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Twitter, prove di cinguettio in Borsa

23/09/2013

In principio fu Zynga, l’azienda che produce app, per esempio Farmville, per giocare sul cellulare o sui social network e che mancò clamorosamente la propria offerta pubblica iniziale (o Ipo) nel dicembre 2011. Poi venne il turno di Facebook, lanciata in borsa nel maggio di quest’anno ma subito rivelatasi un buco nell’acqua per gli investitori (anche se recentemente il titolo è tornato su livelli accettabili). Nonostante i ripetuti flop, il mondo dei social media ci riprova ancora una volta. Twitter, baluardo dei 140 caratteri e famoso per la diffusione di informazioni in tempo reale e globale durante conflitti e proteste, ha recentemente annunciato la propria Ipo a Wall Street.

Rispetto ai precursori, Twitter ha senz’altro dei vantaggi in più e gli analisti sono più ottimisti per il suo approdo sul mercato azionario. In generale, l’azienda dovrà mostrare di aver trovato risposte convincenti alla domanda che tutti si pongono sul futuro commerciale di questa categoria di nuovi media: come monetizzare la base di utenti abituati a un servizio gratuito, poco tolleranti delle interruzioni pubblicitarie e sempre pronti a migrare verso altre piattaforme di ultimissima generazione?

Ma veniamo ai vantaggi goduti da Twitter. Grazie a entrate per circa 350 milioni di dollari nel 2012, la dirigenza ha potuto avvalersi di una clausola del Jobs Act (una legge del 2012 finalizzata a rilanciare l’economia, promuovendo un ambiente favorevole alle start-up), che permette a tutte le società che hanno un ricavato annuo inferiore al miliardo di dollari di inoltrare la documentazione necessaria alla quotazione in borsa in via confidenziale. Nelle prossime settimane Twitter discuterà in privato con la Securities and Exchange Commission di tutti gli aspetti legali e tecnici dell’Ipo, senza che i media possano coprire i procedimenti e senza che il pubblico sia informato di quei passi falsi iniziali che spesso caratterizzano il complesso processo burocratico. Solo nelle ultime tre settimane prima del lancio, quando Twitter dovrà presentare la propria offerta, saranno resi pubblici i dettagli della struttura finanziaria dell’azienda. Il gettito di Facebook, pari a oltre 3 miliardi di dollari l’anno scorso, tolse alla società di Palo Alto la possibilità di lavare i panni sporchi in privato prima di esporsi agli investitori.

Se da un lato questo formato protegge l’azienda in un momento particolarmente delicato, dall’altro può rendere più difficile per gli investitori giudicare la qualità dell’offerta. “Per un gruppo industriale, tre settimane sono sicuramente sufficienti, perché è facile paragonarne lo stato di salute a altri concorrenti nello stesso settore – spiega Erik Gordon, professore di business e legge presso l’università del Michigan – Ma per una società innovativa che ha un modello di business difficile da raffrontare con altri, 3 settimane rischiano di essere poche”.

Di certo, dopo le difficoltà incontrate da Zynga e Facebook, Twitter starà ben attento a non ripetere gli errori dei rivali, in particolare a livello di prezzo. Facebook, ad esempio, ha optato per una quotazione iniziale troppo alta rispetto alla domanda reale per le sue azioni e ha quindi sofferto un brutto crollo in apertura di mercato. Esordio molto negativo a Wall Street, dove la crescita conta sopra ogni altra cosa.

Per fortuna di Twitter, a condurre l’azienda in questo periodo in cui devono essere finalizzati i dettagli della sua valutazione (pare tra i 9 e i 15 miliardi di dollari), è una dirigenza più solida, almeno in apparenza, di quella di Facebook. “Zuckerberg ha finito per assumere l’immagine di ragazzetto geniale che va in giro in felpa e cappuccio – dice Gordon – Dick Costolo invece è visto oggi come uno dei Ceo più capaci e rispettabili e gli investitori sono pronti a scommettere sulla sua intelligenza e esperienza”.

Infine, Twitter è un passo avanti agli avversari che l’hanno preceduta su altri due fronti cruciali…Prosegue su Il Bo

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