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Stati Uniti, Hillary Clinton e la marcia di avvicinamento alle elezioni

26/01/2014

da Washington

Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, al Senato per testimoniare sull'attacco al consolato americano di Bengasi dell'11 settembre 2012.(© Ansa) Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, al Senato per testimoniare sull’attacco al consolato americano di Bengasi dell’11 settembre 2012.

Con l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca nel 2008, i liberal americani hanno realizzato un sogno.
Da primo presidente nero degli Stati Uniti, per di più giovane e fotogenico, Obama ha portato una ventata di freschezza a Washington come non se ne vedevano dai tempi di John Fitzgerald Kennedy, facendo innamorare molti dentro e fuori dal Paese.
VERSO IL 2016. Nonostante le delusioni che sono seguite per la sinistra americana – e non sono poche, dalle attività di spionaggio elettronico della Nsa al dilagante uso dei droni nella lotta al terrorismo internazionale – sarà difficile per i democratici ritrovare lo stesso livello di entusiasmo per un candidato nel 2016, quando Obama dovrà lasciare lo Studio Ovale al termine del secondo e ultimo mandato.
LE CHANCE DI RUBIO. Potrebbero invece essere i repubblicani a passare alla storia, ad esempio se dovesse imporsi uno come il senatore della Florida Marco Rubio, che diventerebbe il primo ispanico a occupare la Casa Bianca.
A meno che, naturalmente, non si faccia avanti Hillary Clinton, tra i personaggi contemporaneamente più amati e odiati della scena politica di Washington e le cui ambizioni sono oggetto di continue speculazioni da parte della stampa.
HILLARY NON SI ESPONE. Fin qui, Clinton si è rifiutata di rivelare i propri programmi futuri, come per altro tutti gli altri politici sia democratici sia repubblicani che stanno valutando la possibilità di candidarsi alle prossime presidenziali. Del resto mancano ancora oltre nove mesi alle elezioni congressuali di medio-termine e parlare del 2016 è del tutto prematuro. Ma il gossip politico non si ferma davanti a così poco.

Time: «L’indecisione le viene utile»

Marco Rubio, senatore della Florida.(© Getty Images) Marco Rubio, senatore della Florida.

Time Magazine ha dedicato la copertina proprio a Clinton.
Intitolato «C’è qualcuno che può fermare Hillary?», il pezzo di David Von Drehle racconta come, pur non avendo espresso l’intenzione di candidarsi, e anzi forse proprio per questa ragione, la ex first lady, ex senatrice ed ex segretario di Stato, stia già rovinando la festa ai rivali.
AL RIPARO DALLE CRITICHE. «Clinton non ha deciso se correre o no per la presidenza perché tale scelta non farebbe altro che rallentarla», ha scritto Von Drehle.
«L’indecisione le viene utile, permettendole di mantenere una tabella di marcia flessibile, di evitare di rispondere a ogni controversia che esplode su Internet, e lasciando che l’opposizione repubblicana prenda forma e si disponga lungo la linea di fuoco».
LE APPARIZIONI PUBBLICHE. Insomma, non scoprendo le proprie carte ma mantenendo comunque un fitto calendario di eventi pubblici, Clinton si fa vedere dai sostenitori, ma al sicuro dalle critiche che piovono regolarmente su un candidato.
UNA STRATEGIA CONDIVISA. Il pezzo di Time, tuttavia, ha un difetto ed è quello di prestare eccessiva attenzione prestata ai segnali di fumo che provengono dal clan Clinton. L’articolo ignora il fatto che Hillary stia facendo la stessa cosa di tutti coloro che sembrano avere ambizioni presidenziali per il 2016, dai repubblicani Rand Paul, senatore del Kentucky, e Chris Christie, governatore del New Jersey, ai democratici Martin O’Malley, governatore del Maryland, ed Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts. Si comincia a sondare il terreno privatamente ora in previsione di un annuncio che quasi certamente non avverrà prima del 2015.

I punti deboli dell’ex first lady

Bill Clinton con la moglie Hillary e la figlia Chelsea nella campagna elettorale 1992.(© Daily Mail) Bill Clinton con la moglie Hillary e la figlia Chelsea nella campagna elettorale 1992.

Prima o poi, se Clinton deciderà di voler tentare una seconda volta di insediarsi alla Casa Bianca, dopo essere stata sconfitta nelle primarie del 2008 da Obama, dovrà anche lei ufficializzare la propria candidatura.
E allora sì se la vedrà con il pubblico, i media e gli avversari, e si troverà a difendere i tanti anni passati a Washington, durante i quali ha dimostrato molti pregi ma anche…Prosegue su Lettera43

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