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Stati Uniti: la ricerca prima vittima della paralisi

11/10/2013

L’impasse politica che ha portato, il primo ottobre, allo shutdown, la chiusura di parte delle funzioni svolte dal governo di Washington, è entrata nella seconda settimana, ma democratici e repubblicani non sembrano essere per nulla più vicini a una risoluzione della contesa fiscale. E così gli americani, che tradizionalmente guardano con sospetto al ruolo dello Stato nella vita del Paese, stanno imparando a proprie spese quante, e quanto importanti per loro, sono le attività cosiddette non-essenziali che sono finanziate tramite la spesa pubblica – dai parchi nazionali agli asili nido per i bambini poveri, dalle ispezioni alimentari della Food and Drug Administration al monitoraggio delle malattie infettive del Center for Disease Control.

Cultura e ricerca scientifica sono state fra le prime vittime della paralisi legislativa al Congresso. Solo a Washington si contano oggi circa venti musei chiusi, oltre alla Libreria del Congresso, al National Institutes of Health (NIH) e a numerosi istituti governativi che si occupano di raccogliere e pubblicare una gran varietà di statistiche e analisi (per citarne due tra i più usati, il Bureau of Economic Analysis del dipartimento del Commercio e il Census Bureau, responsabile di dati demografici).

Una situazione critica, che ha spinto i tre studiosi americani che hanno ricevuto questa settimana il premio Nobel per la medicina, James Rothman, Randy Schekman e Thomas Südhof, a esprimere una certa preoccupazione per l’impatto dello shutdown sulla ricerca. “Data questa incredibile paralisi federale che sta smantellando gli enormi sforzi fatti in campo biomedico, bisogna tornare a dire che la scienza è fondamentale e che senza investimenti di base il progresso in questo settore si arresterà completamente”, ha commentato Schekman, il quale aveva ricevuto i primi finanziamenti per il lavoro che lo ha poi portato al Nobel proprio dalla NIH.

Ai dipendenti che lavorano presso questo centro, tra i più importanti al mondo per la ricerca medica, la notizia che non sarebbero più potuti andare in laboratorio è arrivata la settimana scorsa in maniera improvvisa. “Mi trovavo a San Francisco per un convegno di lavoro e il governo ha ordinato che rientrassi immediatamente a Washington, pagandomi un nuovo volo di ritorno all’ultimo minuto – racconta Rahul Roychoudhuri, un immunologo che fa ricerca sul cancro – Sono stato obbligato a perdermi gran parte degli interventi”. Il personale della NIH ritenuto essenziale continua andare al lavoro, per garantire la sicurezza delle attrezzature e la salute delle cavie. Ma i ricercatori come Roychoudhuri devono starsene a casa con le mani in mano in attesa che il Congresso raggiunga un accordo sul deficit e sul debito. “Questa situazione sta già avendo un impatto terribile sugli esperimenti, alcuni dei quali hanno il potenziale di sviluppare nuove cure per il cancro”, prosegue Roychoudhuri.

E questo è solo l’inizio. Democratici e repubblicani rimangono infatti molto lontani da un compromesso e lo shutdown rischia di durare ancora a lungo. “L’interruzione nella raccolta di dati economici diventerà sempre più un problema – dice Heidi Shierholz, economista che si occupa di mercato del lavoro e disuguaglianze presso l’Economic Policy Institute di Washington DC – Peggiorerà la qualità delle informazioni disponibili sulla performance del Paese, informazioni che sarebbero quanto mai necessarie proprio nel momento in cui il governo riaprirà i battenti”. Shierholz è tra i tanti ricercatori a Washington che si affidano alle statistiche pubblicate dal dipartimento del Lavoro e dal Congressional Budget Office. Dall’inizio del blocco, queste agenzie federali hanno già dovuto saltare due scadenze importanti, quella del rapporto mensile sull’occupazione, la cui pubblicazione cadeva il 4 ottobre e, ironicamente, quella del 7 ottobre sullo stato del budget federale.

Ci sono poi i tanti ricercatori venuti a Washington da ogni angolo d’America per attingere all’enorme patrimonio di risorse della…Prosegue su Il Bo.

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