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Usa: il Tea party schiaccia i conservatori

21/10/2013

da Washington

Capitol Hill, sede del Congresso degli Stati Uniti d'America.(© Gettyimages) Capitol Hill, sede del Congresso degli Stati Uniti d’America.

Con la riapertura del governo federale il 17 ottobre, il traffico è tornato immediatamente a congestionare le strade di Washington. E trovare parcheggio proprio di fronte all’ufficio, un lusso al quale si erano abituati i dipendenti pubblici essenziali, quei pochi che non hanno mai smesso di andare al lavoro durante lo shutdown, non è più verosimile.
Ma, almeno per questi primi giorni, nessuno se ne dispiace troppo. Nella capitale la gente ha ripreso il tran tran quotidiano con grande perplessità.
LA PAURA PER IL FUTURO. Il compromesso sull’innalzamento del tetto di indebitamento, raggiunto all’ultimo minuto e solo temporaneo, lascia molti dubbi quanto all’efficacia del sistema politico a stelle e strisce. E sulla competenza dei leader chiamati a guidare la nazione in questo momento delicato.
Gli esperti già si interrogano sulle ripercussioni elettorali dell’impasse politica sulle elezioni di mediotermine previste per il novembre 2014. E il dibattito è animato anche tra la gente comune.
LA SFIDUCIA NELLA CASTA. «Pensavo deputati e senatori fossero a Washington a rappresentare tutti i cittadini americani, non solo i propri sostenitori, ma evidentemente mi sono sbagliata», racconta a Lettera43.it Madelyn Bernard, una pensionata che vive nello stato meridionale della Georgia, in visita nella Capitale. «Sarebbe il caso che la smettessero di scherzare, di preoccuparsi solo dei propri interessi politici, e cominciassero invece a fare il proprio lavoro».

I repubblicani sprofondano nei sondaggi: solo il 24% dei consensi

Manifestanti premono per un accordo sullo shutdown.(© GettyImages) Manifestanti premono per un accordo sullo shutdown.

Tra la gente la preoccupazione per l’incapacità del Congresso di risolvere problemi, siglata dai continui accordi last minute, è alta. Bernard ha temuto di perdere la propria pensione e gli assegni di disabilità che vanno al marito, un veterano della guerra in Vietnam. Ma, anche senza scavare nelle storie dei singoli, è difficile trovare qualcuno contento di sapere che due settimane di chiusura degli enti pubblici sono costate 24 miliardi di dollari all’economia americana.
FURIA CONTRO IL TEA PARTY. La rabbia è contro la politica, ma soprattutto contro i rappresentanti del Tea Party.
«Sono repubblicana, ma per colpa loro mi vergogno di dirlo in questo momento. Di sicuro l’anno prossimo voterò contro chi è responsabile di questa follia», racconta la signora.
I sondaggi riflettono chiaramente questo stato d’animo. Con il 39% di consensi i democratici hanno un tasso di approvazione meno che entusiasmante. Ma i repubblicani stanno raschiando il fondo del barile con un misero 24%.
VINCONO I MODERATI BIPARTISAN. Curiosamente, il Tea party è poco sotto: il 21% degli elettori, un nocciolo duro intransigente e pronto a tutto, è uscito ringalluzzito dal braccio di ferro, solo rimandato (dati Nbc/Wsj).
«Alle prossime elezioni cercherò di votare per i candidati moderati di entrambi i partiti. Spero così di contribuire a ricostruire il centro dello spettro politico, che si è ora completamente svuotato», racconta un dipendente del Pentagono dallo stato di Washington, che chiede di restare anonimo.

La destra rischia di risentire del braccio di ferro alle elezioni di mediotermine

John Boehner, speaker repubblicano della Camera americana, e il presidente Barack Obama.(© Ansa) John Boehner, speaker repubblicano della Camera americana, e il presidente Barack Obama.

Chi si occupa di predizioni elettorali guarda quindi con interesse a questo momento storico. La domanda sulla bocca di tutti è: data la crisi del partito repubblicano, riusciranno i democratici a difendere la maggioranza al Senato e riconquistare quella alla Camera l’anno prossimo?
QUALCHE CHANCE DI VITTORIA. «Prima dello shutdown c’era circa lo 0% di probabilità che i repubblicani perdessero la Camera nel 2014, ora la possibilità esiste anche se rimane marginale», ha spiegato a Lettera43.it Geoffrey Skelley, ricercatore presso il centro di analisi politica dell’Università della Virginia.
L’AUTOGOL REPUBBLICANO. «Il fatto è che anche se tutti e due i partiti hanno sofferto un calo di popolarità durante la chiusura del governo…Prosegue su Lettera43

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