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I “payday loan”, la nuova usura che sfugge alle leggi Usa

18/04/2014

WASHINGTON – Se è vero che le norme che regolano il sistema finanziario americano sono state piuttosto irrigidite in seguito alla catastrofe finanziaria del 2008, da qualche tempo sono tornate a fare capolino alcune pratiche discutibili. È di nuovo in espansione ad esempio l’industria dei cosiddetti “payday loan” (o prestiti del giorno di paga), così definiti perché si tratta di piccole somme di denaro prese solitamente in prestito dai lavoratori che hanno redditi bassi e che vanno ripagate immediatamente all’arrivo della busta paga, che negli Stati Uniti viene ricevuta solitamente su base quindicinale.

«Si tratta dei prestiti più costosi offerti sul mercato, con tassi di interesse annualizzati che viaggiano sul 400% — dice a pagina99 Nick Bourke, direttore del Pew Safe Small-Dollar Loans Research Project del Pew Charitable Trusts, un istituto di ricerca di Washington DC – Tra l’altro i creditori hanno il potere unico di accedere direttamente al conto in banca dei debitori quando arriva il momento di incassare».

In teoria i payday loan non dovrebbero rappresentare che una soluzione d’emergenza per un lavoratore che improvvisamente si trovi a corto di qualche centinaia di dollari, ma che sia in grado di ripagarli in fretta. In realtà, un rapporto pubblicato la settimana scorsa dal Consumer Financial Protection Bureau, l’agenzia federale per la protezione dei consumatori creata dalla legge di riforma finanziaria Dodd-Frank, rivela che, dato il costo dei prestiti e il genere di persone che vi si rivolgono, una situazione che dovrebbe essere solo temporanea si trasforma spesso in una forma di indebitamento permanente. L’80% dei payday loan viene infatti ripetuto entro due settimane dalla sottoscrizione iniziale. E il 62% viene rinnovato talmente tante volte da rendere i costi complessivi più elevati della somma di denaro presa in prestito in origine.

«In media, i debitori hanno bisogno di un terzo del proprio stipendio per ripagare i creditori – dice Bourke – E quindi continuano a prendere in prestito altri soldi anche solo per coprire gli interessi sulla cifra di partenza».

Anche se impone condizioni impossibili sui debitori, il settore dei payday loan negli Stati Uniti si sta facendo sempre più grosso perché, scottate dall’eccessiva esposizione ai mutui subprime che sono stati all’origine del crollo di Wall Street, le grandi banche hanno smesso di offrire piccoli prestiti, lasciando che a gestirli siano altre istituzioni finanziarie minori e assai meno regolate. Sta quindi crescendo la pressione sul governo federale affinché dia un giro di vita anche a queste ultime.

Il Pew Charitable Trusts propone, ad esempio, che il pagamento dei payday loan venga strutturato da subito su più rate di dimensioni più contenute, che rappresentino al massimo il 5% del reddito dei debitori. «Ai creditori dovrebbe essere imposto di assicurarsi che i clienti abbiano l’abilità di ripagare i debiti contratti e di far fronte simultaneamente anche ai propri altri impegni finanziari, come l’affitto e il cibo», dice Bourke.

Naturalmente, l’industria dei payday loan si oppone a qualsiasi tentativo di riforma, che, sostengono le società del settore, non farebbe che…Prosegue su Pagina99

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