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Terrore a Boston, ancora senza colpevoli

17/04/2013

Da Washington

15 aprile 2013, Boston. (Marc Hagopian/AFP/Getty Images)

Tre morti, tra cui un bimbo di otto anni, oltre 150 feriti, arti amputati e sangue ovunque nei pressi del traguardo della maratona di Boston che si è corsa lunedì 15 aprile – un film dell’orrore che mai ci si sarebbe immaginati potesse ambientarsi sullo sfondo di uno degli eventi sportivi più amati degli Stati Uniti, che si tiene ininterrottamente dal lontano 1897.
SULLA MATRICE DELL’ATTENTATO REGNA L’INCERTEZZA. E con il passare delle ore il mistero sui responsabili e sul movente va infittendosi. Un attentato terroristico internazionale, oppure organizzato da un qualche gruppo oltranzista americano, o ancora l’atto folle di un singolo individuo? Tra le altre cose, il 15 aprile è anche il Patriot’s Day a Boston, in cui si celebrano le battaglie di Lexington e Concord che diedero il via alla guerra di indipendenza americana. Oltre a essere Tax Day, il giorno entro cui tutti i contribuenti a stelle e strisce devono completare le proprie dichiarazioni dei redditi. Quali tra queste ricorrenze simboliche possa aver attratto l’attenzione di un terrorista nessuno lo sa. Sono tanti gli scenari possibili, e le autorità locali e federali (l’FBI ha ora preso il controllo delle indagini) invitano tutti, in particolare i giornalisti, alla massima cautela.

16 aprile 2013, Boston. I quotidiani di Boston il giorno dopo l’attentato. (Darren McCollester/Getty Images)

FBI RACCOMANDA CAUTELA. Soprattutto per evitare di scatenare tra il pubblico un’inutile, e controproducente, caccia all’uomo e l’ennesima gratuita campagna anti-Islam. Di cui naturalmente sono già stati piantati i primi semi, dal sempre sensazionalista New York Post, tabloid della Grande Mela. Il quale ha presto pubblicato la notizia che la polizia aveva preso in custodia un giovane cittadino saudita, uno studente presso una delle tante università di Boston bloccato da altri spettatori mentre tentava di allontanarsi dalla scena del crimine subito dopo le esplosioni.
LO STUDENTE SAUDITA INTERROGATO. In realtà, il giovane, che è stato sì interrogato dalle forze dell’ordine e è considerato una «persona di interesse» ma non necessariamente un sospetto, starebbe cooperando pienamente all’indagine dal proprio letto di ospedale, dove è stato ricoverato per via delle bruciature riportate nell’attentato. Si dice inoltre che abbia negato fin qui ogni coinvolgimento e che la verifica della sua fedina penale non abbia fatto emergere nulla di interessante. È stato perquisito poi, nella notte tra lunedì e martedì, un appartamento in un palazzo nel sobborgo bostoniano di Revere, che potrebbe anche essere quello del medesimo cittadino saudita, anche se non ci sono conferme ufficiali.
ORDIGNI RUDIMENTALI E NESSUNA RIVENDICAZIONE. Per ora i due dispositivi che sono esplosi il 15 aprile sono stati descritti dalle forze dell’ordine come non particolarmente sofisticati e probabilmente di fattura casalinga (della matrice ideologica dell’attentato ancora non si sa nulla visto in particolare che non è stato rivendicato). Niente quindi che, al momento, suggerisca un’operazione internazionale. Ma è ben noto che, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, la tentazione tra gli americani di attribuire immediatamente qualsiasi atto terroristico a organizzazioni radicali di estrazione islamica è sempre forte.

Prosegue su LetteraPolitica

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