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Stati Uniti, rivolta contro la scatola nera in auto

28/07/2013

da Washington

Una scatola nera per auto.Una scatola nera per auto.

Da poco introdotta anche in Italia, negli Stati Uniti la scatola nera da automobili esiste da diverso tempo. Tant’è che si stima che ormai oltre il 95% di nuovi veicoli ne sia equipaggiato. Ora, però, la National Highway Traffic Safety Administration, l’agenzia federale incaricata della sicurezza sulle strade interstatali americane, vuole renderla obbligatoria per tutti, a partire dal settembre 2014.
Questa iniziativa del governo di Washington sta provocando la reazione dei gruppi che si battono a difesa dei consumatori e della privacy. E anche a causa del recente Datagate, che ha rivelato l’esistenza di un apparato governativo di sorveglianza elettronica ancor più esteso di quanto già si temesse, il pubblico americano sembra quanto mai interessato a arrivare al fondo della questione.
GENERAL MOTORS FA SCUOLA. Nei primi Anni 90 le case automobilistiche americane, a partire da General Motors, cominciarono a installare questi dispositivi, simili a quelli montati sugli aeroplani per registrare i dati e le comunicazioni critiche di un volo, al fine esclusivo di monitorare la performance dei propri prodotti. Con il tempo, però, governo e compagnie di assicurazione hanno iniziato a intravedervi altri benefici.
David L. Strickland, che è a capo della National Highway Traffic Safety Administration, ha dichiarato in un comunicato stampa che le scatole nere, il cui nome tecnico è Event data recorders (Edr), «preservano informazioni cruciali che non sarebbero altrimenti a nostra disposizione per stabilire le cause di un incidente e le misure da adottare in futuro per salvare vite e evitare infortuni».
I POSSIBILI UTILIZZI. Se, da un lato, questi strumenti possono essere utili alle forze dell’ordine e ai tribunali per determinare l’eventuale responsabilità di uno scontro stradale, dall’altro, registrando le decisioni prese da un pilota, possono anche offrire alle compagnie assicurative la possibilità di punire i più incoscienti o semplicemente quelli meno capaci, privandoli della polizza sottoscritta o aumentandone il prezzo.

La società civile chiede una legge che eviti gli abusi

Il Congresso degli Stati Uniti d'America.(© GettyImages) Il Congresso degli Stati Uniti d’America.

Tutte ambizioni queste che dipendono dall’abilità degli interessati di accedere ai dati immagazzinati su tali congegni, dati che, secondo alcuni, devono rimanere di proprietà esclusiva del padrone dell’automobile.
«Queste scatole nere non sono altro che computer che registrano una grande quantità di informazioni a proposito di chi è al volante», ha detto a Lettera43.it Khaliah Barnes dell’Electronic Privacy Information Center, un centro di ricerca di Washington che si occupa di questioni di privacy e diritti civili. «Eppure non esiste una legge federale che dica chiaramente che questi dati sono di proprietà del pilota».
Pur riconoscendo il potenziale delle scatole nere, in particolare nell’accertare le cause di un incidente, Barnes ha spiegato che è diventato a questo punto «imperativo che si sviluppi una cornice legislativa federale che protegga i dati in esse contenuti da eventuali abusi».

Prosegue su Lettera43

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