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Stati Uniti, la nuova frontiera del recupero crediti

03/10/2014

Washington – All’arrivo di ogni busta paga, Conrad Goetzinger e Cassandra Rose, che vivono a Omaha in Nebraska, hanno due figli a carico e si guadagnano da vivere lavorando per 13 dollari l’ora, si vedono decurtati automaticamente 760 dollari dallo stipendio. È questo il risultato di debiti da loro contratti diversi anni fa, lui per un computer portatile acquistato a rate all’epoca della scuola superiore ma mai ripagato per intero, lei per ricevute mediche da circa 20.000 dollari accumulate in un periodo in cui non aveva l’assicurazione sanitaria. Più di una volta in passato, a Goetzinger sono stati prelevati tutti i soldi dal conto corrente, e gli agenti incaricati hanno provato anche a pignorare vari oggetti di sua proprietà che avessero un qualche valore.

La storia di Goetzinger e Rose, raccontata da Npr, la radio pubblica statunitense e ProPublica, che hanno recentemente collaborato a un’inchiesta in proposito, è emblematica di una nuova tendenza negli States. I metodi per il recupero crediti si stanno facendo sempre più combattivi, e le intrusioni delle società che se ne occupano nella vita quotidiana dei debitori sempre più frequenti. In mancanza di una legislazione federale in merito e sullo sfondo di un patchwork di norme statali difficili da navigare per individui raramente affiancati da avvocati e spesso poco istruiti, questo sviluppo pesa in particolare su quei lavoratori già di per sé più in difficoltà, sotto-pagati, senza benefit, e prime vittime dell’accresciuta disuguaglianza economica in questo Paese. “È una situazione che ti fa disperare perché si va a lavorare per nessuna ragione, tanto non se ne uscirà mai”, ha dichiarato Rose a Npr. Insomma, anche gli Stati Uniti vivono ora un proprio scandalo Equitalia, anche se in questo caso non si tratta di imposte che lo Stato deve incassare, ma di contenziosi tra privati.

“Le regole del gioco non sono cambiate – dice a pagina99 J. Michael Collins, direttore del corpo docenti presso il Center for Financial Security dell’Università del Wisconsin a Madison – Quello che è cambiato è che quest’industria si è fatta più aggressiva nell’identificare i debitori e nell’ottenere ordini di decurtazione degli stipendi o di pignoramento dei beni”. Secondo dati emersi da un’indagine commissionata da Npr e ProPublica all’Adp, la principale azienda americana nel settore della consulenza del lavoro, questo fenomeno riguarda un americano tra i 35 e i 44 anni di età su dieci. In passato, erano coinvolti in particolare i padri che mancavano di versare i contributi dovuti alle ex-mogli per il mantenimento dei figli. Oggi la pratica riguarda sempre di più anche gente che ha debiti cosiddetti, in inglese, “da consumatori”, ovvero fatti con le carte di credito, derivanti da prestazioni mediche oppure ancora contratti per pagarsi l’università. L’Adp stima che, nel 2013, fossero circa 4 milioni i lavoratori americani in questa seconda categoria.

Le ragioni principali di questo cambiamento di marcia sono, nell’opinione di Collins, due in particolare. “La tecnologia rende la vita più facile alle agenzie di recupero credito, nel senso della loro abilità di rintracciare e colpire i debitori. Inoltre, con contrazione del credito seguita alla recessione del 2008, i creditori si occupano meno di trovare nuovi clienti e più di farsi ripagare i soldi dovuti”.

La cornice legale in cui si muovono queste società, che sono private e non hanno nemmeno bisogno di una licenza, benché le loro attività siano regolate dalle autorità, varia di stato in stato. Nella metà dei casi circa, i creditori hanno diritto di confiscare fino al 25% della busta paga di un debitore, una percentuale molto elevata per chi ha redditi bassi, guarda caso proprio le persone più colpite (il 5% di chi guadagna tra i 25 e i 40 mila dollari l’anno si trova in questa situazione oggi). Nella stragrande maggioranza di stati, inoltre, i creditori possono mettere le mani sul 100% dei soldi versati in conto corrente (questo significa che i fondi in questione sono congelati fino a che la contesa non è risolta).

Il tutto avviene per vie perfettamente legali. I creditori fanno causa ai debitori e, in caso di vittoria, il giudice preposto autorizza l’eventuale…Prosegue su Pagina99

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