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Corea del Nord, pericoloso bluff nucleare

28/03/2013

Da Washington

Le due Coree.

Lo spauracchio nucleare della Corea del Nord torna ancora una volta a far parlare di sé negli Stati Uniti. Proprio questa settimana il regime di Pyongyang ha tagliato l’ultima linea di comunicazione militare ancora intatta con Seoul. E un portavoce delle forze armate nord coreane ha annunciato: «In una situazione in cui la guerra potrebbe scoppiare in qualsiasi momento, non c’è bisogno di mantenere i contatti fra il nord e il sud».
IL TAGLIO DELLE LINEE DI COMUNICAZIONE. Nelle scorse settimane — in risposta alle nuove sanzioni decise dalle Nazioni Unite in seguito al terzo test nucleare condotto in febbraio — Pyongyang aveva già reciso la linea usata per le comunicazioni della Croce Rossa e quella che la collegava a un comando americano che sorveglia la fragile regione di confine conosciuta come «zona demilitarizzata coreana». Ad oggi rimangono tre canali ancora attivi fra Nord e Sud Corea, usati esclusivamente per coordinare il traffico aereo civile.
STOP AI RAPPORTI CON LA COREA DEL SUD.Naturalmente, l’interruzione totale dei rapporti con Seoul è vista anche in America con preoccupazione. La linea in questione è quella usata dai due vicini belligeranti per gestire uno dei pochi progetti bilaterali ancora esistenti, il parco industriale e relativo porto commerciale della città nord coreana di Kaesong. Dove per altro vivono e lavorano diverse centinaia di sud coreani, che ora rischiano di trovarvisi intrappolati come già fu in occasione di un simile incidente nel 2009.
RAPPRESAGLIA PER ESERCITAZIONI MILITARI. Oltre a una rappresaglia contro le più recenti sanzioni ONU, questo di Pyongyang è anche un gesto di protesta rispetto agli esercizi militari congiunti delle forze armate sud coreane e americane che stanno avendo luogo al sud. «Non esistono più canali di dialogo e mezzi di comunicazione tra la Repubblica Democratica Popolare della Corea e gli Stati Uniti, così come tra il nord e il sud», si legge in un comunicato stampa inviato da Pyongyang a Seoul, e redatto in puro stile vetero-sovietico. «Non parole ma armi avranno effetto sulle forze fantoccio degli Stati Uniti e della Corea del Sud».

Raggio d’azione dell’arsenale missilistico della Corea del Nord.

LA MINACCIA DI UN ATTACCO NUCLEARE. Minacce che vanno a aggiungersi a quella che è ormai una lista lunga un chilometro. Sempre questa settimana, le autorità nord coreane hanno messo le proprie installazioni missilistiche in stato di massima allerta, pronte a lanciare un attacco nucleare sugli Stati Uniti, in particolare su Guam e sulle Hawaii.
Il portavoce del Pentagono ha subito condannato le ultime azioni di Pyongyang come «una provocazione e una mossa non costruttiva».
UN BLUFF DA NON SOTTOVALUTARE. In realtà, negli Stati Uniti come in gran parte del resto del mondo, pochi prendono seriamente gli editti nord coreani. Nel contesto attuale, l’approccio aggressivo di Pyongyang viene visto in primo luogo come un tentativo da parte del nuovo leader Kim Jong-un di affermare il proprio potere internamente. In realtà, il Paese non è considerato ancora in grado di montare una testata nucleare sufficientemente potente su un missile di così lungo raggio. Ma il governo americano evidentemente preferisce non rischiare. Le forze militari a stelle e strisce hanno infatti annunciato un rafforzamento delle difese missilistiche sulla costa pacifica del Paese e in Alaska, dicendosi turbati in particolare dai KN-08 — missili, probabilmente non ancora operativi, presentati di recente durante una parata militare nella capitale nord coreana.

Prosegue su LetteraPolitica

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