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Il suicidio del giornalismo Usa

22/03/2013

Da Washington

Pew Resarch Center.

Redazioni ridotte all’osso, che non hanno più i mezzi e il personale per coprire le notizie in maniera esaustiva e penetrante; lettori e spettatori sempre meno interessati a pagare per contenuti la cui qualità va man mano peggiorando; e migliaia di professionisti dell’informazione che lasciano, perdono il posto o sono costretti a lavorare in condizioni intollerabili. Sono queste le deprimenti conclusioni del decimo rapporto annuale sullo stato dei media negli Stati Uniti, pubblicato questa settimana dal Project for Excellence in Journalismdel Pew Research Center.

CROLLO DELL’OCCUPAZIONE. Se si contano i tagli di personale effettuati nel 2012, le redazioni americane hanno oggi il 30% di lavoratori in meno che nel 2000. E il numero di dipendenti di aziende del settore ha toccato un minimo quasi storico di meno di 40 mila unità, inferiore addirittura ai dati del 1978.

RIFLESSI NEGATIVI SULLA COPERTURA NEWS. Questo naturalmente lascia l’industria del giornalismo a stelle e strisce scoperta, spesso incapace di offrire al proprio pubblico quella rapidità e completezza di informazione che l’ha resa celebre in passato. E infatti le stazioni televisive locali ormai dedicano il 40% dei propri spazi a programmi che hanno un costo di produzione relativamente basso, come ad esempio il traffico, il meteo e lo sport.

«Alla CNN i veri e propri servizi giornalistici sono stati tagliati del 50% dal 2007 a oggi».

CNN, DIMEZZATI I SERIVIZI. Anche su CNN, fondata per offrire news 24 ore su 24 e famosa per i contenuti originali, i veri e propri servizi giornalistici sono stati tagliati del 50% dal 2007 a oggi. In generale, i grandi network televisivi preferiscono ora affidarsi il più possibile alle interviste con esperti in studio, che si possono programmare in anticipo e non necessitano di grandi risorse, piuttosto che coprire notizie dell’ultima ora in diretta.

NUOVI MEDIA E RUOLO DEI GIORNALISTI.Quello che più colpisce del rapporto del Pew è che la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2012 – tradizionalmente uno degli eventi più seguiti negli Stati Uniti — anziché offrire l’opportunità ai media di farsi nuovamente valere, ha solo accelerato il processo di deterioramento già in corso.
Come ci ha infatti insegnato il Presidente Barack Obama, che tra il 2008 e il 2012 ha saputo creare un’organizzazione digitale come mai se ne erano viste prima, le nuove tecnologie e i nuovi media offrono la possibilità agli attori della politica e dell’economia di rivolgersi direttamente al pubblico a casa, senza l’intermediazione dei giornalisti. I quali, per adattarsi, e per assicurarsi che le proprie fonti continuino comunque a parlargli, si sono trasformati più in megafoni del potere che non nei watchdog (cani da guardia) di un tempo.

«Il circolo vizioso del giornalismo americano, fatto di miseri guadagni e conseguente bassa qualità e di lettori e spettatori che smettono di seguire le notizie».

IL CIRCOLO VIZIOSO TAGLI-BASSA QUALITÀ. Continua a alimentarsi così il circolo vizioso del giornalismo americano, fatto di miseri guadagni e conseguente bassa qualità e di lettori e spettatori che smettono di seguire le notizie sui media perché insoddisfatti di quello che gli viene proposto – secondo Pew questo segmento rappresenta ben il 31% del pubblico.
Nel frattempo, invece di investire in personale preparato e competente, le dirigenze di giornali, riviste, radio e televisioni si intestardiscono a tagliare ulteriormente i costi, a partire proprio dalla redazione. E si affidano invece — come sta facendo un numero crescente di media negli Stati Uniti a partire da Forbes— a aziende come Narrative Science, che produce tecnologia capace di generare storie sulla base di algoritmi senza che sia necessario l’intervento dell’essere umano.

RIVOLUZIONE DIGITALE, GIORNALISTI NELL’ANGOLO. Da tutto questo grande fermento tecnologico, i giornalisti ne escono con le ossa rotte. Quelli che lavorano, lavorano troppo, male e guadagnano niente. Poi ci sono tutti quelli che il lavoro lo hanno perso. E ancora altri che abbandonano la nave prima che affondi.
Sempre questa settimana, il centro di ricerca Poynter, che si occupa di media e informazione, ha ripreso un annuncio di lavoro del Washington Post, che è alla ricerca di un blogger che scriva di cultura e moda. Tra le altre cose, il giornale cerca qualcuno disposto a lavorare dalla mattina presto, quando bisogna navigare il web per identificare le storie più interessanti della giornata, alla sera tardi, quando bisogna raccontare in presa diretta gli eventi mondani del momento. E pronto a produrre almeno una dozzina di pezzi al giorno (va detto, un post può consistere anche solo di una paragrafo e qualche link).

Prosegue su LetteraPolitica

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One Comment leave one →
  1. anitamorselli@tiscali.it permalink
    22/03/2013 10:46

    AIUTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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