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G8, tutti i guai di Obama

18/06/2013

Da Washington

Già dal primo giorno di quello che doveva essere un G8 tutto dedicato a commercio, tasse e trasparenza – il tema scelto dal padrone di casa, il primo ministro del Regno Unito David Cameron – il profondo disaccordo internazionale su come affrontare e risolvere la difficile crisi siriana ha dominato i lavori, rovinando l’atmosfera e mettendo in contrapposizione in particolare il presidente americano Barack Obama e il collega russo Vladimir Putin.

17 giugno 2013, Enniskillen (Irlanda del Nord). Il vertice bilaterale in seno al G8 tra il presidente Usa Barack Obama e quello russo Vladimir Putin. (Jewel Samad/Afp/Getty Images)

SIRIA, CALA IL GELO TRA OBAMA E PUTIN. Al summit organizzato dai britannici presso il remoto e lussuoso resort di Lough Erne in Irlanda del Nord, infatti, i due leader si sono ritrovati quanto mai in disaccordo sulla questione, giacché la Casa Bianca ha annunciato la settimana scorsa di voler cominciare a armare alcune fazioni di ribelli anti-regime mentre i russi rimangono fedeli sostenitori di Bashar al-Assad. Durante una tesa conferenza stampa congiunta seguita, lunedì, a un incontro bilaterale durato circa due ore, Obama ha dichiarato: «Per quanto riguarda la Siria, non c’è dubbio che abbiamo prospettive differenti, ma condividiamo l’interesse a ridurre la violenza e a fare sì che le armi chimiche siano tenute sotto controllo e non vengano utilizzate». Secondo Reuters, il gelo tra i due non si è sciolto nemmeno quando il presidente americano ha tentato di rallegrare l’atmosfera portando la discussione sul judo, lo sport preferito di Putin.

18 giugno 2013, Enniskillen (Irlanda del Nord). Il premier inglese David Cameron ritratto con il presidente Obama in un momento della sessione plenaria del G8. (Jewel Samad/Afp/Getty Images)

L’OMBRA DEL DATAGATE SULLE MOSSE DI OBAMA. Per Obama, però, le inaspettate difficoltà di questo G8 non finiscono qui. Le recenti rivelazioni che l’apparato di intelligence del governo di Washington continua a portare avanti un programma di spionaggio estremamente pervasivo sulle comunicazioni telefoniche ed elettroniche di cittadini sia stranieri sia statunitensi getta un’ulteriore ombra su quello che, in Europa, è già visto come un livello di privacy insufficiente in America. Una questione che sarà senz’altro al centro dei negoziati su un possibile accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Unione Europea (il cosiddetto Transatlantic Trade and Investment Partnership o TTIP), accordo cui Cameron aveva sperato di dedicare questo G8. Da sempre, gli europei mantengono standard di privacy molto più rigidi di quelli cui sono soggetti gli americani e lo scandalo Datagate li convincerà probabilmente a insistere per ottenere ancora maggiori garanzie in proposito, con il rischio che le frizioni con gli alleati d’oltreoceano possano aumentare.
Tra l’altro, il fatto che il programma PRISM, portato avanti dalla National Security Agency, abbia comunque l’approvazione dell’Amministrazione Obama, non giova alla reputazione del presidente americano in Europa. E lo indebolisce agli occhi dei leader del Vecchio Continente.

Prosegue su LetteraPolitica

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