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Colpa dell’austerity: il commento dei media Usa sul voto italiano

27/02/2013

L’America ha reagito ai risultati del tormentato voto in Italia con un misto di sorpresa e preoccupazione. Mantenendo un occhio fisso sull’andamento dei mercati nella giornata peggiore registrata negli ultimi mesi, ma potenzialmente non la peggiore della settimana. L’interpretazione, quasi univoca, dei media a stelle e strisce è che quello che ha premiato Beppe Grillo è un voto di protesta anti-austerità, una scelta dell’elettorato italiano comprensibile ma molto rischiosa, perché mette in gioco la stabilità del Paese, e di tutta l’Unione europea, in un momento cruciale per il suo futuro.
IL TIMORE DI KRUGMAN. La campagna elettorale del 2013 è stata poco seguita negli Stati Uniti fino agli ultimi giorni. Fino cioè  a quando, anche grazie ai sondaggi proibiti in Italia, ma visti da tanti giornalisti all’estero, si è cominciato a capire che il successo del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo sarebbe stato di proporzioni davvero storiche. Ma anche che Silvio Berlusconi, dato ormai per finito da tutti, sarebbe resuscitato.
COLPA DELL’AUSTERITY. Tant’è che nella due giorni del 24-25 febbraio, il New York Timesha dedicato ben tre pezzi alla vicenda elettorale italiana, tra cui uno, lungimirante, dell’economista Paul Krugman. «Gli osservatori stranieri sono terrorizzati dalle elezioni italiane e giustamente […] una buona performance da parte di Berlusconi, di Grillo, o di entrambi, destabilizzerebbe non solo l’Italia ma tutta l’Europa», ha scritto il vincitore del premio Nobel 2008.
Il quale ha poi precisato che l’Italia in questo non è sola, che politici «indecorosi» stanno emergendo in tutta l’Europa del Sud: «La ragione di questo», è andato avanti Krugman, «è che gli europei non vogliono ammettere che le politiche imposte ai Paesi debitori sono un fallimento disastroso».

L’esercito di sconosciuti che ha sovvertito la politica

Beppe Grillo.(© imagoeconomica) Beppe Grillo.

Nelle ore confuse dello spoglio delle schede, quando ormai si era profilato il risultato non-risultato del Senato, Joe Weisenthal, giornalista di Business Insiderche solitamente segue Wall Street, ma inviato in Italia in occasione delle elezioni, ha scritto sul proprio blog: «I mercati di tutto il mondo stanno crollando, a causa di questo voto incerto».
Secondo Weisenthal, i mercati avevano scommesso su Pier Luigi Bersani, nella speranza che formasse un governo di coalizione allargato anche a Mario Monti, per portare avanti le politiche di austerità e le riforme iniziate nel corso dell’ultimo anno. «Ma gli elettori avevano un programma diverso».
L’ASCESA DEL COMICO ANTI UE. E dunque, vista dall’America, l’Italia non ha molte chance. Il Washington Post ne ha elencate due, in modo abbastanza secco:  «Una coalizione fragile che include anche un comico anti-Ue  (Beppe Grillo, ndr) o un’altra elezione a pochi mesi da questa».
L’ascesa del comico anti Ue è descritta dall’America in modo pressoché unanime: Grillo ha calamitato la profonda insoddisfazione degli italiani rispetto alla classe politica tradizionale, ma viene descritto come una mina vagante, che ha vinto nonostante, o forse proprio grazie, a un programma politico fatto di promesse «vaghe» e una squadra di candidati «sconosciuti».
Premesse che spingono il New York Times, in un pezzo a firma di Rachel Donadio, a sottolineare come i risultati sembrerebbero impedire a qualsiasi coalizione di formare un «governo capace di sopravvivere a lungo, e ancor meno di gestire la disoccupazione in crescita e la crisi di liquidità, o di far passare cambiamenti strutturali all’economia ossificata».

Prosegue su Lettera43

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