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Wall Street, altro che i banchieri perfino il controllore specula in Borsa

10/03/2014

Washington –  Quando si parla di insider trading — l’abuso da parte degli investitori di informazioni privilegiate per effettuare compravendite di titoli particolarmente lucrose – si pensa solitamente ai dipendenti delle grandi società finanziarie e corporation. Ma esiste anche un’altra categoria di lavoratori che si trova regolarmente in possesso di notizie non ancora pubbliche sullo stato di salute di certe aziende, quelli impiegati dallo Stato. E pare che anch’essi cadano spesso nella tentazione di sfruttarle a proprio vantaggio.

Due accademici americani hanno recentemente condotto un’analisi degli scambi effettuati sui mercati azionari dai dipendenti della Securities and Exchange Commission (SEC), l’agenzia del governo federale degli Stati Uniti preposta alla vigilanza della borsa valori. E hanno dovuto prendere nota del notevole tempismo con cui costoro si liberano dei titoli di quelle società che, per una ragione o per l’altra, entrano poi nel mirino della SEC. «La conclusione principale del nostro studio – dice a Pagina99 Shivaram Rajgopal, professore di ragioneria presso la Goizueta Business School di Emory University ad Atlanta, in Georgia, e uno dei due autori – è che i dipendenti della SEC riescono sistematicamente a vendere azioni prima che i mercati vengano a conoscenza di brutte notizie», ovvero prima che l’agenzia annunci pubblicamente l’apertura di un’inchiesta, cosa che solitamente porta al crollo dei titoli delle società che ne sono oggetto. Questo è accaduto in particolare nel contesto delle azioni lanciate dalla SEC contro Bank of America nel febbraio 2010, General Electric nel luglio 2010 e nel dicembre 2011, Citigroup nel luglio 2010, Johnson & Johnson nell’aprile 2011 e JPMorgan nel luglio 2011.

Per arrivare a questa conclusione, Rajgopal e il suo co-autore Roger White, dottorando in Ragioneria presso la J. Mack Robinson School of Business di Georgia State University, hanno preso in esame i dati rilasciati loro dalla SEC (in forma rigorosamente anonima) e li hanno confrontati, tra le altre cose, con la performance complessiva del mercato azionario e con i risultati ottenuti dai professionisti della finanza. «Chi gestisce i fondi comuni di investimento, ad esempio, fatica a ‘battere’ il mercato regolarmente [ovvero a procacciarsi rendimenti più elevati di quelli degli indici di riferimento] – dice Rajgopal – Quindi è strano che ci riescano i dipendenti della SEC».

I due ricercatori non portano accuse esplicite di insider trading, ma si interrogano sulle ragioni possibili di questo fenomeno e offrono tre diverse spiegazioni. «Un’ipotesi è che questa gente sia molto intelligente e capace – dice Ragjopal – È anche possibile che abbiamo a che fare con una serie di colpi fortuna, salvo che costoro non stiano semplicemente utilizzando informazioni di cui sono venuti in possesso al lavoro». Se è vero che non si può escludere che la sorte giochi un ruolo importante, è anche vero che il semplice talento non è sufficiente a spiegare come mai i dipendenti della SEC si dimostrano particolarmente capaci nel vendere azioni nel momento più opportuno, ma rientrano nella media per quanto riguarda l’acquisto di titoli.

Il paper di Ragjopal e White ha cominciato a circolare a fine febbraio e ha provocato un’immediata risposta da parte della SEC. «Ognuna delle transazioni in questione è stata presa in esame individualmente e approvata anticipatamente dall’ufficio che si occupa di etica – ha dichiarato al Washington Post il portavoce John Nester – La maggior parte di queste liquidazioni era necessaria per via delle regole della SEC e il nostro staff non aveva scelta, era obbligato a vendere». Insomma, siccome i dipendenti della SEC assegnati a indagare una società non possono detenerne le azioni, devono liberarsene prima di mettersi al lavoro. «Mi pare che questa spiegazione non abbia alcun senso – ribatte Ragjopal – In pratica, la SEC dice al proprio staff che un certo tipo di titoli è destinato a soffrire perché sta per partire un’inchiesta e quindi bisogna vendere». Anche se Ragjopal preferisce metterla in maniera meno esplicita, la spiegazione offerta dalla SEC sa tanto di insider trading istituzionalizzato. «Se le cose stanno così – suggerisce Ragjopal — allora la SEC dovrebbe condividere la notizia anche con il pubblico».

L’aspetto più sorprendente della vicenda è che i dipendenti della SEC, che regolarmente lavorano con informazioni privilegiate e sensibili, siano ancora autorizzati a…Prosegue su Pagina99

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