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Debito, gli Usa verso la crisi

30/09/2013

da Washington

Il senatore texano Ted Cruz (al centro) in una manifestazione di ultra cattolici davanti alla Casa Bianca. (© Getty) Il senatore texano Ted Cruz (al centro) in una manifestazione di ultra cattolici davanti alla Casa Bianca.

Era il 2010 quando la riforma sanitaria di Barack Obama passò l’esame del Congresso americano ottenendo una maggioranza netta alla Camera e l’approvazione del 60% del Senato.
A tre anni di distanza, però, quella pietra miliare viene messa in discussione. Rischiando di trascinare con sé la tenuta dei conti pubblici americani.
L’AVVERSIONE CONTRO OBAMA. L’ala oltranzista del partito repubblicano, guidata da un misto di ideologia e di antipatia personale verso il presidente Barack Obama, continua infatti a fare un’opposizione durissima alla legge. Il senatore del Texas Ted Cruz, astro nascente del firmamento del Tea party con mire sulla Casa Bianca, ha usato il proprio seggio a metà settembre per inveire contro l’Obamacare – come è nota la riforma – per 21 ore consecutive (aveva promesso che avrebbe continuato a parlare «finché non si sarebbe più retto in piedi»).
IL RICATTO DEI REPUBBLICANI. E l’oltranzismo rischia adesso anche di provocare una crisi fiscale, mettendo a repentaglio il futuro del partito e anche quello del Paese.
La corrente più a destra del Grand old party sta infatti ricattando la Casa Bianca e la maggioranza democratica al Senato, minacciando il tracollo delle trattative in corso sul bilancio e sul debito salvo che non si cancellino i finanziamenti necessari a rendere pienamente operativa la riforma sanitaria.
IL RISCHIO INSOLVENZA. Il gioco non è nuovo ma è molto pericoloso: il 30 settembre si esauriscono infatti i fondi stanziati per garantire il regolare funzionamento del governo federale. E a metà ottobre incombe una nuova scadenza sul cosiddetto tetto di indebitamento, cioè l’ammontare massimo che Washington può prendere in prestito per finanziare le proprie attività. Se il Congresso non dovesse autorizzarne prontamente un aumento, il governo americano sarebbe costretto non solo a interrompere l’erogazione di stipendi e pensioni, ma potrebbe diventare insolvente sui propri debiti.

Il rischio di chiusura delle attività federali dal 1 ottobre

Il presidente Usa, Barack Obama nello studio della Casa Bianca a Washington.(© Ansa) Il presidente Usa, Barack Obama nello studio della Casa Bianca a Washington.

Più che come dimostrazione eroica di patriottismo, quindi, questa crociata della destra è vista da molti come futile e autodistruttiva.
IL PRECEDENTE DI CLINTON. Una situazione simile si era verificata tra il 1995 e il 1996, quando l’allora presidente della Camera, il repubblicano Newt Gingrich, pensava di avere il coltello dalla parte del manico nei negoziati fiscali con l’inquilino della Casa Bianca, Bill Clinton. «Piuttosto che cedere alle sue richieste, Clinton preferì far chiudere il governo», ha ricordato a Lettera43.it Geoffrey Skelley, analista di Crystal Ball, sito di studi politici dell’Università della Virginia.
LA PAURA DEL TESORO. Insomma, si tratta di un film già visto e che non fa ben sperare i repubblicani. Non a caso, in simili bracci di ferro su deficit e debito avvenuti nell’estate del 2011 e ancora alla fine dell’anno scorso, la destra ha sempre trovato un accordo dell’ultimo minuto con la controparte democratica.
Ma questa volta la situazione è particolarmente critica. Tant’è che il segretario del Tesoro Jack Lew ha dichiarato il 24 settembre che…Prosegue su Lettera43

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