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Usa, conflitto generazionale in casa Gop

05/06/2013

Da Washington

Logo del College Republicans National Committee.

Non si ferma negli Stati Uniti l’esame di coscienza del Partito Repubblicano iniziato dopo la pesante e in qualche modo inattesa sconfitta nelle elezioni dello scorso novembre. L’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di sviscerare le ragioni della disfatta elettorale arriva questa settimana con la pubblicazione di un rapporto sulla difficile relazione tra il Grand old party e gli elettori under 30 a firma dei College Republicans.
L’ATTO DI ACCUSA DEI COLLEGE REPUBLICANS. Questa analisi lunga 95 pagine fa seguito a un’altra simile rilasciata in marzo dal chairman del Republican National Committee Reince Priebus e non offre spiegazioni di per sé particolarmente originali. Per tono è però particolarmente dura con l’establishment del partito. E forse avrà un impatto maggiore, in particolare perché il gruppo che l’ha prodotta, che dichiara di essere la più vecchia e più numerosa organizzazione politica giovanile del Paese e che vanta 250 mila membri in oltre 1.800 campus sparsi in tutti gli Usa, ha indubbia autorità in tema di preferenze dei giovani.

«Nelle presidenziali 2012, Obama ha ottenuto 5 milioni di voti in più di Romney nell’elettorato under 30».

MANCATA SINTONIA CON GLI UNDER 30. Il rapporto, che nota come l’anno scorso il Presidente Barack Obama abbia ottenuto cinque milioni di voti in più di Mitt Romney da parte di elettori sotto i 30 anni di età, descrive lo stato di salute in cui versa oggi il Partito Repubblicano come «deprimente». L’insistenza da parte dei candidati del Gop su temi come matrimonio gay e diritti riproduttivi — dalla contraccezione all’aborto — su cui i giovani anche di destra non sono necessariamente d’accordo con la vecchia guardia, l’immagine di un partito devoto solo al benessere dei ricchi, e l’incapacità di aprirsi alle minoranze di americani non-bianchi, in particolare il contingente in continua crescita dei ‘latino’, ha profondamente danneggiato la reputazione del partito tra gli under 30. Problema che si fa sempre più spinoso giacché la partecipazione al voto di questo gruppo di cittadini è molto cresciuta negli ultimi anni.
LA STRATEGIA PER UN RILANCIO. Detto ciò, sostengono i College Republicans, non tutto è perduto per il Gop, che può tornare a vincere fra i giovani come fece Ronald Reagan, sia nel 1984 sia nel 1988, a patto di lanciare un processo di vero rinnovamento a vari livelli. A partire da quello tecnologico e delle comunicazioni, settore in cui il partito deve migliorare le strategie impiegate per raggiungere l’elettorato più giovane; passando per quello delle percezioni, laddove i repubblicani farebbero meglio a promuovere maggiore diversità di opinione sui temi sociali; per finire con quello del branding, che il Gop deve rivedere al fine di trasformarsi da partito dei miliardari a partito dei giovani intelligenti e che hanno voglia di lavorare sodo.
Per quanto lodevole, questo tentativo dei College Republicans di spingere il Gop verso una nuova modernizzazione non sembra tenere conto di due cruciali dati di fatto.

«Le vittorie di Reagan fra i giovani sono state l’eccezione e non la regola». (David Ake/Afp/Getty Images)

IL PRECEDENTE UNICO DELLE VITTORIE DI REAGAN. Innanzitutto che le vittorie di Reagan fra i giovani sono state l’eccezione e non la regola, mai ripetute da nessun presidente prima o dopo di lui (perlomeno da quando l’età minima per votare è stata abbassata a 18 anni nel 1971). Il fatto poi che gli under 30 americani stiano diventando non solo più attivi alle urne ma anche sempre meno omogenei in quanto a appartenenza etnica — con le minoranze che presto sorpasseranno la maggioranza bianca — certo non facilita il compito del Gop.
LE PROFONDE DIVISIONI ALL’INTERNO DEL GOP. In secondo luogo, scegliendo di concentrare la propria analisi sull’aspetto prettamente di immagine e di branding del problema, i College Republicans hanno, consapevolmente o meno, finito per ignorare che le differenze di posizione all’interno del Gop sono molte e sostanziali e assai più profonde di un semplice spot elettorale.
LO SCOGLIO DEL CONSERVATORISMO ESTREMO. Il conservatorismo estremo, su questioni dall’economia all’aborto, di quegli attivisti che, negli ultimi trenta anni, hanno dato vita e forma al partito che conosciamo oggi e che, non dimentichiamoci, hanno contribuito alla doppia elezione di George W. Bush e poi generato l’ondata repubblicana del 2010, è assai lontano dalla visione sì di destra ma comunque ricca di sfumature libertarie che sembra diffusa tra i giovani. E se il Gop non può fare a meno degli under 30, ha ancor più bisogno, almeno per il momento, di quei cinquantenni e sessantenni bianchi e cristiani che proprio non si riconoscono nel nuovo mondo globalizzato e culturalmente sempre più variegato, e che detestano l’America di Barack Obama.

Prosegue su LetteraPolitica

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One Comment leave one →
  1. 06/06/2013 04:00

    L’ha ribloggato su GIANLUCA PASCA – oltre … la politica..

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