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Dodd-Frank, la legge che mette il guinzaglio a Wall Street

08/01/2014

 

Negli Stati Uniti di inizio 2014 la gente guarda al futuro con cauto ottimismo e al passato con un po’ di timore. I mercati hanno ricominciato a fare scintille, i prezzi degli immobili sono in aumento, la disoccupazione in calo e il Pil in continua, seppur modesta, crescita. Allo stesso tempo, lo spettro della recessione scatenata dal crollo di Wall Street nel 2008 continua a pesare sull’umore degli americani, in particolare tutti coloro – e sono tanti – che stanno ancora raccogliendo i cocci di una crisi nella quale hanno perso lavoro, risparmi e casa.

Permane quindi qualche dubbio, nonostante le ripetute rassicurazioni della Casa Bianca, sulla ritrovata stabilità del sistema finanziario americano e sul fatto che quello che è successo cinque anni fa non torni a ripetersi in futuro. Comprensibilmente, l’Amministrazione Obama difende la legge di riforma anche nota come Dodd-Frank – dal nome dei due democratici, l’ex Senatore Chris Dodd del Connecticut e l’ex Onorevole Barney Frank del Massachusetts, che l’hanno patrocinata. I repubblicani, per parte loro, la vedono come un assalto contro il libero mercato e il capitalismo, destinata a rallentare, se non addirittura ad arrestare, quello che è il motore dell’economia nazionale, ovvero Wall Street. Per gli esperti, il problema è un’altro: la complessità del sistema finanziario odierno e, di conseguenza, quella della riforma stessa rendono più facile aggirarla e rischiano di renderla inefficace nel lungo periodo. “La legge è eccessivamente complicata e quindi controproducente – dice a Pagina99 Lawrence Baxter, professore di Giurisprudenza e di Regimi di regolazione finanziaria presso la Duke University in North Carolina – Ci siamo affidati a un labirinto di norme quando invece avremmo dovuto cercare di ristrutturare questa industria in maniera più comprensiva e più semplice”.

Approvata dal Congresso nel 2010, la Dodd-Frank è un colosso composto di quasi 400 regole diverse che coinvolge numerose branche del governo di Washington, tra cui la Federal Reserve (la banca centrale), la Securities and Exchange Commission (l’agenzia preposta a vigilare sulla borsa) e la Federal Deposit Insurance Corporation (che assicura i conti in banca degli americani). Ha fini molteplici e l’obiettivo ambizioso di rimettere i mercati in carreggiata e garantirne la sostenibilità futura. Per tutte queste ragioni, la sua implementazione è progredita fin qui con una lentezza che in tanti trovano esasperante. Secondo un’analisi dello studio legale Davis Polk & Wardwell, che traccia passo a passo l’evoluzione di Dodd-Frank, dal 2010 a oggi sono state applicate 280 delle 398 regole in cantiere, ovvero il 70%. “Ci sono ancora molti ritardi e la cosa è frustrante – dice Baxter – Ma penso che i regolatori abbiano fatto del loro meglio considerato che la scala e la portata delle riforme previste sono enormi.”

Va detto che dalla Dodd-Frank sono già scaturiti risultati importanti. È nato il Consumer Financial Protection Bureau, un organo governativo incaricato di proteggere i consumatori da comportamenti ingannevoli, fraudolenti o anche semplicemente ingiusti da parte delle istituzioni finanziarie. Sono stati irrigiditi gli standard sulla base dei quali sono offerti i mutui casa, standard che prima della crisi erano stati completamente rilassati. Sono stati rivisti i minimi di capitale che le banche sono obbligate a mantenere per ammortizzare eventuali perdite impreviste e sono stati stabiliti nuovi protocolli di liquidazione da seguire nel caso di un altro collasso alla Lehman Brothers. È stato inoltre rivoluzionato il mercato dei derivati, il cui uso sconsiderato da parte delle banche di investimento è stato alle origini della crisi del 2008. Il 10 dicembre 2013, infine, l’implementazione di Dodd-Frank ha superato l’ennesima pietra miliare con la pubblicazione della cosiddetta “regola Volcker”, dal nome dell’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker che ne aveva ideato per primo i contorni. Questa norma proibisce il trading proprietario, gli investimenti e le speculazioni fatte dalle banche con i propri soldi e a proprio beneficio, non quello dei clienti.

Questo spiega perché la riforma sia immediatamente andata a scontrarsi con gli interessi di Wall Street, la più grossa e potente industria del Paese. La quale ha montato una straordinaria campagna di lobbying dal costo di centinaia di milioni di dollari. Uno studio condotto dalla professoressa Kim Krawiec, anch’essa di Duke University, rivela che tra il luglio del 2010 e il luglio del 2011, i regolatori delle cinque agenzie federali incaricate di redigere le norme di Dodd-Frank hanno dedicato il 93,6% dei propri incontri il 93,6% ai rappresentanti delle istituzioni finanziarie, i legali che le rappresentano e vari gruppi di pressione che ne difendono gli interessi. Solo il 3,2% delle riunioni è stata con i sindacati o con le associazioni di consumatori.

“Con un gettito da migliaia di miliardi e bonus a sei zeri a rischio, era certo che Wall Street avrebbe fatto qualsiasi cosa per…Prosegue su Pagina99

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