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Se Obama rischia di perdere il Senato

30/04/2013

Da Washington

23 aprile 2013, Washington. Il senatore democratico Max Baucus dopo l’annunio del suo ritiro. (Win McNamee/Getty Images)

Con l’annuncio la settimana scorsa del ritiro dalla vita politica del senatore democratico del Montana Max Baucus, che presiede la cruciale Commissione Finanze, salgono a sei il numero di seggi al Senato di Washington oggi occupati da rappresentati di prim’ordine del partito del presidente Barack Obama che non intendono però ricandidarsi nelle elezioni di medio termine del 2014. E con essi cresce anche il rischio che, dopo essere riusciti inaspettatamente a riconfermarsi nel 2010 e nel 2012, i democratici perdano il controllo della Camera alta del Congresso americano l’anno prossimo.
OBAMA RISCHIA DI PERDERE IL SENATO.Molti dei senatori che stanno scegliendo di andare in pensione piuttosto che affrontare una difficile campagna elettorale dall’esito incerto provengono, come Baucus, da stati tradizionalmente conservatori. Ad esempio Tim Johnson, a capo della Commissione Alloggi e originario del South Dakota, Jay Rockefeller, che gestisce la Commissione Trasporti e proviene dal West Virginia, e Tom Harkin presidente della Commissione Sanità, Istruzione, Lavoro e Pensioni e eletto in Iowa.

L’89enne senatore democratico e veterano della Seconda Guerra Mondiale, Frank Lautenberg. (Alex Wong/Getty Images)

STORICI ESPONENTI DEMOCRATICI IN USCITA. In uscita anche altri due nomi storici della politica dell’asinello, Carl Levin del Michigan, il presidente della Commissione Difesa, e Frank Lautenberg del New Jersey, il quale, a 89 anni compiuti, è l’ultimo veterano della Seconda Guerra Mondiale ancora al Senato. Almeno loro, però, arrivano da stati generalmente democratici e il partito spera quindi di poterli sostituire senza troppe difficoltà.
UN’OCCASIONE DA NON PERDERE PER IL GOP. Rimane comunque un’occasione ghiotta per i repubblicani, che hanno bisogno di incamerare proprio sei seggi in più di quelli attuali per riprendersi la maggioranza del Senato e bloccare una volta per tutte l’agenda legislativa del Presidente Obama (cosa che già fanno con una certa regolarità grazie al controllo esercitato alla Camera). In particolare giacché il Grand old Party non dovrebbe avere problemi a riconfermare due dei suoi al posto degli unici senatori repubblicani che hanno dichiarato di voler andare in pensione l’anno prossimo, Mike Johanns del Nebraska e Saxby Chambliss della Georgia, stati molto conservatori.
LA DIFFICOLTÀ DI RECLUTARE CANDIDATI DI SPESSORE. Sorprendentemente però il Gop sta incontrando più resistenza del previsto nel reclutare candidati robusti per quasi tutti i seggi più appetibili, in particolare in Michigan e Iowa, mentre i democratici sono già al lavoro per far subentrare ai propri senatori uscenti nomi già conosciuti dagli elettorti locali. In Montana, ad esempio, il partito del presidente sta cercando di assicurarsi l’entrata in gara dell’ex governatore Brian Schweitzer, considerato tra i personaggi più amati dello stato.
Pare tra l’altro che i repubbli

cani non stiano producendo candidature valide neanche in stati in cui i democratici in carica, e pronti a ricandidarsi, sono più vulnerabili, come ad esempio il Minnesota, dove l’ex comico Al Franken si impose nel 2008 con un margine di vittoria infinitesimale, confermato solo dopo un lungo riconteggio arrivato fino alla Corte Suprema statale.

La senatrice democratica della Luisiana, Mary Landrieu. (Paul J. Richards/Afp/Getty Images)

LA SFIDA PER LA LUISIANA. Ad oggi, si dice che solo una delle competizioni per il Senato che si terranno l’anno prossimo vedrà lo scontro di figure di primo piano per entrambi i partiti, l’elezione in Lousiana in cui la democratica in carica Mary Landrieu dovrà respingere l’assalto dell’onorevole repubblicano Bill Cassidy.
Complessivamente, non c’è dubbio che i democratici torneranno a giocare in difesa al Senato anche l’anno prossimo, visto che sono molte di più le opportunità offensive a disposizione dei repubblicani.

Prosegue su LetteraPolitica

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