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Medici e Big Pharma, viaggi, pranzi e consulenze

07/10/2014

WASHINGTON – Nel corso del 2013, il mio medico di base a Washington ha ricevuto l’equivalente di almeno 800 dollari in pasti gratuiti da AstraZeneca e Forest, due multinazionali dell’industria farmaceutica. Una cifra che mi rincuora quanto alla sua onestà, in particolare se confrontata ai 270 mila dollari incassati ad esempio da Marc Cohen, capo del dipartimento di cardiologia del Newark Beth Israel Medical Center in New Jersey, a mo’ di compenso per le consulenze da lui prestate a sei diverse aziende del settore, o per i suoi interventi pubblici a loro favore.

La fila di rappresentanti farmaceutici con inquietanti ventiquattrore alla mano non è tipica solo delle sale d’aspetto dei medici italiani. Si tratta di una realtà quanto mai pervasiva anche negli Stati Uniti, dove, secondo uno studio pubblicato nel 2007 dal New England Journal of Medicine e riportato recentemente dal Washington Post, il 94% dei dottori intrattiene una relazione di qualche tipo con almeno una casa farmaceutica o produttore di apparecchi specialistici.

Questa settimana, finalmente, i dati relativi a tali corrispettivi, che possono essere pecuniari ma anche prendere la forma di viaggi pagati e fondi per la ricerca, sono diventati per la prima volta pubblici, grazie a una clausola sulla trasparenza, giustamente chiamata Sunshine (alla luce del sole), che fa parte della riforma sanitaria “Obamacare”. L’agenzia federale incaricata della cosa, il Centers for Medicare and Medicaid Services, ha cominciato a caricarli sul proprio sito martedì 30 settembre. Per il momento, il database, chiamato Open Payments, è in realtà piuttosto difficile da navigare e ancora incompleto, giacché copre solo l’ultima parte del 2013 e giacché molte delle informazioni sono riportate in maniera solo parziale (ad esempio senza il nome del medico che ha beneficiato del trattamento) in quanto contese o ancora da verificare.

Si scopre comunque che solo negli ultimi cinque mesi dell’anno scorso, le case farmaceutiche hanno effettuato almeno 4,4 milioni di pagamenti, per un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di dollari. Questi sono stati suddivisi tra 546.000 medici e 1.360 ospedali di insegnamento. “Stiamo facendo un grosso passo in avanti nel gettare luce su questi accordi finanziari”, ha dichiarato alla stampa Shantanu Agrawal, il vice-direttore del Centers for Medicare and Medicaid Services. “Utilizzando questi nuovi dati, è ora possibile condurre un ampio raggio di analisi dei pagamenti fatti dalle case farmaceutiche che non sarebbe mai stato possibile in passato”.

Pare ad esempio che il centro ospedaliero City of Hope, che si trova in California, abbia ricevuto 122,5 milioni di dollari da Genentech come rimborso di diritti per la vendita di farmaci anti-tumore come Herceptin e Avastin, al cui sviluppo avrebbe partecipato anche City of Hope negli anni ottanta. A San Antonio, in Texas, il chirurgo ortopedico Stephen Burkhart ha intascato invece, sempre sotto forma di diritti, 7,4 milioni di dollari da Arthrex, che produce protesi e cui Burkhart ha fatto a un certo punto da consulente.

Questo fenomeno, già ben noto ai pazienti americani a livello perlomeno pratico, se non scientifico, è da tempo studiato anche da ProPublica, una testata web che si occupa di giornalismo d’inchiesta e su cui si può consultare un database, Dollars for Docs, assai più accessibile e user-friendly, ma ancor meno esauriente (i numeri relativi alla mia dottoressa e al dottor Cohen provengono da qui). Le più recenti informazioni raccolte da ProPublica riguardano, per il 2013, 17 aziende responsabili per circa la metà di tutti i farmaci venduti negli Stati Uniti, le quali avrebbero eseguito l’anno scorso 1,2 milioni di pagamenti per un totale di 1,4 miliardi di dollari. Dal lancio dell’iniziativa nel 2009, invece, ProPublica cataloga 3,4 milioni di pagamenti dal valore complessivo di 4 miliardi di dollari, poco più della cifra stimata ora dal governo federale solo per gli ultimi mesi del 2013. Pfizer, AstraZeneca, Johnson & Johnson e Forest Lab emergono come le case farmaceutiche più generose e pranzi e cene come la moneta di scambio più utilizzata.

Se queste transazioni appaiono immediatamente dubbiose, il Centers for Medicare and Medicaid Services ci tiene a precisare che…prosegue su Pagina99

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