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Shutdown Usa, Washington paralizzata (o quasi)

02/10/2013

da Washington

All’ora di punta, il traffico è stranamente agevole. Come in una domenica sonnacchiosa. E l’atmosfera ovattata ha poco a che vedere con i ritmi di un giorno feriale.
I monumenti del National Mall, nel centro della capitale, a due passi dalla Casa Bianca, sono stati transennati. Poco distante, i musei pubblici su cui si rincorrono le facce dei padri della patria sono sbarrati. Anche lo zoo, celebre per i panda, per il quale c’è sempre qualche turista in coda, è chiuso (leggi l’elenco di tutte le attività chiuse).
800 MILA PERSONE A CASA. L’ora x è scattata a mezzanotte del 1 ottobre: il governo federale degli Stati Uniti, perlomeno nelle sue sezioni non essenziali, ha chiuso i battenti in seguito al fallimento delle trattative fiscali al Congresso. E 800 mila dipendenti pubblici, per lo più concentrati a Washington, si sono trovati improvvisamente vittime di un congedo forzato e non pagato dalla durata indeterminata.
PARCHI E CAFFÈ PIENI. Alcuni uffici aperti, certo, ci sono. Ma nella capitale stranita dallo shutdown si vede più gente in jeans e maglietta che in giacca e cravatta. E anche nel pieno della giornata lavorativa i parchi, i negozi di libri e i caffè sono stranamente popolati di vacanzieri forzati.

Sconti e birre gratis per gli statali in congedo forzato

Washington, i monumenti del centro transennati dopo lo shutdwon.(© Getty) Washington, i monumenti del centro transennati dopo lo shutdwon.

Alle 10 del mattino del 1 ottobre, per esempio, una piccola folla di dipendenti del governo era già radunata al Glen’s Garden Market, raffinato negozio di alimentari con tanto di bar e birre artigianali alla spina. La proprietaria Daniele Vogel ha deciso, in un atto di solidarietà con i concittadini rimasti temporaneamente senza lavoro, di offrire loro una pinta di birra gratis.
NON RESTA CHE BERCI SOPRA. «Non me l’aspettavo che si arrivasse allo shutdown, ho creduto fino all’ultimo nella possibilità di un compromesso» racconta a Lettera43.it Natalie Soroka, un’economista che lavora per il dipartimento del Commercio e che, non potendo andare in ufficio, è venuta invece a bersi una Oktoberfest da Glen’s.
«Fortunatamente penso di avere risparmi per circa un mese, quindi per il momento non voglio preoccuparmi troppo».
La speranza, naturalmente, è che repubblicani e democratici al Congresso risolvano in fretta la contesa fiscale. Ma nell’attesa tanti esercizi commerciali di Washington si sono messi in moto per intrattenere chi è costretto a starsene a casa.
GLI SCONTI PER I DIPENDENTI. Per loro non ci sono solo le birre di Glen’s, ma anche gli hamburger di Z Burger, i panini di Pork Barrel Bbq, i corsi di yoga di Potomac Pilates e l’ingresso al museo del National Geographic e alla Phillips Collection, entrambe istituzioni private. Oltre a sconti su cibo e bevande in ogni angolo della città.

Uno stop che potrebbe costare agli Usa 10 mld di dollari a settimana

Il presidente degli Usa, Barack Obama.(© Ansa) Il presidente degli Usa, Barack Obama.

L’impatto dell’impasse politica, tuttavia, non ci metterà molto a mostrare anche l’altra faccia. Le conseguenze per l’economia locale e nazionale potrebbero rivelarsi assai dannose se la battaglia al Congresso dovesse trascinarsi ancora a lungo.
La Casa Bianca ha stimato che la chiusura temporanea di tanta parte del governo federale potrebbe costare agli Stati Uniti 10 miliardi di dollari a settimana. Secondo Stephen Fuller, un economista della George Mason University in Virginia recentemente intervistato dal Washington Post, la capitale sola potrebbe rimetterci addirittura 200 milioni di dollari al giorno.
FAMIGLIE A BUDGET RIDOTTO. «Sono molto preoccupata a livello finanziario», ha detto a Lettera43.it un membro dello staff del segretario della Difesa che preferisce rimanere anonima. «Io e mio marito siamo più fortunati di altri colleghi perché siamo senza figli e abbiamo un po’ di risparmi, ma questa situazione ci obbliga a rivedere il nostro budget familiare: niente ristoranti, niente viaggi per andare a trovare le famiglie lontane, niente spese extra».
LA SECONDA SOSTA FORZATA. Come per tanti altri dipendenti del Pentagono, inoltre, questa non è la prima volta in…Prosegue su Lettera43

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