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Usa, il declino del Tea Party

02/06/2013

Da Washington

Dopo Sarah Palin, anche un’altra stella del firmamento del Tea Party attraversa ora una fase decisamente calante della propria parabola politica.

Michele Bachmann. (Mark Wilson/Getty Images)

LA RINUNCIA DELLA BACHMANN. L’onorevole repubblicana del Minnesota Michele Bachmann, candidata alla presidenza nell’ultimo ciclo elettorale, ha annunciato con un video di otto minuti postato sul proprio sito web di non aver intenzione di ricandidarsi nelle elezioni di medio termine dell’anno prossimo.
Nel voto del novembre scorso Bachmann (che aveva comunque deciso di correre per il proprio seggio al Congresso mentre cercava anche di aggiudicarsi la nomination repubblicana per la Casa Bianca) ha ottenuto una vittoria risicata, imponendosi con un vantaggio di appena l’1% nonostante l’enorme quantità di denaro investita nel tentativo di essere rieletta. E il democratico miliardario Jim Graves, magnate dell’industria dell’ospitalità da lei sconfitto nell’ultima tornata, aveva già dichiarato di volerci riprovare nel 2014.

INDAGINI IN CORSO SUI FONDI ELETTORALI. Tra l’altro, Bachmann è oggi l’oggetto di due indagini separate da parte della Federal Elections Commission e dell’Office of Congressional Ethics per presunte irregolarità nei finanziamenti alla sua campagna presidenziale.
Elementi questi che l’avevano resa l’obiettivo prioritario dei democratici, che contavano di batterla l’anno prossimo facendo proprio uno dei distretti elettorali, il sesto, più conservatori del Minnesota.
Nel video in cui annuncia ai sostenitori il proprio ritiro dal Congresso, naturalmente, Bachmann insiste che la decisione non è in alcuna maniera collegata né alle indagini sui finanziamenti elettorali né alle voci che già la davano per sconfitta.

L’ATTACCO PREVENTIVO DELL’ONOREVOLE. E in puro stile Tea Party aggiunge: «Immagino già da ora che i media liberal rigireranno questa storia. Sembra che siano sempre alla ricerca di una maniera disonesta di denigrarmi. Ma considero la loro attenzione e i loro insulti come un complimento vero all’efficacia del mio lavoro al Congresso».
Al di là dell’atteggiamento sempre sfrontato di Bachmann, e dell’immancabile sguardo messianico, non c’è dubbio che l’onorevole del Gop si trova a navigare oggi acque assai più tempestose di un tempo.

UN’ASCESA FULMINANTE. È ancora fresco il ricordo della sua ascesa fulminante alla guida del variegato movimento del Tea Party dopo le elezioni mid-term del 2010 (Bachmann in realtà è stata eletta per la prima volta nel 2006) e di quel momento nell’estate 2011 quando era addirittura balzata in testa alla classifica dei pretendenti alla nomination repubblicana per la presidenza.

Sarah Palin. (Justin Sullivan/Getty Images)

PALIN-BACHMANN, PARABOLE SIMILI.  Proprio in questo senso la traiettoria politica di Bachmann — che comunque, a 57 anni e con la cassaforte ancora piena di quasi due milioni di dollari di contributi elettorali, ha ancora tempo e risorse per provare a influenzare il dibattito in casa repubblicana — assomiglia a quella della collega Palin, che a un certo punto nel 2008 sembrava destinata a diventare la prima vice-presidente donna degli Stati Uniti e che oggi invece non si fila più nessuno.
IL DECLINO DEL TEA PARTY. E si rispecchia nel percorso di Bachmann e Palin anche quello del Tea Party, o perlomeno delle sue componenti più pittoresche e folkloristiche. Tanti cadetti della leva del 2010 hanno avuto vita dura nei circoli politici di Washington e hanno perso molta della propria notorietà da allora (alcuni hanno anche perso i propri seggi a appena due anni dall’arrivo al Congresso).
L’INCORPORAZIONE DELLA DESTRA ANTI-FISCALE. Ciò non significa di per sé che l’influenza sul Partito Repubblicano della destra anti-fiscale stia svanendo. Anzi, potrebbe essere questo il segnale che il Gop è maturato e sta imparando a fare a meno degli eccessi che, se da un lato hanno generato l’ondata ultra conservatrice del 2010, dall’altro gli sono costati la riconquista della maggioranza al Senato sia quell’anno che poi anche nel 2012. Nel frattempo, i principi fondanti il Tea Party si sono cementati alla base delle politiche repubblicane (non a caso i temi tutt’oggi più intrattabili rimangono l’odiata riforma sanitaria Obamacare e qualsiasi aumento delle tasse proposto dai democratici). Un po’ come gli ideali di giustizia e equità sociale portati avanti per qualche mese da Occupy Wall Street hanno in parte pervaso il Partito Democratico e perdurano anche dopo la fine di quel movimento.

Prosegue su LetteraPolitica

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