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Sequester, fallimento di Washington

07/03/2013

Passata la scadenza del primo marzo, i pesanti tagli alla spesa pubblica messi in programma dal Congresso nell’estate 2011 e noti come «sequester» sono entrati in vigore come previsto in via automatica. Eppure il cielo non è caduto sulla testa degli americani. Fatto che fa pensare a tanti che, in fondo, il polverone sollevato dai politici di Washington, in particolare il Presidente Barack Obama, e dai media fosse sostanzialmente ingiustificato.

1 marzo 2013, Washington. Barack Obama annuncia in conferenza stampa il mancato accordo sul cosiddetto sequester. (Mark Wilson/Getty Images)

EFFETTI ANCORA DA VERIFICARE. In realtà, la riduzione da oltre 85 miliardi di dollari delle uscite del governo federale di quest’anno (più di mille miliardi sui prossimi dieci anni) rischia di avere reali conseguenze economiche su tutti gli Stati Uniti, che stanno vivendo un periodo di ripresa economica lenta e estremamente fragile. E ha anche un’importante valenza simbolica a livello politico.

IL SEQUESTER NON HA SPAVENTATO GLI AMERICANI. A causa del sequester, si stima che circa 1 milione di dipendenti del settore pubblico vedranno ridotte le proprie ore lavorative e quindi anche i propri stipendi. Ma giacché l’impatto sarà concentrato solo su alcuni settori, in particolare la Difesa, e su un numero relativamente basso di aree geografiche, soprattutto la poco amata capitale Washington D.C., la maggior parte degli americani si è dimostrata sostanzialmente disinteressata alla vicenda, al contrario di quanto successo durante la lunga saga della «fiscal cliff». Allora, infatti, il fallimento degli accordi sul precipizio fiscale avrebbe fatto aumentare le tasse per tutti i contribuenti (sono poi aumentate solo sui più ricchi), una minaccia su larga scala che generò grande attenzione di pubblico.

CONSEGUENZE PEGGIORI NEL LUNGO PERIODO. Tuttavia, gli esperti dicono che del sequester ne soffriranno tutti nel lungo periodo, in particolare se si procederà con la riduzione anche del personale di altre agenzie federali, colpendo professioni fondamentali al funzionamento della vita in America, come i controllori di volo, il personale di sicurezza degli aeroporti (vi immaginate file ancora più lunghe prima di imbarcarsi?) e gli ispettori che fanno controlli qualità sul cibo venduto nei supermercati di tutto il Paese.

1 marzo 2013, Washington. Annuncio speculare a quello del presidente Obama, da parte dello Speaker della Camera, il repubblicano John Boehner. (Mark Wilson/Getty Images)

750MILA POSTI PERSI ENTRO IL 2013.Complessivamente, il Congressional Budget Officeha calcolato che il sequester potrebbe sottrarre lo 0.6% dalla crescita di quest’anno e eliminare circa 750 mila posti di lavoro entro la fine del 2013. Giacché nel quarto trimestre del 2012 l’economia americana si è espansa di un misero 0.1% e che la disoccupazione rimane al 7,9%, non si tratta certo di numeri irrilevanti.

LE RICADUTE POLITICHE DEL SEQUESTER. Ancor più importante dell’effetto economico, però, è quello politico, e ciò che quest’ultima crisi fiscale ci dice dell’attuale impassedel sistema di governo negli Stati Uniti. Ilsequester, infatti, è un meccanismo creato artificialmente dal Congresso e dalla Casa Bianca per motivare democratici e repubblicani a accordarsi su come ridurre il debito pubblico. Fu questa la risposta ai negoziati sul tetto di indebitamento dell’estate del 2011, che, grazie anche all’insistenza dei repubblicani su immediati tagli alla spesa e al loro simultaneo rifiuto di alzare le tasse, portarono anche al declassamento delrating degli Stati Uniti da parte di Standard & Poor’s.

SEQUESTER IDEATO PER FAVORIRE ACCORDO. Insomma, per facilitare discussioni più produttive in futuro, le due parti decisero di mettere un prezzo alto per tutti, ovvero i tagli automatici alla spesa, a un mancato accordo su bilancio, deficit e debito. E il fatto che il sequester fosse stato pianificato per colpire in particolare la Difesa, un settore sacro per i conservatori, e per risparmiare quasi completamente la rete di sicurezza sociale composta da Social Security, Medicare e Medicaid, aveva convinto tutti che sarebbe stato nell’interesse dei repubblicani lavorare a un compromesso con la controparte per evitare i tagli.

«L’impatto del sequester è concentrato su alcuni settori, in particolare la Difesa, e su un numero relativamente basso di aree geografiche». (STAFF/AFP/Getty Images)

DEMOCRATICI REPUBBLICANI, DIALOGO INTERROTTO. E invece è successo il contrario. Ancora una volta, la destra si è imputata sulle entrate. Dopo aver concesso all’amministrazione di aumentare il carico fiscale sui redditi più elevati a gennaio, i repubblicani obbiettano ora a qualsiasi altra manovra fiscale, inclusa quella proposta dal presidente che mirerebbe a eliminare esenzioni e deduzioni fiscali, in particolare quelle disponibili alle grandi aziende. Il loro piano per evitare ilsequester si componeva quindi solo di una drastica riduzione della spesa pubblica che avrebbe dovuto includere anche pensioni e sanità, e, prevedibilmente, non ha ottenuto il sostegno dei democratici.
In conclusione, dopo aver progettato una struttura complessa di incentivi e multe volta a raggiungere un compromesso in maniera più efficiente, i membri del Congresso hanno fallito miseramente ancora una volta, non accordandosi nemmeno in zona cesarini come fatto invece tante volte in passato.

Prosegue su LetteraPolitica

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