Skip to content

Usa, democrazia e dittatura delle minoranze

25/04/2013

Da Washington

Il declino del sistema democratico occidentale, con le sue istituzioni antiquate e classe politica arrugginita e dura d’orecchi, è evidente non solo nell’indegno spettacolo cui stiamo assistendo in questi giorni in Italia, ma anche nella veneranda repubblica statunitense. Dove, la settimana scorsa, una minoranza di 46 senatori è riuscita nella storica impresa di bocciare una modesta misura legislativa che, a detta dei sondaggi, godeva del sostegno di circa nove americani su dieci.

(Karen Bleier/Afp/Getty Images)

LO SCOPO: REGOLAMENTARE MERCATO DELL’USATO. Già di molto ammorbidito dalle sue prime stesure, il disegno di legge per la riforma del mercato delle armi prevedeva però ancora, nonostante le proteste della potenteNational Rifle Association (NRA), l’irrigidimento dei controlli sulla vendita e l’acquisto di pistole e fucili. Che oggi si applicano incredibilmente solo alle transazioni ufficiali che avvengono in negozi con regolare licenza, ma non agli scambi dell’usato che hanno luogo tra parenti, amici, colleghi e conoscenti, e nemmeno alle compravendite che si fanno alle fiere del settore. L’intento degli artefici di tale proposta era naturalmente di impedire a criminali e persone psicologicamente instabili di appropriarsi liberamente e legalmente di veri e propri arsenali (rimane naturalmente sempre il mercato nero) e poi commettere stragi sul genere di quella di Newtown in Connecticut o di Aurora in Colorado, per citarne due tra le più recenti.
UNA DEMOCRAZIA OSTAGGIO DELLE MINORANZE. Un piano ragionevole e in apparenza neanche troppo rischioso da parte della Commissione Giustizia del Senato incaricata di redigere il testo di legge, giacché non solo gli elettori democratici, ma anche una netta maggioranza di repubblicani e di legittimi proprietari di armi da fuoco si diceva d’accordo. Eppure la democrazia americana non è più fatta da e per la maggioranza, ma, piuttosto, è dominata da minoranze chiassose e, soprattutto, ben finanziate.

National Rifle Association.

IL CORTO CIRCUITO CON FINANZIATORI E ATTIVISTI. Così, ad esempio, la NRA ha mostrato ancora una volta di avere in pugno decine di senatori appartenenti a entrambi i partiti e provenienti da tutto il Paese. Questo non perché gli americani la pensino necessariamente come la lobby delle armi, ma perché i rappresentanti eletti del popolo temono ora molto di più le ire della microscopica base di attivisti di partito che vota nelle primarie (e tende all’estremismo) che non il giudizio delle decine di milioni di elettori che si recano alle urne il giorno delle elezioni generali. Cui del resto si approda solo dopo aver superato l’ostacolo delle primarie.
LA DISFUNZIONE DI UN SISTEMA CHE PREMIA GLI ESTREMISMI. Questo sistema a stelle e strisce disfunzionale, inoltre, non si limita a favorire fin dall’inizio del processo democratico i candidati più rigidamente ideologici e meno disposti al compromesso. Una volta arrivati a Washington, offre loro anche un’influenza sproporzionata sull’agenda legislativa, in particolare proprio al Senato.
L’ANOMALA RAPPRESENTANZA AL SENATO. I cento membri della Camera alta del parlamento americano sono suddivisi tra i cinquanta stati in maniera equa, due senatori per stato, e non sulla base del numero di abitanti. Meccanismo che garantisce un vantaggio enorme ai cittadini tradi

zionalmente conservatori degli stati rurali e meno popolosi — come North Dakota e Montana — su quelli più liberal che provengono dagli stati intensamente abitati e urbanizzati — ad esempio California o New York. Si tratta di una violazione indiretta del principio «una persona un voto», che fa sì che certi elettori siano sovra rappresentati rispetto a altri.

L’uso del filibuster al Senato dal 1961 a oggi.

LA TATTICA DILATORIA DEL FILIBUSTER.Ad aggravare ulteriormente questo disequilibrio arriva poi la ciliegina sulla torta, l’intraducibile «filibuster». Uno stratagemma parlamentare che permette all’opposizione di prolungare in perpetuum il dibattito parlamentare su quasi ogni genere di disegno di legge (sono escluse le manovre fiscali), bloccandone quindi il passaggio. Per battere un filibuster il partito di maggioranza è costretto a trovare sessanta senatori disposti a porre fine alla discussione in aula e arrivare a un voto, cosa assai rara nella Washington ultra-ideologica di oggi.

Prosegue su LetteraPolitica

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...