Skip to content

Obama taglia le emissioni per decreto

03/06/2014

Washington – Di fronte al consenso della comunità scientifica, che invoca un piano di azione credibile da parte degli Stati Uniti per rallentare il cambiamento climatico, e, simultaneamente, alla paralisi legislativa del Congresso, immobilizzato sotto il peso dell’abisso ideologico che separa democratici e repubblicani, il presidente Barack Obama ha deciso di fare da sé. Lunedì mattina, Gina McCarthy, capo dell’Environmental Protection Agency (EPA), l’agenzia per la protezione dell’ambiente del governo di Washington, ha annunciato una nuova direttiva ambientale che, se implementata, imporrebbe alle centrali energetiche esistenti di ridurre le emissioni inquinanti del 30% entro il 2030. Queste centrali sono responsabili di circa un terzo dei gas a effetto serra prodotti complessivamente negli Stati Uniti.

“Da presidente, da genitore, mi rifiuto di condannare i nostri figli a un pianeta che non può più essere salvato”, ha dichiarato Obama sabato offrendo un’anteprima delle nuove regole. “Il passaggio a un’economia fatta di energia più pulita non accadrà improvvisamente, e richiederà scelte difficili […], ma può diventare un motore di crescita per decenni a venire”.
La normativa parte quindi direttamente dalla Casa Bianca, passa per la EPA, che fu istituita con ordine esecutivo dal Presidente repubblicano Richard Nixon nel 1970, e, bypassando il Congresso, finisce nelle mani dei cinquanta stati dell’Unione, che sono incaricati di metterla in atto. Starà a loro decidere come affrontare questa sfida, in maniera che più si addica ai contesti locali e nel rispetto del sistema federale americano.

Tra le strategie a disposizione delle legislature statali quella di incoraggiare l’uso di fonti alternative e di sostenere ulteriori sforzi di risparmio energetico. Ma tutti gli occhi sono puntati su una terza opzione: si dice infatti che le nuove regole imposte dalla EPA siano pensate in particolare per incentivare la creazione di mercati statali di cap-and-trade, fatti di un tetto massimo di emissioni di anidride carbonica imposto per legge e, contemporaneamente, della possibilità per le aziende che vi sono soggette, in questo caso le centrali energetiche, di comprare e vendere la propria quota di inquinamento. Se dovesse davvero portare a questo risultato, l’iniziativa rappresenterebbe un punto di svolta decisivo nella storia recente delle politiche ambientali americane.

Durante il proprio primo mandato, Obama aveva già tentato di convincere il Congresso ad approvare una proposta di legge che avrebbe istituito un mercato nazionale delle emissioni, ma l’opposizione repubblicana fece naufragare il progetto nel 2010. In mancanza di un accordo bipartisan tra deputati e senatori, il presidente spera ora di arrivare allo stesso risultato per vie traverse (la Casa Bianca ha perseguito una tattica simile, tutta fondata sul proprio potere esecutivo, quando ha imposto standard più rigidi sui consumi di autovetture e camion).

Paradossalmente, i due modelli di riferimento per l’istituzione di sistemi di cap-and-trade statali sono repubblicani, ovvero i mercati della California e della Regional Greenhouse Gas Initiative-RGGI (che coinvolge nove stati nella regione nord-orientale del Paese), sono nati proprio sotto l’egida di governatori del Grand old party, rispettivamente Arnold Schwarzenegger e Mitt Romney, che all’epoca era al timone del Massachusetts, tra i fautori della RGGI. Storicamente, i repubblicani erano sostenitori di questo approccio (con i democratici che vi avrebbero preferito una semplice tassa sulle emissioni inquinanti), ma, in particolare dall’avvento del Tea Party, il cap-and-trade ha cominciato a essere assimilato, nei circoli conservatori, a un’imposta nascosta, l’ennesima di un’insaziabile macchina governativa di sinistra, che avrebbe avuto solo l’effetto di punire l’industria energetica e di aumentare le bollette per i consumatori americani.

Non a caso, i rappresentanti del Gop hanno già reagito con grande indignazione alla proposta della Casa Bianca. “L’Amministrazione sta cercando di uccidere l’industria del carbone e i suoi 800.000 posti di lavoro”, ha detto il Senatore del Wyoming Mike Enzi. “Se avrà successo…Prosegue su Pagina99

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...