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Eter, il progetto big data dell’Ue per le università

30/07/2014

Per le amministrazioni e i governi piccoli e grandi va confermandosi ogni giorno di più l’importanza del big data – la raccolta ed elaborazione di grandi quantità di informazioni complesse – nella formulazione delle politiche pubbliche: la duttilità di questo strumento fa sì che abbia applicazioni nei settori più disparati. Ne è consapevole anche l’Unione europea, che pare pronta a sfruttarne le tante potenzialità anche nel campo dell’istruzione. A inizio luglio, infatti, sono stati presentati a Bruxelles i primi risultati dell’European Tertiary Education Register, o Eter, un progetto di ricerca lungo ormai un decennio che mira a sistematizzare dati dettagliati sulle dimensioni e strutture organizzative delle istituzioni d’istruzione superiore di tutta Europa.

“Si tratta di un censimento ufficiale – dice Andrea Bonaccorsi, professore del dipartimento di ingegneria dell’energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni dell’università di Pisa e a lungo coordinatore della squadra internazionale di ricercatori che ha sviluppato il progetto – con l’intenzione di fornire dati che facciano da base alle decisioni politiche”. Ad esempio, si discute spesso – in Italia come negli altri paesi europei – se le università siano troppe o troppo poche, troppo piccole o troppo grandi, se ne vadano chiuse alcune o aperte di altre, se debbano essere rimpicciolite o ingrandite. “Fin qui queste domande sono state trattate in modo piuttosto impressionistico – dice Bonaccorsi – Con Eter si può effettivamente capire se le università italiane sono più piccole o più grandi di quelle spagnole”.

Per il momento, l’iniziativa mette a confronto 2.673 istituzioni in trentasei paesi su parametri come il numero di iscritti complessivi e divisi per grado, quindi laurea, master, dottorato; le loro caratteristiche demografiche, tipo nazionalità e sesso; e le dimensioni del corpo docente e amministrativo. “Informazioni dettagliate sono necessarie se vogliamo migliorare la qualità dei nostri sistemi educativi”, ha dichiarato Androulla Vassiliou, Commissario europeo per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, in un comunicato stampa per il lancio di Eter.

Si scopre da questa prima tornata di risultati che dei 29 paesi che hanno fornito dati completi, la Germania conta il numero maggiore di istituzioni di istruzione superiore (374), seguita dalla Polonia (286), dalla Francia (283), dall’Italia (176) e dal Regno Unito (152). Se si aggiunge la Spagna, sono queste le sole sei nazioni che contano più di un milione e mezzo di studenti a testa. Si evince inoltre che, nonostante la dimensione media delle istituzioni di istruzione superiore europee sia solo tra i 5.000 e i 10.000 studenti, in Spagna, Italia, Olanda, Svezia, Regno Unito e Malta (che in realtà ha una sola università) la media è invece di oltre 10.000 studenti. Le istituzioni private rappresentano circa un terzo del totale, ma servono solo il 13% degli studenti – anche se a Cipro, nella Repubblica Ceca e in Estonia svolgono un ruolo assai più importante. Circa la metà di tutte le istituzioni analizzate offrono dottorati e sono quindi considerate università a tutti gli effetti. L’80% dei laureandi europei studia presso una di queste, ma le cose variano da paese a paese in modo sostanziale. Italia, Francia e Spagna sono dominate dalle università propriamente dette; il Belgio, la Svizzera, la Germania, la Danimarca, la Finlandia, la Grecia, la Lituania e il Portogallo adottano invece un sistema duale, con una grossa percentuale di studenti che frequentano istituzioni dalla portata più limitata, in particolare per la formazione superiore di carattere tecnico. I due paesi più piccoli del campione (Liechtenstein e Lussemburgo e) hanno i sistemi d’istruzione superiore più internazionali, ovvero con il maggior numero di iscritti stranieri, seguiti da Svizzera e Austria. L’Italia non figura particolarmente bene in questa categoria.

È bene non confondere Eter con altre piattaforme, come…prosegue su IlBo

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