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2014, l’anno della bolla dei social

28/01/2014

Washington. L’economia degli Stati Uniti già da qualche tempo è in graduale ripresa, ma i benefici non sono per tutti. Ancora una volta, gli strati più benestanti della popolazione fanno passi da gigante, i meno fortunati rimangono sempre più indietro. Il risultato è un’accresciuta diseguaglianza di reddito fra ricchi e poveri, tema molto dibattuto sulle prime pagine dei giornali e prevedibilmente al centro del tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione che il presidente Barack Obama terrà martedì 28 gennaio al Congresso di Washington.

La tensione è particolarmente evidente quando si dà una occhiata alla performance dei mercati azionari, che volano alti grazie anche grazie alle politiche di Quantitative Easing, denaro fresco pompato dalla Federal Reserve, e altri indicatori dell’attività economica, tra i quali il tasso di disoccupazione. La cui diminuzione negli ultimi mesi è dovuta più al fatto che tante persone hanno smesso di cercare un impiego che alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Mentre langue la spesa pubblica, i sussidi di disoccupazione decadono e i redditi reali della classe media restano stagnanti, Wall Street ha chiuso un ottimo 2013. Il Dow Jones e l’S&P 500, i due indici più seguiti, hanno registrato la crescita annuale più alta degli ultimi rispettivamente 18 e 16 anni. Tant’è che c’è chi comincia a preoccuparsi addirittura che possa essere già in corso una nuova pericolosa bolla speculativa. Oggi le borse asiatiche ed europee sono in calo, c’è ansia per l’apertura di Wall Street, una conferma per ora del venerdì grigio dei mercati azionari di mezzo mondo, in calo per il timore di crisi imminente nei paesi emergenti

A dare il primo avvertimento nel dicembre scorso è stato niente di meno che l’economista Robert Shiller dell’Università di Yale. In un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, il neo-vincitore del premio Nobel per l’economia, dichiarava preoccupato: “Non voglio essere allarmista, ma in molti paesi i prezzi dei titoli sono alti […] e la cosa potrebbe finire male […] Il boom del mercato americano è quello che mi preoccupa di più”. Shiller è poi tornato più volte sulla questione, anche la settimana scorsa al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Dove, per evitare di scatenare il panico, ha ripetuto di essere preoccupato ma ha anche ammesso di stare ancora investendo personalmente sui mercati azionari.

L’opinione di Shiller è generalmente condivisa negli Stati Uniti, anche se c’è chi si mostra più inquieto di altri. Gli analisti della banca di investimento Goldman Sachs, ad esempio, stimano che l’S&P 500 ha il 67% di probabilità di calare del 10% a un certo punto del 2014. Più cauto Nariman Behravesh, Chief Economist e vice presidente esecutivo di Global Insight, una società di ricerca e consulenza che opera su scala mondiale. “Ancora non vediamo le prove di una bolla, anche se ci sono rischi che non minimizzerei – dice a Pagina99 — I prezzi che osserviamo non indicano una grossa sopravvalutazione ma una moderata sopravvalutazione”.

Molti pensano che sia importante distinguere tra i diversi settori. “Senz’altro esiste una bolla in alcune aree, sicuramente quella dei social media – dice a Pagina99 Dean Baker, co-direttore del Center for Economic and Policy Research a Washington D.C. – È un po’ una ripetizione di quello che è accaduto alla fine degli anni novanta, con società che hanno un business plan per nulla chiaro e una capitalizzazione di mercato di miliardi di dollari. Non ha alcun senso”. Nonostante questo, è improbabile che un crollo dei soli titoli tecnologici possa…Prosegue su Pagina99

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