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Bilancio Usa, Obama rischia al centro

10/04/2013

Da Washington

Copie della proposta fiscale della Casa Bianca per il 2014. (Karen Bleier/Afp/Getty Images).

Anche se al Congresso in questi giorni si discute soprattutto di riforma dell’immigrazione e del mercato delle armi, le altrettanto sensibili questioni fiscali stanno per tornare prepotentemente sotto la luce dei riflettori. È prevista infatti per mercoledì 10 aprile la pubblicazione della proposta di bilancio per l’anno fiscale 2014 del Presidente Barack Obama.

E già piovono le anticipazioni e le prime reazioni, soprattutto negative.

IL PIANO DI RIDUZIONE DEL DEFICIT.Complessivamente, pare che la Casa Bianca miri a ridurre il deficit federale di quasi due mila miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, nonostante preveda anche un certo aumento dei finanziamenti pubblici per qualche selezionato capitolo di spesa. In particolare, il presidente vuole mantenere la promessa, fatta nel discorso del 12 febbraio scorso sullo Stato dell’Unione, di rendere gli asili nido e le scuole materneaccessibili a tutte le famiglie americane, e quindi gratuite per quelle che non se li possono permettere. Per raggiungere questo obbiettivo, l’amministrazione vorrebbe alzare ulteriormente le tasse federali sulle sigarette.

«La sinistra a stelle e strisce è già sul piede di guerra per quello che viene percepito come un grave tradimento da parte di Obama». (immagine d’archivio-Joe Raedle/Getty Images)

I TAGLI DI OBAMA SU MEDICARE E MINI-RIFORMA PENSIONI. Ma la parte più controversa dell’attesa proposta fiscale di Obama, che arriva con oltre due mesi di ritardo sulla scadenza originaria, è naturalmente quella che riguarda la rete di sicurezza sociale. Sembra infatti che il piano che il presidente presenterà al Congresso questa settimana contenga anche il suo assenso a nuovi tagli a Medicare (la sanità pubblica per gli ultra-sessantacinquenni) e a una mini-riforma di Social Security (il sistema pensionistico pubblico), che, se approvata, impiegherebbe una misura d’inflazione diversa e più conservatrice di quella usata attualmente per calcolare l’aumento annuale delle pensioni.

LA RABBIA DELLA SINISTRA USA. La sinistra a stelle e strisce è già sul piede di guerra per quello che viene percepito come un grave tradimento da parte di Obama. Lettere minacciose e articoli perplessi sono stati scritti, tra gli altri, dalla federazione sindacale dell’AFL-CIO e sul sito progressista di informazioneSalon.com.
Dopo la vittoria democratica nelle elezioni del novembre 2012, gli attivisti liberal non vogliono assolutamente il ritorno dell’Obama centrista che è stato protagonista tra il 2010 e il 2011. In fondo, però, il presidente è un pragmatico moderato e quando dice di voler risolvere la questione del deficit e del debito pubblico anche, ma non solo, tirando le redini della spesa pubblica, bisogna prenderlo sul serio.

Barack Obama. (Jewel Samad/Afp/Getty Images)

LA STRATEGIA CENTRISTA DI OBAMA. Il tentativo della Casa Bianca è quindi, ancora una volta, quello di persuadere i repubblicani a cedere sulle tasse, convincendoli a accettare l’eliminazione di deduzioni e esenzioni fiscali che avvantaggiano i contribuenti più ricchi in cambio di qualche intervento, il più limitato possibile, sul welfare.
La strategia di Obama è però pericolosa, se non addirittura ingenua. In passato, infatti, ogni qualvolta il presidente ha provato a trattare in questa maniera con i rappresentanti del Gop al Congresso, costoro si son ben guardati dall’accettare le concessioni offerte dall’amministrazione e si sono invece ritratti ancor di più nelle proprie posizioni oltranziste. Solo quando sono stati messi alle strette da un presidente aggressivo, come ad esempio nel caso dell’accordo sul«precipizio fiscale», i repubblicani si sono rassegnati al compromesso.

Prosegue su LetteraPolitica

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