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Affitta ai turisti, diventerai ricco!

24/02/2014
Washington – Lanciato nel 2008 a San Francisco, il sito web Airbnb consente a proprietari di casa di mezzo mondo di mettere a disposizione stanze, appartamenti arredati e, perché no, interi castelli, a turisti in cerca di un’alternativa più conveniente e originale al classico soggiorno in hotel. Oggi Airbnb copre oltre 34.000 città in 192 paesi, inclusa l’Italia, ed è considerato tra i pilastri della nascente “sharing economy”, fondata meno sul consumo e più sulla condivisione dei beni. Eppure, a guardarci bene, Airbnb contribuisce anch’esso al fiorire della rendita e, nel suo piccolo, accresce la ricchezza dei pochi a discapito del benessere dei molti, amplificando la disuguaglianza economica.

Gli americani stanno accorgendosi infatti che la diffusione di Airbnb, rendendo più vantaggioso per i proprietari di casa affittare ai turisti per periodi brevi piuttosto che a veri e propri inquilini per periodi lunghi, contribuisce direttamente a un aumento dei prezzi degli immobili e, in particolare, degli affitti. “Quando stanze, appartamenti e villette che un tempo erano appannaggio dei residenti di una certa zona sono convertiti in alloggi per vacanze – dice a Pagina99 Neal Gorenflo, co-fondatore di Shareable, un sito di informazione dedicato alla sharing economy – le abitazioni disponibili diminuiscono e i prezzi salgono”.

Secondo il New York Times, i 100 principali gestori di annunci su Airbnb nella città di New York hanno portato a casa introiti per 54 milioni di dollari tra il 2011 e il 2013. Un giro d’affari sufficiente ad attrarre non più solo gli artisti squattrinati che arrotondano subaffittando la camera degli ospiti, ma anche gli investitori che comprano immobili al solo fine di locarli attraverso Airbnb. L’imprenditore californiano Jon Wheatley, ad esempio, ha recentemente raccontato, sul sito d’informazione tecnologica Gizmodo, come l’acquisto di un appartamento a Las Vegas per 40.000 dollari gli ha fruttato, grazie a Airbnb, 13.608 dollari di profitto nel primo anno di attività.

Intanto gli affitti sono in continuo aumento in quasi tutte le grandi città americane, anche se naturalmente è impossibile stabilire con esattezza quale percentuale di questo aumento possa essere attribuibile direttamente a Airbnb. Tra il 2012 e il 2013, sono cresciuti del 12% a San Francisco, del 10% a Portland, in Oregon, del 9,8% a Seattle.

Siccome Airbnb minaccia, da un lato, l’industria alberghiera e, dall’altro, le politiche pubbliche per la casa — sollevando tra l’altro la questione di come debba essere tassato il reddito che ne deriva ai proprietari – l’azienda si trova invischiata in una serie di controversie legali. In molti palazzi residenziali di New York, per esempio…Prosegue su Pagina99

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