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Crociata di Obama contro l’austerity

15/03/2013

Washington – Mentre nell’euro zona e nel Regno Unito il vento dell’austerità ha già impresso ferite profonde e dolorose, negli Stati Uniti, il dibattito sul debito e sulla spesa pubblica è tornato ad accendersi ancora una volta questa settimana. Sono state infatti presentate negli ultimi giorni due opposte proposte di bilancio: quella dei repubblicani alla Camera, capeggiati dal deputato del Wisconsin e ex candidato alla vice presidenza Paul Ryan, e quella dei democratici al Senato, avanzata dalla senatrice dello Stato di Washington Patty Murray.

Muro contro muro
Sconfitto, assieme al compagno di avventura Mitt Romney, nelle presidenziali del novembre 2012, Ryan pare non essersi fatto troppo condizionare dal risultato elettorale, tornando a prospettare un programma fiscale per l’anno 2014 (che inizia a ottobre 2013) identico di nome (The Path to Prosperity) e di fatto a quello da lui delineato l’anno passato (e quello prima ancora).

Ryan promette di pareggiare il bilancio federale americano entro dieci anni, riducendo le aliquote fiscali sul reddito e aumentando la spesa per la Difesa, ma privatizzando la sanità pubblica per gli ultra-sessantacinquenni. Un obiettivo ormai storico della destra a stelle e strisce, da attuare con una riforma che colpirebbe quindi i cittadini che hanno oggi meno di cinquantacinque anni di età.

In apparenza, la proposta di budget dell’ambizioso onorevole del Wisconsin assomiglia più a una lista dei desideri che a una seria riflessione su come abbattere il deficit e diminuire il debito pubblico. In realtà, questo disegno di legge contiene tutti i punti chiave del programma repubblicano, che mira a tagliare drasticamente le dimensioni del governo federale, colpendo in particolare la rete di sicurezza sociale che ancora esiste per i cittadini più poveri, emarginati e vulnerabili. Il tutto condito se possibile da un po’ di riduzione del debito e senza però inimicarsi il complesso industriale della Difesa e gli elettori più anziani, che sostengono sproporzionatamente il Grand old party (Gop). Per questo i maggiori finanziamenti al Pentagono e i servizi per gli anziani rimarrebbero intatti per almeno altri dieci anni.

Quasi in contemporanea al piano fiscale dei repubblicani, è uscito anche quello preparato dal contingente democratico al Senato (il primo dal 2009), che non potrebbe essere di segno più opposto.

La Senatrice Murray, che è a capo della commissione Bilancio, propone una combinazione di circa mille miliardi di dollari in nuove tasse, cui il Gop si oppone in maniera assoluta, 750 miliardi di dollari di tagli alla spesa pubblica, anche alla Difesa e alla sanità, cui però vanno sottratti 100 miliardi di dollari di nuovi investimenti nelle infrastrutture. Sommate ai risparmi ottenuti negli ultimi due anni in seguito alle trattative sull’innalzamento del tetto di indebitamento, sul “fiscal cliff” e sulla “sequestration”, queste misure dovrebbero garantire un livello di riduzione del deficit sufficiente a rimettere il debito pubblico americano su una traiettoria sostenibile, senza però pregiudicare la lenta ripresa economica in corso.

La schiena dei deboli
Insomma, il pareggio di bilancio, che la destra indica come priorità assoluta, non fa nemmeno parte della proposta del partito del presidente. Il quale ha dichiarato in una recente intervista a ABC News di non essere interessato a tale fine di per sé. “Il mio obiettivo è far crescere l’economia, creare posti di lavoro e, se facciamo queste due cose, ci assicureremo anche entrate maggiori”, ha detto Obama. “Se controlliamo la spesa e creiamo un pacchetto di servizi sociali intelligente, allora potenzialmente possiamo arrivare anche a un pareggio, ma non costruito sulla schiena dei poveri, dei vecchi, degli studenti che hanno bisogno di prestiti, delle famiglie che hanno figli disabili”. La Casa Bianca ha promesso di rilasciare la proposta di bilancio per il 2014 la prima settimana d’aprile, con due mesi di ritardo sulla scadenza tradizionale di inizio febbraio.

La grande maggioranza degli economisti del resto concorda che, nel lungo periodo, gli Stati Uniti devono meglio gestire il deficit e ridurre il debito, entrambi molto lievitati dall’inizio del nuovo millennio. Nel quadro della politica monetaria espansiva perseguita oggi dalla Federal Reserve, in un regime di tassi di interesse negativi e in un mondo in cui il dollaro rimane la valuta di riserva per tutti, secondo molti analisti non si capirebbe infatti l’urgenza dei repubblicani di voler chiudere completamente il buco di bilancio. Quello che conta, dicono gli esperti, è mantenere un deficit di lungo periodo inferiore al tasso di crescita (in relazione al Pil), in modo che cali anche la proporzione debito/Pil.

Prosegue su AffarInternazionali

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