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Scandalo fisco Usa, Obama sotto assedio

30/05/2013

Da Washington

Lo scandalo che a metà maggio ha travolto l’Internal Revenue Service-IRS (l’agenzia delle entrate americana) e che è risultato nella sospensione della direttrice Lois Lernere, continua a imperversare a Washington. Ma, con il passare delle settimane, il polverone sollevato inizialmente dai repubblicani alla Camera si sta in parte calmando — anche perché questa settimana i membri del Congresso si sono congedati dalla capitale per fare una breve pausa nei distretti di origine. E così le urla, le accuse e la grande indignazione hanno cominciato a lasciare spazio a qualche riflessione a freddo. Addirittura, si è alzata una voce o due in difesa di questa agenzia del governo federale generalmente malvista dai contribuenti.

22 maggio 2013, Washington. Lois Lerner, direttrice dell’Irs durante la sua testimonianza alla Camera dei Rappresentanti. (Karen Bleier/Afp/Getty Images)

DISCRIMINAZIONE ANTIREPUBBLICANA. Per riepilogare: un’indagine svolta dall’unità investigativa del dipartimento del Tesoro, i cui risultati sono stati resi pubblici il 14 maggio scorso, ha rivelato che la sezione dell’IRS che si occupa di verificare lo status delle organizzazioni esentasse aveva adottato nell’ultimo anno una serie di pratiche poco consone e discriminatorie nei confronti di gruppi di tendenze conservatrici.
NON-PROFIT, CHI NON PAGA LE TASSE. Secondo il codice fiscale americano, un’organizzazione non-profit che fa attività sociale ha diritto all’etichetta di 501(c), che le permette di non pagare tasse federali. La legge vuole però le associazioni che operano soprattutto a fini politici ed elettorali non abbiano diritto a tale classificazione (vanno bene quelle che fanno anche attività politica, ma solo marginalmente). Incaricata di rivedere tutte le domande relative alla categoria 501(C) è la sezione dell’IRS di Cincinnati in Ohio.
LA CORSA PER DIVENTARE 501(C). Già da anni, l’IRS lavora sotto organico ed è finanziata in maniera insufficiente. A partire dal 2010 poi — anno in cui la Corte Suprema ha liberalizzato i finanziamenti privati alla politica con la decisione nel caso Citizen United vs. Federal Elections Commission — i tentativi di gruppi politici indipendenti di diventare 501(c) sono aumentati vertiginosamente, non solo e non tanto per evitare di pagare le tasse. Questa categoria ha anche un secondo, fondamentale vantaggio; le organizzazioni che vi appartengono non sono obbligate a rendere noti i nomi dei propri finanziatori. Naturalmente, è questa una caratteristica che attrae gli ultra ricchi che vogliono influenzare con i propri soldi la vita politica del paese, ma senza che nessuno lo sappia.

Manifestazione del movimento antitasse Tea Party.

I NUOVI CRITERI DI SELEZIONE. Sopraffatti dal lavoro, i dipendenti dell’IRS di Cincinnati hanno quindi redatto una lista di parole chiave che, a mo’ di scorciatoia, gli permettesse di identificare più rapidamente quelle organizzazioni che probabilmente non avevano diritto di fare parte della categoria 501(c). Con il risultato che, coscientemente o meno, hanno prodotto una serie di criteri di selezione (ad esempio riesaminando le domande di tutti i gruppi con nomi che ricordassero da vicino movimenti politici), che prendeva di mira in particolare i richiedenti di area Tea Party e generalmente conservatrice.
LA DURA REAZIONE DEL GOP. Questo naturalmente ha scatenato le ire dei repubblicani di Washington e, sommandosi alle rinnovate polemiche sull’attentato dell’11 settembre 2012 contro il Consolato americano di Bengasi in Libia e alla sempre più difficile relazione tra Casa Bianca e giornalisti che si occupano di sicurezza nazionale, ha contribuito a mettere in crisi il Presidente Barack Obama.
Non ci sono dubbi che il comportamento dell’IRS sia stato scorretto, anche se, nonostante quello che sostengono i rappresentanti del Gop, è probabile che l’intento dei dipendenti di Cincinnati fosse di facilitarsi il lavoro non di darsi alla persecuzione degli attivisti di destra.
QUALI RISCHI PER OBAMA. Così come sembra certo che Obama sia stato sempre all’oscuro di tutta la vicenda, anche se ai repubblicani piacerebbe molto trascinare il presidente nello scandalo e magari iniziare un procedimento di impeachement alla Bill Clinton. È certamente troppo presto per dire come andrà davvero a finire la vicenda e che impatto avrà sul secondo mandato di Obama. Si possono però già fare alcune osservazioni sulle dinamiche in gioco.
Innanzitutto va detto che i repubblicani hanno avuto vita particolarmente facile questa volta, giacché attaccare l’IRS è uno sport molto popolare in America, come per altro è il caso dell’Agenzia delle Entrate in Italia. Dopo tutto, è questo il braccio del governo federale responsabile per l’elaborazione delle dichiarazioni dei redditi e per l’esazione delle tasse.

Internal Revenue Service.

IRS, EFFICIENZA ANCHE SOTTO ORGANICO. Nonostante la generale antipatia di cui è vittima, è però giusto riconoscere — come fa Michael Hiltzik in questo pezzo sul Los Angeles Times — che, il più delle volte, l’IRS fa un lavoro straordinario, soprattutto se si considerano i tagli di personale che ha sofferto negli ultimi anni (da 107 mila dipendenti nel 1996 a 90 mila dipendenti oggi). Nel 2012, ad esempio, ha gestito 144 milioni di dichiarazioni dei redditi da parte di individui, 2 milioni da parte di aziende e 3 milioni relative alle tasse sull’eredità. Il tutto con una rapidità spaventosa. È mia esperienza personale che dal momento in cui si consegna la dichiarazione (cosa che avviene ormai quasi esclusivamente online) al momento in cui vengono prelevati dal o versati nel proprio conto in banca i soldi dovuti (a seconda che le trattenute sullo stipendio siano state eccessive o insufficienti) passano al massimo un paio di settimane. Ovviamente i tempi si allungano in caso di un controllo, che però l’IRS riserva nella maggior parte dei casi ai redditi alti, laddove l’evasione può costare al governo molti soldi. Nel 2012, il 18% delle dichiarazioni di persone con redditi tra i 5 e i 10 milioni di dollari (e il 27% per i redditi superiori ai 10 milioni di dollari) è stato sottoposto a una revisione, mentre solo l’1% dei contribuenti con un reddito inferiore ai 25 mila dollari ha dovuto fare i conti con l’equivalente a stelle e strisce della Guardia di Finanza.
L’ATTACCO STRUMENTALE DEL GOP A OBAMA.  In secondo luogo, l’accanimento con cui il Gop si è gettato sullo scandalo 501(c) fa sospettare altre motivazioni più prosaiche che il senso di giustizia dei repubblicani. Questa vicenda ha rappresentato un’occasione ghiotta di attaccare l’odiato Presidente Obama in un momento in cui l’economia è in continuo miglioramento e gli elettori americani sono generalmente tranquilli e sempre più ottimisti sul futuro (in un recente sondaggio del Washington Post, il 56% degli intervistati si è detto convinto che l’economia stia ora andando nella direzione giusta, una percentuale che non si vedeva dal 2009).

15 maggio 2013, Washington. Il presidente Obama interviene davanti alla stampa sullo scandalo Irs. (Getty Images)

Prosegue su LetteraPolitica

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One Comment leave one →
  1. 31/05/2013 03:04

    L’ha ribloggato su GIANLUCA PASCA – oltre … la politica..

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