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Quanto pesano le sanzioni alla Russia

05/08/2014

Bruxelles – Sono cominciate nel giro di neanche ventiquattro ore – con il blocco alle importazioni di frutta e verdura dalla Polonia e le minacce di bandire dal paese le “quattro grandi” società di consulenza occidentali (Deloitte, PwC, Ernst & Young e KPMG, più Boston Consulting Group e McKinsey) – le ritorsioni della Russia contro le nuove sanzioni economiche decise in concerto da Unione Europea e Stati Uniti il 29 luglio. Segno che questo giro di vita fa male e, soprattutto, genera un certo nervosismo a Mosca, anche se non è ancora chiaro se sarà sufficiente a convincere Putin a cambiare rotta sull’Ucraina. “Nonostante abbiano una portata diretta limitata, pensiamo che le nuove sanzioni possano avere effetti indiretti sostanziali”, dice a pagina99 dall’Inghilterra Adam Slater, economista di Oxford Economics.

Dopo molti tentennamenti, i partner transatlantici hanno presentato in rapida successione martedì un pacchetto allargato di misure punitive contro la Russia in risposta non più solo all’annessione della Crimea, ma anche al sostegno fornito dal governo di Vladimir Putin ai separatisti che combattono nell’Ucraina orientale e all’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines il 17 luglio. La Ue ha quindi accelerato il passaggio alla cosiddetta Fase 3, pensata per colpire interi settori dell’economia russa, bancario, energetico e militare (estese anche a nuovi obiettivi, oligarchi e aziende vicini a Putin, le sanzioni già in vigore).

Dal primo agosto è proibito dunque agli investitori europei comprare o vendere, sia sul mercato primario sia su quello secondario, obbligazioni e titoli con maturità superiore ai 90 giorni emesse da quel momento in poi dalle più grosse banche russe controllate dallo Stato, tra cui il gigante Sberbank (i dettagli del piano europeo dovrebbero essere pubblicati giovedì). È bandita inoltre la vendita di tecnologie avanzate al settore energetico russo, in particolare per quanto riguarda l’estrazione di greggio da depositi di scisto, in alto mare e nell’Artico. Infine, parte anche un embargo sulla vendita di armi. Escluso per ora il settore del gas, giacché svariati paesi dell’Unione Europea, a partire da Italia e Germania, dipendono pesantemente dalle importazioni russe. Esclusi anche i contratti già firmati. Può quindi procedere l’acquisto da parte di Mosca delle due portaelicotteri francesi Mistral.

Arrivate a ruota delle nuove misure europee, quelle annunciate dal governo di Washington rappresentano un’espansione del regime già in vigore negli Stati Uniti e che sin dall’inizio aveva preso di mira le banche russe, cui viene sostanzialmente impedito l’accesso al mercato americano dei capitali. Le ultime istituzioni a caderne vittima sono la Banca di Mosca, la Banca russa dell’agricoltura e la banca VTB.

“Le sanzioni sul settore finanziario sono quelle più serie, nel breve periodo – dice a pagina99 da Londra Federico Santi, analista presso Eurasia Group – Con gli investimenti nelle banche di Stato bloccati, probabilmente il governo e la banca centrale dovranno intervenire per rifinanziarle.” Nonostante il numero di entità prese di mira ora sia limitato, le nuove sanzioni dovrebbero avere un effetto a cascata anche sul resto dell’economia nazionale. “Pensiamo che i rischi legali, normativi e di reputazione di prestare denaro alle società russe in generale diventino ora sufficientemente grossi da convincere la maggior parte delle istituzioni americane ed europee a starne alla larga”, dice Slater.

Nell’analisi di Oxford Economics, questo è importante per una serie di ragioni concatenate, a partire dal conto corrente della bilancia dei pagamenti russa, che, dopo essere stato a lungo molto florido, registra oggi un surplus del solo 1,5%. Si somma a questo il problema della fuga dei capitali, che si aggirava su 100 miliardi di dollari all’anno negli ultimi anni, ma che si stima salirà a circa 150 miliardi di dollari nel 2014. Di conseguenza, le aziende e le banche del paese si sono di recente trovate ad affidarsi spesso ai mercati internazionali (secondo il Financial Times, negli ultimi tre anni le banche russe hanno ottenuto il 50% dei propri finanziamenti dall’Europa), impresa che ora diventa assai più difficile giacché il loro accesso ai soldi europei e americani sarà limitato. Un rompicapo non da poco se si considera che, sempre secondo il Financial Times, nei prossimi dodici mesi le società non-finanziarie russe controllate dallo Stato devono far fronte a 41 miliardi di debiti esteri in scadenza, quelle private a 67 miliardi, mentre per le banche a partecipazione statale la cifra è sui 33 miliardi e per le banche private sui 20 miliardi.

Della situazione soffrirà senz’altro il valore del Rublo, che quindi porterà la banca centrale, come già successo venerdì scorso, ad aumentare i tassi di interesse. “Tutto questo avrà un effetto negativo sulla crescita economica – riassume Slater – Le nostre stime sono ora che la Russia soffrirà una contrazione nel 2014 e che la sarà comunque influenzata negativamente anche nel 2015”.

Se l’embargo sulla vendita delle armi è ritenuto l’anello debole della catena, le restrizioni alle esportazioni di tecnologie estrattive verso la Russia potrebbero avere invece un effetto…Prosegu su Pagina99

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