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Crollo democratico, Obama perde anche il Senato

06/11/2014
Crollo democratico, Obama perde anche il Senato WASHINGTON – Doveva essere una notte difficile per il Partito Democratico americano quella delle elezioni midterm 2014 e notte difficile è stata, anche più del previsto. In un ciclo elettorale di medio termine che si prospetta come il più costoso nella storia del Paese, con un conto complessivo che dovrebbe aggirarsi sui 4 miliardi di dollari, i democratici hanno pagato la scarsa popolarità di cui gode il Presidente Barack Obama oggi e un’economia che, seppure in evidente ripresa, sta premiando i più ricchi mentre i lavoratori della classe media continuano ad arrancare (il 78% degli elettori contattati dagli exit poll hanno dichiarato di essere preoccupati soprattutto dello stato dell’economia).

Il fato del Senato è apparso incerto fino alla chiusura dei seggi, ma lo spoglio delle schede ha rivelato in fretta che la perormance repubblicana era addirittura superiore alle attese, con il Grand old party (Gop) che ha riconquistato quella maggioranza nella camera alta del Congresso di Washington che gli sfuggiva dal 2006. A decretare ufficialmente il passaggio del Senato dai democratici ai repubblicani è stata, verso le 23.30 ora locale, la vittoria in North Carolina di Thom Tillis, il quale ha battuto la senatrice democratica in carica Kay Hagan. È arrivata poi a ruota anche la notizia del successo della repubblicana Joni Ernst sul democratico Bruce Bradley in Iowa.

La rivoluzione dell’Arkansas

A inizio serata, i primi quattro seggi democratici a cadere in mano repubblicana erano stati quelli in West Virginia, Arkansas, South Dakota e Montana. In West Virginia l’onorevole Shelley Moore Capito ha sconfitto il segretario di Stato Natalie Tennant e si è aggiudicata così il posto liberato da Jay Rockefeller, il democratico che rappresenta il West Virginia a Washington dal lontano 1984 ma che ha deciso quest’anno di non ricandidarsi. In Arkansas, il senatore democratico in carica Mark Pryor si è visto battuto dal repubblicano Tom Cotton. In South Dakota, il repubblicano Mike Rounds si è imposto sul democratico Rick Weiland e sull’indipendente Larry Pressler e succede al senatore democratico Tim Johnson, che andrà in pensione a gennaio. In Montana, Steve Daines ha vinto contro Amanda Curtis e prenderà il posto del democratico John Walsh, che ha rinunciato a correre per la propria riconferma dopo essere stato accusato, durante l’estate, di aver copiato un paper che aveva scritto da studente di master.

Tra questi, è interessante in particolare il risultato dell’Arkansas, sia perché, con i suoi 37 anni di età, Cotton diventa il più giovane senatore americano. Sia perché Pryor era l’ultimo membro democratico della delegazione statale al Congresso di Washington, di cui i quattro onorevoli e i due senatori appartengono ora tutti al Gop. Se si aggiunge a questo la vittoria ieri sera del repubblicano Asa Hutchinson nella gara per governatore, si tratta di un panorama politico quanto mai trasformato per questo stato che ha lanciato Bill e Hillary Clinton.

Si è poi imposto inaspettatamente lo sfidante repubblicano Cory Gardner in Colorado. Gardner ha battuto il senatore democratico in carica Mark Udall, dimostrando che la moderazione può talvolta aiutare il Gop. Gardner ha infatti mitigato la propria posizione su questioni come l’aborto e la contraccezione e ha saputo attrarre un numero rilevante di voti tra gli elettori “latino”, offrendo un esempio che i colleghi di partito vorranno senz’altro studiare da vicino in preparazione al voto del 2016.

Allo stesso tempo, sono svanite rapidamente le speranze democratiche di impossessarsi dei seggi repubblicani in Georgia e in Kansas. In Georgia, David Perdue si è imposto su Michelle Nunn senza nemmeno dover andare al ballottaggio, cosa che invece era stata a lungo data per scontata. In Kansas, il senatore in carica Pat Roberts ha sconfitto lo sfidante indipendente Greg Orman, che si pensava si sarebbe allineato ai democratici. Ancora una volta, il sud degli Stati Uniti si dimostra un’inattaccabile fortezza conservatrice.

È rimasto infine in mano del Gop il seggio del Kentucky, dove Mitch McConnell si è imposto più facilmente del previsto su Alison Lundergan Grime. McConnell era apparso molto in difficoltà all’inizio di questa campagna elettorale, quando si era parlato addirittura della possibilità che l’attrice Ashley Judd lo sfidasse a nome del Partito Democratico. Ripresosi grazie soprattutto alla grande esperienza politica e acume elettorale, McConnell si prepara ora a guidare la nuova maggioranza repubblicana al Senato. Negli ultimi anni è stato nemico giurato del Presidente Obama, sempre pronto a bloccare i provvedimenti proposti dalla Casa Bianca. Nel discorso fatto il 4 novembre sera per festeggiare la propria vittoria, però, McConnell è parso almeno in parte disposto a considerare d’ora in poi anche la via del compromesso. “Solo perché abbiamo un sistema politico a due partiti non vuol dire che dobbiamo essere in conflitto perpetuo”, ha dichiarato.

I democratici sono riusciti a riconfermarsi in New Hampshire, con la vittoria della senatrice in carica Jeanne Shaheen sullo sfidante repubblicano Scott Brown, già senatore del Massachusetts, sconfitto nel 2012 da Elizabeth Warren.

Dem male anche alla Camera e tra i governatori

Poco importano, a questo punto, i risultati del voto in Alaska, che si conosceranno in tutta probabilità solo più avanti, del ballottaggio in Louisiana, previsto per il 6 dicembre, e l’incertezza che continua a regnare in Virginia, dove il senatore in carica Mark Warner e lo sfidante repubblicano Ed Gillespie sono ancora sostanzialmente pari con solo lo 0.5% di seggi che deve ancora completare lo scrutinio.

Per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, a spoglio delle schede in corso, è già chiaro che…Prosegue su Pagina99

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