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Usa, una ragazza su cinque rischia la violenza al college

20/05/2014

WASHINGTON – Nell’autunno del 2009, Alison Safran aveva appena iniziato l’ultimo anno di scuola superiore e si apprestava, come le coetanee, a preparare le sempre più lunghe e complesse domande di ammissione all’università, la testa tutta presa dal futuro che le si apriva davanti. Poi una sera di ottobre, Safran uscì per qualche ora con un amico, che prima provò ripetutamente a baciarla e poi, di fronte ai suoi dinieghi, la violentò in automobile per più di un’ora.

“Sono di Newton, in Massachusetts, considerata una delle città più sicure d’America, eppure sono stata attaccata proprio qui – dice Safran a pagina99 – C’è questa convinzione che la violenza sessuale non capita alla gente che si conosce, nella propria città o università, invece succede ovunque”. Inizialmente, Safran discusse dell’attacco con il fratello e qualche amico fidato, ma non disse niente ai genitori o alle forze dell’ordine. Decise di ricorrere alle vie legali solo dopo essere in qualche modo riuscita a finire il liceo e una volta raggiunta la maggior età, intraprendendo un lungo, e vano, viaggio per cercare giustizia. “Il mio aggressore non fu mai punito – continua Safran – Solo il 3% degli stupratori va in prigione”.

Mentre, da studentessa universitaria, portava avanti la propria battaglia legale, Safran si trovò al centro di una vera e propria epidemia di violenza sessuale nei campus americani, e scoprì così che il proprio caso non era per nulla unico. “Le statistiche mostrano che una studentessa su cinque subirà violenza sessuale prima di laurearsi”, dice Safran.

Questo dato allarmante proviene da uno studio condotto nel 2007 per conto del dipartimento della Giustizia. Un successivo rapporto, prodotto nel 2009 dal Center for Public Integrity di Washington, sull’evidente inabilità o mancata volontà delle università di affrontare onestamente l’emergenza stupri, ha contribuito ulteriormente a portare questa piaga all’attenzione del pubblico, dei media e della classe politica.

La situazione si è fatta talmente drammatica che recentemente ha deciso di intervenire persino la Casa Bianca. All’inizio dell’anno, il Presidente Barack Obama ha convocato una task force di esperti per studiare il problema. A fine aprile, questa commissione ha rilasciato una prima serie di raccomandazioni per spingere i college ad adottare un approccio più trasparente, a partire da una più dettagliata raccolta di dati sul numero e il tipo di abusi sessuali e da una più solida rete di supporto per le vittime affinché siano incoraggiate a riportare gli attacchi. L’Amministrazione ha anche lanciato un sito web dedicato al tema, che contiene informazioni e risorse sia per gli studenti sia per gli amministratori. Infine, il governo federale ha aperto un’inchiesta su 55 istituzioni universitarie, tra cui anche nomi prestigiosi quali Harvard e Princeton, sospettate di non essersi attenute alla legge federale nel perseguire casi di violenza sessuale avvenuti sui propri campus.

La legge in questione si chiama Title IX, e ha un mandato piuttosto ampio che ha a che vedere in generale con i diritti civili. “Title IX esige che le università rispondano alle denuncie degli studenti in materia di violenza sessuale in maniera attenta ed efficace – spiega a pagina99 Colby Bruno, avvocatessa presso il Victim Rights Law Center, un’organizzazione specializzata in questo campo – Se un college non aderisce alle linee guida federali, uno studente può procedere con un reclamo ufficiale presso l’Ufficio per i Diritti Civili del governo di Washington o con una causa civile”. Le conseguenze per chi non rispetta la legge sono pesanti. Oltre ai danni materiali provenienti da una causa, queste università soffrono infatti un grosso colpo dal punto di vista delle pubbliche relazioni e rischiano inoltre di perdere importanti finanziamenti pubblici.

Anche se in teoria Title IX rappresenta un ottimo incentivo affinché i college si comportino in maniera appropriata, fin qui, dice Bruno, il problema è stato…Prosegue su Pagina99

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