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Gaza e Ucraina, l’Europa non ha quasi niente da dire

23/07/2014

Bruxelles – Mentre il treno carico dei corpi dei passeggeri del volo della Malaysia Airlines abbattuto sui cieli dell’Ucraina orientale la settimana scorsa arrivava nella città di Kharkiv, fuori dal territorio controllato dai ribelli pro-Russia, e mentre a Gaza il numero delle vittime della più recente offensiva di terra di Israele saliva oltre quota 600, di cui 29 soldati israeliani, si sono riuniti martedì a Bruxelles i ministri degli Esteri europei. Come da attese, non è uscito quasi nulla dall’incontro: l’ampliamento della lista di obiettivi delle sanzioni in vigore era stato già deciso all’ultimo Consiglio, il giorno prima della tragedia dell’MH17. I partecipanti si sono semplicemente detti pronti a valutare misure più rigide in futuro, con una proposta che sarà presentata giovedì, sulla base di quanta cooperazione dimostrerà Mosca. Nulla di nuovo sotto il sole neanche sul riaccendersi del conflitto a Gaza.

L’ostacolo maggiore all’imposizione di sanzioni più dure sulla Russia, quelle di un’eventuale fase tre che, un po’ in stile Iran, prendano di mira interi settori dell’economia russa, è rappresentato dai molteplici interessi in gioco. Un eventuale embargo sul commercio di armi, ad esempio, colpirebbe in particolare la Francia, che ha in ballo la vendita di una seconda portaelicotteri Mistral; sanzioni finanziarie danneggerebbero soprattutto la City di Londra; misure energetiche nuocerebbero a Germania e Italia. I ministri degli Esteri europei si dicono d’accordo, in linea teorica, a rendere pan per focaccia a Vladimir Putin, ma solo a patto che tutti i paesi membri dell’Unione i ne paghino il prezzo equamente. Si trovano così a dover decidere tra il fare nulla e il fare tutto, con il fare nulla la soluzione più a portata di mano.

Fatto sta che, di fronte all’intensificarsi di una crisi geopolitica che preme sui confini dell’Europa sia da Sud sia da Est, e che, non dimentichiamoci, sta devastando anche la Siria e l’Iraq, la UE appare quanto mai divisa sul fronte russo e impotente su quello medio-orientale. Particolarmente rumoroso è il silenzio che arriva dall’Italia, che non solo ricopre oggi la presidenza europea ma che sta premendo affinché il suo Ministro degli Esteri Federica Mogherini venga nominata Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune.

“La politica estera richiede sempre il bilanciamento di interessi e valori – dice a Pagina99 Nick Witney, senior policy fellow dell’European Council on Foreign Relations a Londra – La riluttanza italiana a offendere Russia e Israele suggerisce che gli interessi, in questo caso la ripresa economica in Italia, stanno vincendo. Si può dire la stessa cosa anche di altri stati membri, ma la presidenza mette l’Italia sotto la luce dei riflettori, in particolare visto che il nuovo governo giovane e sicuro di sé sembrava promettere qualcosa di meglio del solito”.

Nel caso della Russia, il punto di vista di Roma è abbastanza chiaro. Come detto, i rapporti economici, e in particolare energetici, con Mosca sono tali che un eventuale inasprimento reale delle sanzioni avrebbe senz’altro un impatto sull’economia nazionale, che già soffre del permanere della crisi. “È chiaro che il Governo italiano ha tutto l’interesse a evitare misure che complichino la situazione – dice Federico Santi, analista per Eurasia Group con base a Londra.”

Fin qui la Germania, ancora più dipendente dalla Russia per quanto riguarda l’energia, è stata al fianco dell’Italia nell’opporre il giro di vita voluto in particolare dal Regno Unito. Pare però che l’abbattimento del volo MH17 abbia almeno in parte convinto i tedeschi della necessità di una reazione più forte. “Se le parole degli europei non sono seguite da azioni, allora sono senza valore”, ha dichiarato al quotidiano tedesco Passauer Neue Presse Norbert Röttgen, rappresentante dell’Unione Cristiano Democratica (CDU) del Cancelliere Angela Merkel. L’Italia non sembra invece ancora pronta a cambiare decisamente posizione. “Si è fatta un po’ portavoce del campo che cerca di allentare la tensione puntando sul proseguimento degli sforzi diplomatici – dice Santi – Anche perché a livello domestico, mi pare ci sia molta poca pressione da parte dell’opinione pubblica e dei media perché il governo faccia di più”.

Intanto, la vicinanza di Roma a Mosca è stata senz’altro tra i motivi principali per cui il ministro degli Esteri italiano Mogherini non ha ottenuto la nomina ad Alto Rappresentante al Consiglio della settimana scorsa. “Sembra comunque che Renzi stia continuando a rifiutare soluzioni alternative e che continui a spingere per la PESC – dice Santi — Questo forse potrebbe spingere l’Italia a mettersi in linea con gli altri paesi europei se si dovesse andare in direzione di un inasprimento delle sanzioni.”

Paradossalmente…Prosegue su Pagina99

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One Comment leave one →
  1. 26/07/2014 04:54

    “…a rendere pan per focaccia a Vladimir Putin…”

    Reo di parlare la lingua dei bombardati / fucilati / messi in fuga.

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