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La corsa delle corporation per evadere il fisco

23/05/2014

Washington – Se nel Regno Unito la proposta di acquisto del colosso dell’industria farmaceutica AstraZeneca da parte del rivale americano Pfizer per 117 miliardi di dollari è vista come una minaccia a posti di lavoro e fondi per la ricerca, negli Stati Uniti ci si preoccupa della perdita di entrate per l’erario nazionale, giacché Pfizer intende approfittarne per trasferire la propria sede fiscale a Londra, dove le tasse sono più basse. Di fronte alle polemiche AstraZeneca ha rifiutato l’offerta – definita da Pfizer l’ultima possibile – che però resta valida fino al 26 maggio, lasciando dunque ancora dubbi sull’eventuale possibile acquisto. Negli Stati Uniti la vicenda ha però riacceso il dibattito sul codice fiscale aziendale. In tanti, sia a sinistra sia a destra, lo ritengono complicato e inefficiente. Sulle modalità e i fini di una eventuale riforma non c’è per il momento alcun consenso.

In America, l’aliquota marginale sul reddito delle corporation è, con il 35% a livello federale e un altro 5% circa a livello statale, la più alta al mondo. Non solo, le aziende americane sono tra le poche a dover pagare le tasse negli Stati Uniti anche sui profitti esteri. Allo stesso tempo, il codice fiscale americano è stracolmo di un numero tale di deduzioni, esenzioni ed eccezioni varie da consentire alle grandi multinazionali dotate dei commercialisti e degli avvocati migliori di pagare aliquote molto inferiori a quelle ufficiali, se non addirittura inesistenti. Ad esempio, le imposte sui profitti esteri sono esatte solo una volta che tali profitti sono rimpatriati negli Stati Uniti. Sfruttando questa tra altre scorciatoie, negli ultimi anni Apple è riuscita ad aggirare quasi completamente il fisco americano, in maniera per altro del tutto legale, su decine di miliardi di dollari parcheggiati in Irlanda.

I casi di tax inversion, inoltre — quelle acquisizioni americane di aziende straniere pensate principalmente per evadere il fisco degli Stati Uniti — si stanno rapidamente moltiplicando. L’affare Pfizer-AstraZeneca è proprio uno di questi casi. Anche il tentativo di General Electric di comprare il gruppo industriale francese Alstom rientra in questo tipo di strategia. GE non sta cercando di trasferire la propria residenza fiscale, ma vorrebbe acquistare Alston usando 57 miliardi di dollari di profitti accumulati all’estero negli ultimi anni e che non vuole riportare in America, dove sarebbero tassati pesantemente.

“Dal punto di vista delle aziende è ragionevole che provino a pagare meno tasse possibili e a spostarsi dove ricevono il trattamento migliore – dice a pagina 99 Harry Stein, direttore associato per le Politiche Fiscali presso il Center for American Progress, un think tank liberal di Washington – Ovviamente, noi vogliamo leggi che garantiscano che tali corporation non si liberino del proprio carico fiscale in maniera inappropriata”. La discussione in corso negli Stati Uniti verte così sia su piccoli aggiustamenti delle regole esistenti volti esclusivamente a limitare il fenomeno della tax inversion, sia su proposte per una vera e propria riforma fiscale.

Stein, ad esempio, è tra i sostenitori del piano, già avanzato anche dai democratici al Congresso, di rivedere una legislazione firmata dal Presidente George W. Bush nel 2004 per bloccare l’accordo Pfizer-AstraZeneca. “Allora si decise di concedere alle nostre aziende che si unissero a rivali stranieri il trattamento riservato a queste ultime, non tassandole più come americane, quando oltre il 20% delle azioni passasse di mano ad azionisti di altri paesi”, dice Stein. Sotto quella soglia, quando più dell’80% dei titoli rimangono in mano ai vecchi azionisti statunitensi, le corporation in questione continuano a essere, agli occhi del fisco, americane a tutti gli effetti e quindi sono tassate di conseguenza. Non c’è una ragione precisa dietro a questa proporzione dell’80-20%, se non che l’Amministrazione Bush provò così a limitare le transazioni più sfacciate. Oggi, il Presidente Barack Obama e i democratici vorrebbero abbassare quella soglia al 50%. “Il 50% mi pare ragionevole visto che è la soglia che determina chi ha il controllo di un’azienda”, dice Stein.

Per ora, i repubblicani non sembrano interessati a questa modifica, per quanto si dicano anch’essi preoccupati del fenomeno della tax inversion. Piuttosto, ha dichiarato la settimana scorsa il Senatore dello Utah Orrin Hatch — che siede alla Commissione Finanza — per affrontare il problema è meglio procedere con…Prosegue su Pagina99

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