dal 38,9% al 40,6%; quella di livelli di colesterolo elevati dal 39,1% al 50,1%; e quella dell’ipertensione dal  49,5% al 51,4%. In aumento anche il tasso di coloro che soffrono di disagi psicologiche o malattie psichiatriche, dal 10% all’11,5%.

“Questi sono numeri estremamente rilevanti ed è interessante che rappresentino tendenze pressoché identiche a quelle che avevamo identificato noi indipendentemente un paio di anni fa,” dice Dana King, professore e presidente del dipartimento di Medicina di famiglia presso West Virginia University (WVU). Assieme a dei colleghi, King aveva prodotto, nel 2013, un rapporto intitolato The Status of Baby BoomersHealth in the United States, pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine. “Anche il nostro lavoro aveva mostrato che, sebbene viviamo più a lungo, siamo più malati”, dice King. Da quella ricerca, ad esempio, era risultato che solo il 13% di baby boomer diceva di godere di perfetta salute, contro il 32% dei loro genitori quando avevano la stessa età. Tra una generazione e l’altra, inoltre, pare che il numero di persone che soffrono di colesterolo alto sia più che raddoppiato, così come quello di coloro che dicono di aver bisogno dell’assistenza di un bastone per camminare.

Se l’analisi di King e dei suoi colleghi aveva seguito una definizione più tradizionale e più ampia del concetto di baby boomer rispetto a quella preferita dal CDC – includendo i nati tra il 1946 e il 1964 – e aveva messo a confronto lo stato di salute di quest’ultimi e quello dei nati tra il 1922 e il 1943, nonostante vi siano quindi un paio di discrepanze nei dati analizzati, la fotografia complessiva che emerge dai due studi è sostanzialmente la stessa. Viene confermato inoltre dal lavoro del CDC il fatto che questo fenomeno è quasi interamente indipendente dai livelli di reddito degli individui studiati, e colpisce tutti gli americani in proporzioni perlomeno simili. In un’era di accresciuta disuguaglianza economica, non sorprende che solo i baby boomer che guadagnano il 400% della soglia di povertà (che, per il 2015 e per una famiglia di due persone, si traduce in un reddito di almeno 63.720 dollari l’anno) abbiano leggermente migliorato il proprio stato di salute rispetto alle generazioni passate.

Secondo King, le cause di questo fenomeno sono piuttosto lineari. “Dipende tutto dallo stile di vita – dice il professore di WVU – Con il nostro studio abbiamo scoperto che la gente non è così attiva come in passato. Oltre la metà dei baby boomer non fa alcun esercizio fisico aerobico”. Da altre due ricerche condotte da King negli ultimi anni, è emerso inoltre che i baby boomer eccedono la generazione precedente per quanto riguarda le calorie complessive ingerite, i grassi, il sodio e il colesterolo, mentre invece mangiano meno frutta e verdura. Nel frattempo, il consumo totale di fibre è rimasto sostanzialmente inalterato, nonostante esse siano sempre più pubblicizzate, in televisione come sulle scatole dei cereali, come un fondamentale elemento nutritivo.

Sempre più, insomma, la gente fa affidamento ai farmaci, capaci evidentemente di tenerci in vita più a lungo ma non necessariamente di garantirci maggiore qualità di vita, e ignora invece l’importanza dello stile di vita. Secondo il CDC, gli americani tra i 55 e i 64 anni di età prendono oggi più medicinali che mai, con un aumento del 29% nell’uso di pillole per il diabete e, addirittura, del 54% di quelle che abbassano il colesterolo. “I farmaci sono diventate un po’ come una stampella – dice King – E una scusa. Ci convinciamo che se prendiamo la compressa per il colesterolo non abbiamo bisogno di muoverci più di tanto, ma con questa filosofia perdiamo tutti i benefici complessivi che derivano dall’esercizio fisico e da una dieta sana”.

Oltre che a rappresentare un grosso problema per gli individui direttamente coinvolti, che si trovano a vivere un’esistenza sempre più limitata da dolori e malanni di vario genere, questo fenomeno…Prosegue su IlBo

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