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Cosa c’è nel rapporto Cia sulle torture e perché gli Usa tremano

12/12/2014
WASHINGTON – Le misura di sicurezza delle rappresentanze diplomatiche e militari americane all’estero sono state irrigidite per paura di attentati e a Washington impazzano le polemiche sulla pubblicazione, martedì, delle conclusioni (Pdf) di una lunga e controversa inchiesta parlamentare che ha investigato le pratiche impiegate dai servizi segreti della Central Intelligence Agency (CIA) a partire dall’11 settembre 2001. La relazione della commissione Intelligence del Senato descrive servizi segreti fuori controllo e un programma di detenzione inutilmente violento, degno di una dittatura del terzo mondo, amministrato malamente, spesso da ufficiali di basso rango impreparati a gestire situazioni già di per sé estremamente delicate. Ed è arrivata subito anche la condanna della Casa Bianca. “Il rapporto documenta un programma inquietante di tecniche di interrogatori rafforzati…e irrobustisce la mia profonda convinzione che questi metodi duri non erano solo in contraddizione con i nostri valori di nazione, ma non erano nemmeno utili al nostro impegno sul fronte dell’anti-terrorismo – ha dichiarato in un comunicato stampa il Presidente Barack Obama – Per di più, queste tecniche hanno danneggiato l’immagine dell’America nel mondo e reso più difficile perseguire i nostri obbiettivi al fianco dei nostri alleati e partner”.
La commissione Intelligence del Senato, grazie soprattutto alla determinazione della Senatrice democratica Dianne Feinstein che la presiede, ha reso pubblico un compendio di oltre 500 pagine circa di un rapporto che ne contiene in tutto 6mila e duecento (e più di 35 mila note a piè pagina), costato approssimativamente 40 milioni di dollari. L’indagine riguarda il programma di detenzione e interrogatori portato avanti dalla CIA in prigioni segrete messe a disposizione degli Stati Uniti, durante gli anni della Presidenza di George W. Bush, da una serie di paesi stranieri, soprattutto in Asia, Europa e Medio Oriente.

Il rapporto esce solo ora nonostante il Senato abbia cominciato a lavorarci nel 2009 e nonostante Bush abbia ufficialmente chiuso questi “black sites” gestiti dai servizi segreti americani all’estero nel 2006 (nel 2009 il Presidente Barack Obama ha inoltre proibito categoricamente il ricorso agli interrogatori rafforzati). Questa relazione è la terza nel suo genere negli ultimi quindici anni, dopo quella prodotta dalla commissione parlamentare sugli attentati dell’11 settembre 2001 e quella che si è occupata dell’intelligence fallace a proposito del programma di armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. –

COSA CONTIENE IL RAPPORTO
Innanzitutto, l’inchiesta del Senato conferma ufficialmente quanto già si sapeva, ovvero che, durante gli interrogatori dei sospettati di terrorismo tra il 2002 e il 2006, la CIA ha superato spesso i confini della legalità, impiegando tecniche brutali simili a forme di vera e propria tortura, a partire dall’ormai noto waterboarding, o annegamento simulato. Essa rivela inoltre che i servizi segreti americani si sono presi libertà anche oltre quelle già concesse loro dall’Amministrazione Bush con l’autorizzazione, nell’autunno del 2001, del programma segreto di “Cattura, Detenzione e Interrogatori” per combattere il terrorismo di matrice islamica.

Infine, gli agenti della CIA hanno mentito alla Casa Bianca, al dipartimento della Giustizia e al Congresso, insistendo che questo programma illecito fosse uno strumento efficace nella lotta contro al Qaeda quando invece pare certo che non abbia mai prodotto intelligence che non fosse ottenibile anche con altri mezzi meno dubbi. In un caso in particolare, una nota dalla Casa Bianca istruisce la CIA a non discutere del programma con l’allora segretario di Stato Colin Powell, “il quale potrebbe perdere la testa se venisse a conoscenza di quello che sta succedendo”. Persino il Presidente Bush fu informato dei dettagli degli interrogatori rafforzati solo quattro anni dopo il loro inizio.

“Le azioni della CIA un decennio fa sono una macchia sui nostri valori e sulla nostra storia”, ha dichiarato Feinstein in un intervento di un’ora fatto martedì alla Camera. Secondo la senatrice democratica, i programmi dell’era Bush erano “fuorvianti dal punto di vista morale, legale e amministrativo” e gli Stati Uniti “non devono mai più adoperare queste tattiche”.
ALCUNI ESEMPI DI TORTURA A FIRMA CIA
Il compendio ripercorre in grande dettaglio i metodi più riprovevoli adoperati dagli agenti della CIA in quegli anni, prendendo in considerazione 20 casi specifici tra i 119 individui, di cui almeno 26 sono stati detenuti e torturati sulla base di informazioni errate, che sono state vittime del programma: Abdel Rahman al Nashiri, ad esempio, sospettato di aver ideato l’attacco alla portaerei americana USS Cole nel 2000 e catturato nel 2002, fu minacciato con un trapano elettrico acceso, anche se lo strumento non è mai stato effettivamente usato su di lui. A un altro prigioniero fu fatto credere invece che sarebbe stato violentato con una scopa. La CIA ha utilizzato su più detenuti anche la tattica della “finta esecuzione”, mai autorizzata dalla Casa Bianca, che riproduce tutte le fasi di un’esecuzione vera e propria tranne che, quando viene finalmente premuto il grilletto, l’arma da fuoco si rivela priva di proiettili.
In altre occasioni, l’intelligence americana si è limitata alle tecniche consentite dall’Amministrazione Bush, portandole però all’estremo quanto a intensità e durata: ad esempio tenendo svegli i propri detenuti fino a 180 ore consecutive, facendoli spogliare e lasciandoli nudi nelle proprie celle a gelare, sottoponendoli a tante e tali sessioni di waterboarding da fargli perdere coscienza. Documenti della CIA, poi, illustrano il caso in cui il pranzo di un prigioniero, a base di “humus, pasta con salsa e noci,” fu “frullato in modo che potesse essere consumato per via rettale”.
COSA MANCA
I nomi degli agenti coinvolti nel programma segreto di detenzione e interrogatori non sono stati resi noti, con l’eccezione di alcuni ufficiali di più alto rango e già ben conosciuti. La CIA teme comunque che chi ha seguito la vicenda da vicino sarà in grado di estrapolare l’esatta identità dei responsabili anche solo sulla base del contesto e dei dettagli inclusi nel rapporto, il che potrebbe mettere a rischio la loro incolumità personale.
Oscurati anche i nomi dei partner stranieri degli Stati Uniti, che hanno messo a disposizione della CIA i black site in questione. In realtà, essi sono stati divulgati già da tempo. Si sa ad esempio che la Polonia, la Tailandia e l’Afghanistan hanno cooperato con i servizi segreti americani. Complessivamente, le organizzazioni che si battono per la difesa dei diritti umani hanno identificato 54 paesi in giro per il mondo che avrebbero in qualche modo facilitato la cattura, la detenzione e gli interrogatori portati avanti illecitamente dalla CIA. Ragion per cui il rapporto, in cui questi siti sono identificati con nomi di colori, è destinato ad avere un eco internazionale e alcuni governi stranieri, inclusi quelli inglese e polacco, hanno provato nelle settimane scorse a fare pressione sulla Casa Bianca e sul Senato affinché ne posticipassero l’uscita. Cobalto, ad esempio, è il nome in codice di un infame centro di detenzione aperto dagli americani in Afghanistan nel 2002 e conosciuto piuttosto come Salt Pit per le sue condizioni disumane.
UNA LUNGA GESTAZIONE
L’iter amministrativo del rapporto è stato lungo e tortuoso. Una prima bozza fu consegnata, già nel 2012, dalla commissione Intelligence del Senato alla CIA, la quale lanciò allora un proprio riesame dell’indagine, determinando che il lavoro del Senato era pieno di errori e lacune. I servizi segreti americani, quindi, produssero le proprie conclusioni e insistettero affinché fossero incluse nel resoconto finale. Al picco della battaglia tra servizi segreti e Congresso, alcuni agenti della CIA arrivarono persino a penetrare i computer dei membri della commissione Intelligence del Senato per monitorarne le attività.

Qualche mese fa, il Senato ha finalmente completato una versione del rapporto pronta a essere desecretata e l’ha mandata all’Amministrazione Obama. Quest’ultimo passaggio ha causato il riesplodere della diatriba tra Casa Bianca, legislatura e CIA su quanto materiale andasse reso pubblico e quanto invece andasse ancora protetto, per via di potenziali rischi alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e sui tempi di un’eventuale uscita.

UNA MAREA DI POLEMICHE
“Penso sia un’idea terribile”, ha dichiarato domenica alla CNN Mike Rogers, che presiede la commissione Intelligence della Camera. “Leader stranieri hanno detto al nostro governo che questa pubblicazione causerà violenza e morti. La nostra stessa comunità di intelligence condivide la medesima valutazione che vedremo violenza e morte”. All’interno dell’Amministrazione, pare che il segretario di Stato John Kerry abbia almeno inizialmente proposto di ritardare la distribuzione dei risultati dell’inchiesta, preoccupato che, come ha dichiarato la portavoce del dipartimento di Stato Jen Psaki, “sta accadendo molto in giro per il mondo e che quindi è importante assicurarsi di aver preso in considerazione tutte le implicazioni di politica estera prima di decidere sui tempi esatti”. La Casa Bianca, per parte sua, si dice favorevole alla pubblicazione del rapporto, per quanto consapevole delle reazioni che potrebbe provocare. “Siamo coscienti del fatto che questo potrebbe causare rischi alle strutture e ai cittadini americani nel mondo […] Ma quale potrebbe essere un momento migliore? E’ difficile immaginare che ce ne possa essere uno, in particolare dati i dettagli penosi che il rapporto include – ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca John Earnest – Nel frattempo, abbiamo attuato una serie di misure per garantire le giuste precauzioni di sicurezza al nostro personale all’estero”. Earnest ha poi aggiunto che “il presidente ritiene importante essere il più trasparenti possibile su quello che è accaduto, cosicché da convincere il pubblico americano e internazionale che cose del genere non succederanno di nuovo”.
I rappresentanti della CIA e dell’ex-Amministrazione Bush continuano a criticare molte delle conclusioni del rapporto, a partire dall’idea che le tecniche di interrogatorio rafforzato non abbiano mai portato a informazioni cruciali nella lotta contro al Qaeda. In un comunicato stampa martedì, l’agenzia ha affermato che il rapporto del Senato ha “troppi difetti perché possa diventare il resoconto storico ufficiale del programma”. È intervenuto anche l’ex vice presidente Dick Cheney in un’intervista con il New York Times. “Continuo a sentire che questa era un’operazione illecita e che l’agenzia era fuori controllo e che hanno mentito in proposito – ha detto Cheney – Sono tutte sciocchezze: il programma era autorizzato…Prosegue su Pagina99
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