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“Cooperative verdi, l’industria impari da noi”

05/08/2014

BRUXELLES – Si nasconde all’ombra di un mulino ad acqua del XVI secolo uno dei motori propulsori del movimento europeo per le fonti alternative di energia. In una calda giornata di fine luglio nel placido villaggio di Rotselaar, qualche migliaio di anime nella curatissima campagna fiamminga, Dirk Vansintjan mi fa accomodare al riparo dal sole, in linea di una piacevole brezza estiva. E mi racconta, questo cinquantaquatreenne paffuto e dall’apparenza pacata ma in realtà un continuo ribollire di idee, di come proprio da questo mulino, magistralmente ristrutturato venti anni fa circa, e dai moti studenteschi della fine degli anni settanta nella vicina cittadina universitaria di Leuven, sia cominciato il percorso che lo ha portato a creare prima Ecopower, oggi la più grossa cooperativa energetica del Belgio, e più recentemente anche una federazione, REScoop, che riunisca altre iniziative simili disseminate per gli stati membri dell’Unione Europea.

“Abbiamo fatto tanti errori – dice Vansintjan ricordando gli inizi rocamboleschi, un gruppo di giovani amici alla ribalta, inesperti ma con tanta voglia di fare le cose in modo diverso – Eravamo psicologi, pedagoghi, linguisti, tutto fuorché degli ingegneri”. I primi tentativi, ancora da studenti o neo-laureati, di acquistare edifici industriali abbandonati per via della crisi economica di allora e di renderli più efficienti dal punto di vista energetico non andarono tutti a buon fine.

Così come non funzionò nemmeno il successivo costituirsi come organizzazione non-profit, per via delle limitazioni finanziarie tipiche di questi gruppi. Ma furono esperimenti apripista e, negli anni, portarono non solo a questo mulino, presso cui abitano 9 famiglie ma che produce elettricità per circa 200, ma anche alla scoperta della forma cooperativa come particolarmente adatta allo sviluppo su piccola scala delle energie rinnovabili.  “Ci siamo resi conto che, in questo settore, ci vuole molto capitale iniziale – dice Vansintjan – e per metterlo assieme avevamo bisogno di investitori”.

Ecopower è stata fondata nel 1991. Oggi, avendo approfittato anche della liberalizzazione del settore energetico che ha avuto luogo, in Belgio come nel resto d’Europa, negli ultimi quindici anni, ha messo assieme 50 milioni di euro di capitale e circa 50 mila membri, l’equivalente dell’1,5% del mercato delle Fiandre. A questi, la cooperativa distribuisce elettricità proveniente esclusivamente da fonti pulite, in particolare turbine a vento, spesso a prezzi inferiori alla concorrenza. Per far parte di Ecopower, oltre che pagare la bolletta, gli interessati devono acquistarne almeno una partecipazione per 250 euro, ma non più di 20.

Su questa base, la cooperativa distribuisce, quando ha profitti, dividendi del 6% al massimo (il resto viene reinvestito). Il tetto di 20 partecipazioni era stato a lungo fissato in 50, ma l’assemblea, dove tutti i membri hanno un voto indipendentemente dalla dimensione del proprio investimento, ha deciso recentemente di abbassarlo. Date le proprie ottime prestazioni anche durante la crisi finanziaria, infatti, Ecopower aveva visto un influsso di nuovi investitori interessati non al discorso energetico ma al semplice guadagno, un approccio poco consono a un’entità di cui il 60% dei membri detiene una sola partecipazione.

“L’obiettivo principale delle cooperative energetiche, come di tutte le altre imprese sociali, è di dimostrare che è possibile creare alternative credibili che siano sostenibili dal punto di vista economico – dice a pagina99 Benjamin Huybrechts, assistente professore alla HEC Management School dell’Università di Liegi ed esperto in materia – Quando esse sembrano funzionare e prosperare, allora le si vede crescere o internamente o attraverso il moltiplicarsi di iniziative simili”. E infatti Ecopower non ne è certo l’unico esemplare di successo. Ce ne sono migliaia di ogni genere e dimensione sparse per tutta Europa, anche se fare un censimento esatto non è facile giacché molte di esse sono piccole e poco consapevoli che esiste un vero e proprio network continentale a cui potersi appoggiare.

Nella speranza di raggiungere anche le cooperative energetiche più remote e indipendenti, irrobustire i legami tra di esse e fare fronte unico presso l’Unione Europea, Vansintjan ha contribuito quindi a fondare, nel 2008, RESCoop. Nei piani dei suoi ideatori, questa dovrebbe gradualmente svilupparsi come federazione ombrello che raccolga le organizzazioni nazionali di tutti i paesi membri della UE (a oggi sono in funzione o si stanno formando quella belga, olandese, tedesca e inglese). “Abbiamo scoperto che delle cooperative esistenti alcune fanno fatica a reperire il capitale per lanciare nuovi progetti e altre hanno soldi ma sono a corto di idee – spiega Vansintjan – Vogliamo mettere le une in comunicazioni con le altre”.

Dal 2012, RESCoop ha ottenuto anche l’appoggio dell’Unione Europea, nella forma del…Prosegue su Pagina99

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