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Strage Navy Yard a Washington: i subappalti della Difesa diminuiscono la sicurezza

19/09/2013

da Washington

Washington, il luogo della sparatoria.(© ansa) Washington, il luogo della sparatoria.

La mattina del 17 settembre gli Stati Uniti si sono risvegliati ancora una volta con i postumi da sparatoria di massa: bandiere a mezz’asta, umore nero e 12 innocenti che non torneranno più a casa o al lavoro per via dell’ennesimo atto di violenza insensata.
L’ATTO FOLLE DI ALEXIS. L’inchiesta sulla strage al quartier generale della Marina americana, ora nelle mani del Fbi, è appena cominciata e ci vorrà del tempo prima che si ricompongano tutti i pezzi del puzzle di quanto accaduto lunedì 16 a Washington. Ma alcuni fatti sono già chiari: il 34enne texano Aaron Alexis, armato di almeno un fucile, è entrato di prima mattina nella base militare del Navy Yard – un compound blindato in cui lavorano anche migliaia di civili – e ha aperto il fuoco sui dipendenti che, disgraziatamente, si trovavano in quel momento in mensa a bere un caffè o a fare colazione.
Uno scenario sconvolgente che ripresenta prepotentemente il problema del gun control e della facilità con cui le armi da fuoco sono accessibili a tutti negli Stati Uniti.
LA GESTIONE DEI CONTRACTOR. Ma la tragedia del Navy Yard, avvenuta presso un’installazione militare nel cuore della capitale americana, dove, soprattutto in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre, abbondano le misure di sicurezza solleva un’altra questione cruciale: l’apparente incapacità del governo federale di gestire i cosiddetti contractor. Lavoratori impiegati da società private incaricate di appalti pubblici.
LEGGEREZZA FATALE. Com’è possibile che un ex militare, invitato a lasciare la Marina nel 2011 per cattiva condotta e con alle spalle una storia preoccupante di arresti molteplici, sia stato reimpiegato seppur indirettamente dalle forze armate, e provvisto di accesso a una base in cui non mancano certo le armi da fuoco?
Anche se non si sa ancora con certezza come e dove Alexis si sia procurato le sue, infatti, una delle ipotesi più credibili avanzate dagli inquirenti è che sia arrivato sul luogo con un solo fucile e si sia poi impossessato di quelli delle sue vittime.

Dal 2001 al 2012 il numero di appalti è cresciuto del 137%

Aaron Alexis, autore della saratoria nel quartier generale della Marina a Washington.(© Facebook) Aaron Alexis, autore della saratoria nel quartier generale della Marina a Washington.

Alexis, che ha servito come riservista dal 2007 al 2011, era stato arrestato tre volte prima di lasciare la Marina. Nel 2004 a Seattle, nello Stato di Washington, per aver sparato ai pneumatici di una macchina parcheggiata fuori dalla sua abitazione. Nel 2008 nella contea di Kalb, in Georgia, per aggressione; e nel 2010 a Fort Worth, in Texas, per aver scaricato la propria pistola mentre la puliva, facendo sì che un proiettile penetrasse al piano di sopra, a pochi metri da dove stava seduta la vicina di casa.
L’IDENTIKIT DEL KILLER.  Descritto da amici e parenti come dolce e gentile ma a tratti irrazionale e aggressivo, Alexis avrebbe sofferto, secondo alcune ricostruzioni, di gravi problemi psicologici. Sentiva le voci, si è detto. Era paranoico. E da agosto era seguito dai medici di un ospedale per veterani.
Eppure, Alexis era regolarmente impiegato come tecnico informatico alla The Experts, una ditta che lavora in subappalto per la Hewlett-Packard Enterprise Service su un contratto governativo per aggiornare apparati di intranet service usati dalla Marina. E quindi aveva le giuste credenziali per accedere alla Navy Yard così come ad altre basi militari.
Di contractor come lui, a Washington ce ne sono ormai centinaia di migliaia, incaricati delle attività più varie, dallo spionaggio elettronico per conto della National Security Administration alla produzione di armamenti a tutta una lunga serie di ruoli amministrativi.
TAGLI SU FERIE E PENSIONI. Il governo ha cominciato a fare sempre più affidamento su appaltatori e subappaltatori proprio a partire dall’11 settembre, sotto l’egida dell’amministrazione di George W. Bush. Per i conservatori americani, la necessità di rafforzare la Difesa in seguito agli attentati contro il World Trade Center e il Pentagono ha rappresentato un’occasione ghiotta di trasferire a società private responsabilità che tradizionalmente ricadevano sul governo. Una strategia che ha permesso contemporaneamente di ingrossare le fila del complesso militare industriale americano e di risparmiare su ferie e pensioni, benefit che spettano di diritto ai dipendenti pubblici.
Dati ufficiali del dipartimento della Difesa rivelano che, dal 2001 al 2012, il numero di appalti è aumentato del 137% e questo trend ha messo le ali a un’industria che impiega un imprecisato numero di persone nella capitale americana (nel 2011, le cinque società appaltatrici più grosse avevano da sole circa 550 mila dipendenti).
CONTROLLI MENO RIGOROSI. Quantità di personale assicurata, dunque. Ma la qualità? La rapida esplosione nel numero dei contractor ha portato…Prosegue su Lettera43

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