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Usa, l’integrazione dei neri ancora non è completa

17/07/2013

da Washington

Manifestazione contro la sentenza di assoluzione di Zimmerman.(© Getty) Manifestazione contro la sentenza di assoluzione di Zimmerman.

La notizia dell’assoluzione di George Zimmerman, la guardia giurata della Florida che ha ucciso il 16enne di colore Trayvon Martin, ha riempito le strade americane di giovani e di sdegno.
Neri e bianchi hanno marciato assieme, da Est a Ovest, lungo le vie di Los Angeles, di Philadelphia e di Washington, per contestare un verdetto ritenuto assurdo. Ma anche per scrollarsi di dosso il senso di déjà vu di un’ingiustizia dal sapore antico, vestigia di un passato che forse non è poi così passato.
Kenneth Nunn, docente di Relazioni razziali e sistema giudiziario in America presso l’Università della Florida, condivide la loro amarezza.
L’ABISSO PER I NERI. «Dopo l’epoca della segregazione razziale e quella della battaglia per i diritti civili, ci ritroviamo ora a vivere in un nuovo periodo storico», ha spiegato a Lettera43.it, «e la situazione non era così desolante per i neri americani da almeno 40 o 50 anni».
Il fatto che dal 2009 a capo del Paese ci sia Barack Obama, il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti, non cambia le cose: i numeri danno ragione a Nunn.
A partire da quelli sulla recessione cominciata nel 2008, che ha devastato le finanze delle famiglie afro-americane, colpendole molto più duramente rispetto alla controparte bianca.

Più poveri, con meno lavoro e senza mobilità sociale

Manifestazione di protesta dopo l'uccisione di Trayvon Martin.(© Getty Images) Manifestazione di protesta dopo l’uccisione di Trayvon Martin.

Un’analisi di dati della Federal reserve, la banca centrale, condotta nel 2011 dall’Economic policy institute, un centro di ricerca di Washington, ha messo le cose nella giusta prospettiva.
Nel 2004, il patrimonio netto medio delle famiglie bianche era di 134.280 dollari, contro i 13.450 delle famiglie nere. Cinque anni dopo, nel 2009, quello delle famiglie bianche si era ridotto del 24%, a una media di 97.860 dollari, mentre quello delle famiglie nere era svanito per l’83%, lasciandole con soli 2.170 dollari.
Oggi, il tasso di disoccupazione tra i neri è di circa il 13%, ben al di sopra della media nazionale del 7,6%. E tra i giovani di colore di età compresa tra i 16 e i 19 anni, che quindi non hanno un diploma di scuola superiore, la disoccupazione va addirittura oltre il 40%, contro circa il 22 dei bianchi.
Secondo i dati del New York Times, inoltre, solo l’1% dei chief executive officer delle 500 più grosse aziende americane è nero. E solo il 5% di professionisti come dentisti e medici di base: un dato rimasto invariato dal 1990.
LA GIUSTIZIA MALLEABILE. Anche il sistema giudiziario, che di certo ha fatto enormi passi avanti dai tempi della segregazione, continua comunque a discriminare la minoranza afro-americana, più recentemente nell’applicazione selezionata di un numero crescente di leggi che espandono la definizione di auto-difesa.
Un anno prima dell’assoluzione di Zimmerman, in un altro caso da prima pagina avvenuto in Florida, la giuria ha condannato a 20 anni di prigione Marissa Alexander, una donna nera di 31 anni che aveva sparato colpi di avvertimento contro il marito violento durante una lite familiare, senza per altro ucciderlo.
LE ALTE CARICHE SONO BIANCHE.  Di quando in quando, va detto, si leggono anche buone notizie. Dal 1976 al 2010, per esempio, il numero di studenti universitari di colore è passato dal 9% al 14%. E tra il 2000 e il 2009 è calato nettamente quello dei neri in prigione: del 30,7% per le donne e del 9,8% per gli uomini.
«Certo, alcuni indicatori sono positivi, non c’è dubbio che la classe media nera sia molto cresciuta negli ultimi 50 anni e che esistano oggi opportunità che erano impensabili un tempo», ha spiegato a Lettera43.it Joshua Guild, che insegna storia a Princeton. «Però a livello di alte cariche dello stato le cose sono sempre uguali, solo Obama è riuscito a emergere, per il resto abbiamo un senatore di colore, come nel 1876, e due soli giudici nell’intera storia della Corte suprema».

Obama accusato di non fare abbastanza per i neri

Subito dopo l'elezione nel 2008 Obama finì sulla copertina di Time.Subito dopo l’elezione nel 2008 Obama finì sulla copertina di Time.

Il presidente non è peraltro esente da critiche, anche sulla gestione di alcune questioni razziali.
«Avrei voluto vederlo più coinvolto nel dibattito su queste questioni, ma è stato riluttante, con un occhio sempre puntato sui sondaggi», ha detto Nunn. «È un vero peccato che qualcuno che sceglie di identificarsi con questa comunità faccia poi così poco per sostenerla».
La reticenza da parte del presidente si spiega, almeno in parte, con l’atteggiamento dei conservatori e di parte dell’establishment perbenista ogni qualvolta Barack ha provato a toccare direttamente alcune questioni.

Prosegue su Lettera43

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