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Kabul, sulla frontiera del nation building

08/05/2013

Da Kabul

In questi giorni si è surriscaldato pericolosamente il confine tra Afghanistan e Pakistan. Nell’ultima settimana, questa regione montuosa e remota è diventata teatro di almeno un paio scontri tra le forze di sicurezza dei due Paesi, scontri che stanno generando in Afghanistan un’inaspettata ondata di nazionalismo, in particolare tra i giovani.

2 maggio 2013. Il feretro della vittima-martire degli scontri con il Pakistan. (Strdel/Afp/Getty Images)

GLI SCONTRI E LA VITTIMA MARTIRE. Le zuffe, che per il momento sono costate la vita alla guardia di confine afghana Qasim Khan, sono cominciate il primo maggio, quando truppe di Kabul hanno assalito e riconquistato vari posti di blocco controllati dal Pakistan in territorio che l’Afghanistan ritiene proprio – nel distretto di Goshta della provincia orientale di Nangarhar, vicino alla città di Jalalabad. Khan è ora riverito come martire dai suoi concittadini e celebrato come un eroe nazionale. Le mischie si sono poi ripetute anche il 6 maggio, pur non provocando vittime da nessuna delle due parti.

I PASHTUN DIVISI DA UN CONFINE ARBITRARIO. Il confine tra Afghanistan e Pakistan, la cosiddetta Linea Durand dal nome di Mortimer Durand, l’allora ministro degli Esteri del Raj britannico che ne negoziò l’accordo con l’Emiro afghano Abdur Rahman Khan, fu stabilito arbitrariamente nel 1893 (quando il Pakistan era ancora India) e creò una divisione artificiale tra la popolazione pashtun che abita questa regione e che improvvisamente si trovò ad avere due nazionalità differenti. Soprattutto per questa ragione (i pashtun sono l’etnia più numerosa in Afghanistan, anche se non maggioritaria) gli afghani non l’hanno mai accettato, continuando a rivendicare — con più o meno insistenza a seconda dei momenti storici — la propria sovranità fino alla città di Peshawar inclusa.

La linea Durand, il confine Afghanistan-Pakistan.

KABUL TEME AUMENTO INFLUENZA DI ISLAMABAD. Sono già mesi che le autorità afghane si lamentano di questi nuovi posti di blocco eretti dai pakistani senza alcuna autorizzazione. Con l’avvicinarsi della partenza delle truppe straniere nel 2014, la preoccupazione principale di Kabul è che Islamabad (accusata anche di interferire nei tentativi di coinvolgere i talibani nei negoziati di pace) stia approfittando di questa transizione per espandere la propria influenza in Afghanistan. Nella conferenza stampa del 4 maggio — la stessa in cui ha detto di aspettarsi che i sacchi di contanti della CIA continueranno a essergli recapitati regolarmente anche in futuro — il presidente afghano Hamid Karzai ha gettato benzina sul fuoco reiterando ufficialmente che il proprio Paese non ha mai riconosciuto la Linea Durand e dichiarando: «Il popolo afghano deve mostrare il proprio sostegno a questo giovane uomo [la guardia Qasim Khan] che ha accettato il martirio per difendere la propria terra».

L’OCCASIONE PER RAFFORZARE L’IDENTITÀ NAZIONALE. Nonostante questi scontri di frontiera rischino quindi di peggiorare ulteriormente i già difficili rapporti tra Afghanistan e Pakistan, complicati proprio dal confine poroso e sostanzialmente incontrollabile, la vicenda è vissuta in maniera positiva in Afghanistan.
In molti vi riconoscono infatti l’opportunità di un importante esercizio di «nation building» per un Paese, profondamente diviso a livello etnico e tribale, che ha sempre faticato a forgiare un vero senso di unità nazionale.

Prosegue su LetteraPolitica

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