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New York, l’edilizia è sempre più appannaggio dei ricchi

04/11/2013

da Washington

Una veduta di New York.Una veduta di New York.

A New York si moltiplicano senza sosta i condomini extra lusso, mentre oltre 50 mila senza tetto girano inosservati per le strade della città.
Non ce n’erano così tanti dai tempi della Grande depressione. Nel 2012, dopo un decennio di amministrazione di Michael Bloomberg, l’1% più ricco dei residenti della sola Manhattan ha intascato il 39% dell’intero reddito cittadino.
Negli Stati Uniti così come nel resto del mondo, non c’è microcosmo migliore per osservare da vicino l’aumento della diseguaglianza economica che le grandi metropoli protagoniste della globalizzazione.
NON SOLO NEW YORK. In Europa, è Londra il caso più eclatante. Di recente, una proprietà in centro è stata messa in vendita per circa 122 milioni di euro, punta dell’iceberg di un mercato immobiliare sempre più fuori dalla portata della classe media. In America il fenomeno cosiddetto di gentrificazione non è più appannaggio solo di Manhattan, ma sta contagiando un po’ tutto il Paese, stravolgendo il look e l’identità di città venerabili come Chicago e San Francisco, ma anche di località più piccole, come Charleston in South Carolina e Grand Rapids in Michigan.
«Con gentrificazione intendiamo il processo con cui vecchi quartieri cittadini passano di mano dai residenti storici a una nuova popolazione più giovane e più ricca», ha spiegato a Lettera43.it Larry Bennett, professore di Scienze politiche e esperto di urbanistica presso DePaul University a Chicago. «Negli Stati Uniti è in corso già da diversi decenni ma si è molto accentuato negli ultimi 20 anni».
MOVIMENTO CENTRIPETO. Guidata più da domanda interna che, come nel caso di Londra, dall’afflusso di investitori stranieri, la recente gentrificazione di città come Boston e Atlanta è stata scatenata dall’improvviso cambiamento di preferenze da parte dei consumatori. «A partire dall’inizio del nuovo millennio, i giovani americani hanno smesso di sognare una grande casa con giardino nei sobborghi e hanno invece cominciato a desiderare di vivere in centro città».

I ricchi ‘scacciano’ i poveri dalle loro case

Billy De Blasio, candidato alle primarie democratiche per la poltrona di sindaco di New York.(© Gettyimages) Billy De Blasio, candidato alle primarie democratiche per la poltrona di sindaco di New York.

Questo influsso di giovani professionisti e creativi ha avuto un impatto a suo modo positivo, rilanciando le economie cittadine, riducendo la criminalità e rivitalizzando centri storici che, per decenni, ospitavano solo qualche ufficio e per il resto erano stati completamente lasciati andare. Oggi le città americane funzionano in maniera simile al modello tradizionalmente europeo, con reti di trasporto pubblico sempre più capillari e con ristoranti, bar e negozi che proliferano a ogni incrocio.
Il problema però è che questa rinascita urbana in America non è il prodotto dello sviluppo organico dei quartieri centrali. «Il ringiovanimento delle città è direttamente collegato al fatto che una comunità più ricca sta scacciando un’altra più povera», ha detto Bennett. Questo avviene soprattutto attraverso l’aumento vertiginoso degli affitti e dei prezzi degli immobili, che costringe i lavoratori e le famiglie con i mezzi finanziari più limitati a lasciare le loro case. Queste poi vengono sventrate e ristrutturate con tutti i crismi dalla nuova elite urbana.
LE IMPLICAZIONI RAZZIALI. Come spesso accade negli Stati Uniti, questo trend in apparenza prettamente economico ha profonde implicazioni razziali, giacché sono soprattutto i bianchi a soppiantare i neri. Così, dal 2000 al 2010, la popolazione bianca della capitale federale Washington è…Prosegue su Lettera43

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2 commenti leave one →
  1. 04/11/2013 17:55

    Stranamente da questo punto di vista noi italiani siamo un passo avanti: le nostre primissime periferie da super ricchi sono sempre esistite, non si sono modificate. Così come gli occupanti, eredi delle dinastie di potenti che già esistevano ai tempi dell’unificazione nazionale. O almeno questa è la situazione nel modenese, da noi gli ascensori sociali non sono mai realmente esistiti. Stando ben fermi dove eravamo, eccoci arrivati in mezzo a tutti gli altri: peggio per loro?

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