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Obama a Berlino, ritorno alla realtà

20/06/2013

Da Washington

24 luglio 2008, Berlino. Una folla straordinaria accoglie il candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama. (Carsten Koall/Getty Images)

Il Barack Obama sbarcato in Germania questa settimana non è più lo stesso del 2008, quello che, impegnato in una tesa campagna presidenziale negli Stati Uniti, era capace di attirare folle di centinaia di migliaia di fan appassionati a Chicago così come nella capitale tedesca.
UN REMAKE MOLTO DIVERSO. Più vecchio di qualche anno e con più di un mandato alla Casa Bianca alle spalle, Obama è tornato ancora una volta a parlare a Berlino, questa volta alla Porta di Brandeburgo – onore che gli fu negato cinque anni fa perché riservato solo ai capi di stato. Il presidente americano si è trovato di fronte, però, una platea assai più ridotta, fatta di qualche migliaia di persone che hanno partecipato all’evento su invito, ed è stato messo spesso sulla difensiva.
SCANDALO DATAGATE, ASSILLO DI OBAMA.
Nonostante, infatti, secondo recenti sondaggi ben l’82% di tedeschi dichiari ancora di sostenerlo, l’aura di invincibilità di qualche anno fa è scomparsa e, al suo posto, Obama si trova ora a gestire i postumi dello scandalo Datagate. Una vicenda particolarmente sentita in Germania, Paese che, grazie in particolare al lavoro sporco della polizia segreta della Stasi negli anni della vecchia Repubblica Democratica, conosce da vicino i facili eccessi dello stato.

19 giugno 2013, Berlino. Barack Obama e Angela Merkel alla Porta di Brandeburgo. (Michael Kappeler/Afp/Getty Images)

PRIVACY, SICUREZZA E PREVENZIONE. Durante il proprio incontro privato con il Cancelliere Angela Merkel, in conferenza stampa e poi ancora durante il discorso alla Porta di Brandeburgo, Obama è stato così costretto a tornare più volte sulla questione, insistendo che le attività di spionaggio elettronico portate avanti dal cosiddetto programma PRISM sono sempre state gestite in maniera rispettosa della legge e, al contempo, che hanno contribuito a sabotare decine di complotti terroristici, tra cui alcuni organizzati da cellule terroristiche tedesche.
LE MINACCE TERRORISTICHE SVENTATE. «Siamo a conoscenza di almeno 50 episodi in cui la minaccia terroristica è stata evitata grazie alle informazioni raccolte, non solo negli Stati Uniti ma in qualche caso anche in Germania», ha dichiarato il presidente americano alla stampa, senza aggiungere dettagli. «Dunque abbiamo salvato vite umane». Merkel, che si trovava a fianco di Obama, ha riconosciuto di aver ricevuto informazioni importanti dagli Stati Uniti, ma ha anche aggiunto: «È necessario che dibattiamo di queste questioni, perché la gente è preoccupata».
IL NODO DELLA PRIGIONE DI GUANTANAMO. Le polemiche sul record di Obama in fatto di privacy e diritti umani non sono finite qui. L’arrivo del presidente americano è stato accolto dal quotidiano tedesco di sinistra Daily Taz con un titolo in inglese che lo invitava ad aprire «questo cancello!», sovrapposto a una foto della prigione di Guantamo Bay a Cuba. Obama, che all’insediamento alla Casa Bianca nel 2009 aveva promesso di chiudere il centro di detenzione, ha poi confessato ai giornalisti in conferenza stampa che la cosa «si è rivelata più difficile del previsto».

La prima pagina del Daily Taz.

OBAMA-MERKEL, DALLA SIRIA AL NUCLEARE. Le frizioni sulle vicende Datagate e Guantanamo hanno in parte oscurato gli altri punti discussi da Obama e Merkel durante la visita tedesca del presidente americano, e su cui i due si trovano generalmente d’accordo. A partire dalla Siria, con Stati Uniti e Germania che ora spingono apertamente perché Bashar al Assad lasci, anche a dispetto dell’opposizione di Vladimir Putin. Durante il proprio discorso alla Porta di Brandeburgo, Obama ha anche parlato di riduzione ulteriore degli armamenti nucleari di Stati Uniti e Russia e di cambiamento climatico, due questioni che stanno a cuore ai tedeschi.
LA TENTAZIONE ASIATICA DEGLI USA. Ma quello che contava più di tutto per gli europei in generale — che negli ultimi sessant’anni hanno osservato numerosi presidenti statunitensi, da John Fitzgerald Kennedy a Bill Clinton, recarsi in viaggio in Germania per rendere omaggio all’alleanza con l’Europa — era un gesto da parte di Obama. Un gesto che li rassicurasse che il cosiddetto «pivot verso l’Asia», il progetto degli americani di indirizzare sempre più risorse politiche, economiche e militari verso il continente dei grandi Paesi emergenti come Cina e India, non significherà necessariamente l’abbandono del Vecchio Continente.

Prosegue su LetteraPolitica

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