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“McDonald’s pagaci il dovuto” e scatta la class action contro l’hamburger

22/03/2014

Washington – L’estate scorsa, McDonald’s aveva collaborato con Visa, la società delle carte di credito, per mettere a disposizione dei propri dipendenti una piattaforma interattiva che li aiutasse a gestire i bilanci familiari, a partire dalla risibile paga di 8,25 dollari l’ora offerta loro. Le due aziende avevano anche prodotto un budget modello, poi rivisto in seguito alle polemiche scatenate, che, tra le altre cose, presupponeva che tutti avessero un secondo impiego, ignorava il costo del cibo e suggeriva di non spendere nemmeno un dollaro di riscaldamento.

La vicenda tragicomica riportò l’attenzione del Paese sulle condizioni salariali che sono costretti ad accettare i lavoratori dell’industria dei fast food. I quali però negli ultimi tempi hanno cominciato a reagire, arrivando a metà marzo a intentare una serie di cause contro questo gigante del settore in tre diversi stati, California, Michigan e New York.

Le accuse, portate sia contro McDonald’s sia contro i proprietari dei suoi ristoranti in franchising, includono straordinari mai pagati e ore di lavoro regolare durante le quali sarebbe stato però impedito ai dipendenti di timbrare il cartellino.In Michigan, alcuni titolari avrebbero obbligato i lavoratori a comprarsi le uniformi di tasca propria, facendo così scendere la paga oraria sotto la soglia legale di 7,25 dollari, il salario minimo federale oggi. In California, avrebbero negato loro la pausa pranzo. A New York non gli avrebbero rimborsato il costo del lavaggio dell’uniforme, un esborso significativo per gente che guadagna così poco.

“Già di per sé la nostra paga rasenta il fondo – ha dichiarato Sharnell Grandberry, che lavora per la catena a Detroit, nel comunicato stampa di presentazione delle cause – È arrivato il momento che McDonald’s la smetta di aggirare la legge. Dobbiamo essere pagati per le ore effettive che lavoriamo”.

Questa mossa si inserisce in una campagna più ampia cominciata circa due anni fa con il supporto dei sindacati, in particolare il Service Employees International Union, per fare aumentare la paga oraria nell’industria dei fast food e per promuoverne la sindacalizzazione. Il tutto iniziò con scioperi di un giorno a New York nel 2012, che poi si sono gradualmente diffusi per il Paese, arrivando a toccare 70 città nel dicembre 2013. Una battaglia che ha preso progressivamente quota anche grazie al rinnovato interesse del pubblico e della classe politica sulla questione del salario minimo federale, che il Presidente Barack Obama vuole ora portare a 10,10 dollari l’ora e che gli attivisti vorrebbero veder salire a 15 dollari.

I proponenti delle sette cause intentate complessivamente contro McDonald’s sperano di farne una cosiddetta “class action”, il che significa che qualsiasi decisione di un giudice si applicherebbe non solo al querelante ma a 27.000 dipendenti e ex-dipendenti dell’azienda in giro per gli Stati Uniti.

Per ora, la reazione delle dirigenze della casa madre e dei suoi ristoranti in franchising è stata mista. L’azienda, che ha dichiarato di prendere la cosa molto seriamente e di stare valutando le accuse con attenzione, contende però di non essere responsabile del comportamento dei titolari dei punti vendita della catena, che in quest’ottica sono da considerarsi esercenti indipendenti. A New York, nel frattempo, uno di essi ha deciso di patteggiare. Richard Cisneros, che gestisce sette negozi in tutto, ha accettato di versare arretrati per il lavaggio delle uniformi per 500.000 dollari a 1.600 lavoratori impiegati tra il 2007 e il 2013.

Intanto continuano gli scioperi, da San Francisco a New York, e gli attivisti continuano a promuovere scioperi e azioni davanti ai fast-food che facendo clamore riportano continuamente l’attenzione dei media sul tema. E a Ronald McDonald, così come a Wendy (una fanciulla che è anche il brand di un’altra catena) o al colonnello Sanders (il vecchietto con la barba fondatore di Kentucky Fried Chicken che oggi è il logo della catena) non piace la cattiva pubblicità…Prosegue su Pagina99

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