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Usa, Tea party: il ritorno del movimento populista di destra

12/06/2014

da Washington

Eric Cantor, capo della maggioranza repubblicana alla Camera.

(© Ansa) Eric Cantor, capo della maggioranza repubblicana alla Camera.

Fino alla chiusura dei seggi, a Washington si scommetteva solo sul margine con cui Eric Cantor, capo della maggioranza repubblicana alla Camera, si sarebbe imposto nelle primarie di partito di martedì 10 giugno.
Il giorno prima del voto, i sondaggi lo davano in vantaggio sul rivale Dave Brat, sconosciuto professore di Economia in una piccola università privata, di oltre 10 punti percentuali, alcuni addirittura di oltre il 30%.
IL RITORNO DEL TEA PARTY. Invece dalle urne di questo distretto della Virginia centrale è emersa una delle più grosse sorprese elettorali della storia degli Stati Uniti, e un importante segno di vita per il movimento del Tea Party, cui Brat è legato e che, in questa campagna per le elezioni congressuali di medio-termine, era apparso davvero moribondo.
«È un miracolo», ha dichiarato Brat durante un’intervista su Fox News immediatamente dopo aver appreso della propria inaspettata vittoria, «Dio agisce attraverso la gente, e Dio ha agito attraverso la gente a nome mio».
LA VITTORIA COL 55%. L’affermazione di Brat, con un sorprendente 55% dei voti contro il 44% di Cantor nonostante quest’ultimo avesse speso circa 20 volte tanto per corteggiare gli elettori, arriva a una sola settimana di distanza da un altro risultato importante per il Tea Party.
Il 3 giugno, il senatore repubblicano dal Mississippi Thad Cochran, che siede al Congresso di Washington dal lontano 1979, è stato costretto al ballottaggio (previsto per il 24 giugno) dallo sfidante Chris McDaniel, ex presentatore radiofonico che appartiene ai circoli della destra religiosa.
Un ottimo momento quindi per i membri del Tea Party.
SVOLTA DEGLI ELETTORI. «La vittoria di Brat è un ammonimento ai repubblicani in questo 2014 elettorale», ha commentato sul sito web conservatore The Daily Caller Jenny Beth Martin, presidente del Tea Party Patriots Citizens Fund, «Cantor e gli altri repubblicani dell’establishment hanno voltato le spalle ai propri elettori per troppo tempo, ma questi non sono più disposti a accettare di essere trattati così».

Dietro Brat è mancato il sostegno finanziario dei grossi gruppi Usa

Nelle primarie del distretto della Virginia centrale, Dave Brat ha battuto Cantor con il 55% dei voti.

(© Ansa) Nelle primarie del distretto della Virginia centrale, Dave Brat ha battuto Cantor con il 55% dei voti.

Anche se gli attivisti del Tea Party hanno buone ragioni per celebrare a giugno, la sua leadership farebbe meglio a non vantarsi troppo della vittoria di Brat, giacché il professore del Randolph-Macon College a Ashland, in Virginia, ha fatto quasi tutto da solo, avendo ricevuto poco sostegno finanziario dai grossi gruppi nazionali, che non avevano prestato grande attenzione alla corsa per il settimo distretto della Virginia.
CASO O NUOVO TREND? Nessuno, infatti, pensava che Cantor potesse essere sconfitto.
Inoltre, anche contando il ballottaggio conquistato da McDaniel in Mississippi, è ancora troppo presto per dire se questa sia una vera e propria tendenza, il ritorno a gran forza del Tea Party dopo un anno elettorale finora molto deludente, o se si tratti solo di un paio di episodi eccezionali, destinati a non ripetersi.
SCOSSA PER LA POLITICA. Di certo, questo movimento ne esce invigorito, e può tornare a guardare al futuro, non solo alle midterm del 2014 (le elezioni di metà mandato), ma anche alle presidenziali del 2016, con ottimismo.
«L’affermazione di Brat ha già causato mille comunicati stampa di candidati del Tea Party che lanciano le proprie sfide a politici in carica in ogni angolo del Paese, ognuno dichiarando di essere il prossimo Dave Brat», ha scritto Chris Cillizza sul Washington Post, «quasi certamente non lo sono, ma non si può sottovalutare la grande scossa elettrica che questo risultato dà agli sforzi elettorali del Tea Party».

Cantor lascia la guida della maggioranza alla Camera

Il presidente della Camera John Boehner.

(© Ansa) Il presidente della Camera John Boehner.

Nell’immediato, questa sorpresa elettorale ha due conseguenze in particolare.
Innanzitutto si è subito scatenata a Washington la lotta per sostituire Cantor come capo della maggioranza alla Camera.
Anche se è previsto rimanga al Congresso fino alla fine del 2014: il politico ha, infatti, già annunciato le dimissioni da quel ruolo, a partire dal 31 luglio.
A contendersi il titolo, per cui i deputati repubblicani devono votare il 19 giugno, sono per il momento Kevin McCarthy della California e Pete Session del Texas: il primo più pragmatico, il secondo più marcatamente conservatore, anche se entrambi parte dell’establishment.
GOP, LEADERSHIP IN BILICO. Tra l’altro, si parlava ormai da qualche tempo di Cantor come successore, probabilmente da gennaio del 2015, del presidente della Camera John Boehner, che fatica da anni a mantenere l’ordine all’interno dei ranghi del partito, divisi tra conservatori tradizionali e ultra conservatori, cui ora va aggiungersi anche Brat.
La sconfitta di Cantor rappresenta quindi un momento estremamente delicato per tutta la leadership del Grand old party (Gop).
«La Camera è ora nel mezzo di uno dei rimpasti più competitivi della storia recente, una battaglia che risulterà in una completa ristrutturazione delle gerarchie del Gop», ha scritto Jake Sherman su Politico.
IMMIGRAZIONE, RIFORMA A RISCHIO. Infine…Prosegue su Lettera43

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