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La rivoluzione di Obama per l’infanzia

20/02/2013

Da Washington

12 febbraio 2013, Washington. Il presidente Barack Obama durante il discorso sullo Stato dell’Unione al Congresso. (Mark Wilson/Getty Images)

Tra i tanti punti dell’ambiziosa agenda legislativa delineata dal Presidente Barack Obama nel proprio quinto discorso annuale sullo Stato dell’Unione, vi è anche una proposta forse meno vistosa della riforma dell’immigrazione e del mercato delle armi da fuoco, ma potenzialmente ancora più rivoluzionaria, soprattutto nel lungo periodo.

L’INFANZIA USA SECONDO OBAMA.Parlando di istruzione, infatti, il presidente americano ha posto l’accento non solo sui soliti problemi che affliggono scuola superiore e università, ma anche sull’infanzia, e sulla necessità per gli Stati Uniti di migliorare significativamente il sistema di educazione dei suoi cittadini più piccoli.
«Ricerca su ricerca mostra che prima un bambino comincia a apprendere e meglio sarà posizionato in futuro», ha dichiarato Obama di fronte al Congresso riunito. «Ma oggi, meno di 3 bambini di quattro anni su dieci sono iscritti a una scuola materna di qualità», ha aggiunto il presidente citando il più recente rapporto del National Institute for Early Education Research sullo stato delle scuole elementari a stelle e strisce.

ETÀ PRESCOLARE, STRUTTURE PER POCHI. Il dilemma dei genitori di bambini sotto i cinque anni — età dalla quale cominciano a essere disponibili programmi pubblici di istruzione primaria (equivalenti al nostro primo anno di elementari) — è tipicamente americano e ha a che vedere con un sistema di asili nido e scuole materne quasi completamente privatizzato. E di conseguenza molto costoso. Le tariffe medie sono spesso di diverse centinaia di dollari la settimana e ancor più alte nelle aree urbane di New York o Washington o Los Angeles, in cui si concentrano anche elevati tassi di povertà.

«Obama ha proposto di espandere il programma federale Head Start».

IL DIVARIO TRA BAMBINI ABBIENTI E NON. Prezzi questi, ha notato il presidente nel suo discorso del 12 febbraio, che la maggior parte di famiglie appartenenti alla classe media non possono permettersi, figuriamoci i meno abbienti. I bambini poveri, quindi, rimangono indietro da subito, e una volta approdati alle elementari si trovano a dover rincorrere i più fortunati, i quali nel frattempo hanno preso un distacco forse già incolmabile.

IL PIANO DI OBAMA PER POTENZIARE LA SCUOLA GRATUITA. Nello Stato dell’Unione, Obama ha proposto quindi di espandere ulteriormente un programma federale che già esiste e che si chiama Head Start. Questo sovvenziona, ormai da decenni, l’accesso a strutture educative per bambini di tre e quattro anni provenienti da famiglie con risorse finanziarie limitate. Il presidente vuole ora garantire, in tutti i cinquanta stati dell’Unione e a tutti i figli di genitori con un reddito fino al doppio della soglia di povertà, la possibilità di frequentare gratuitamente almeno due anni di scuola materna di prim’ordine.

EDUCAZIONE: INVESTIMENTI E RISPARMI. «Ogni dollaro che investiamo nell’educazione dei più piccoli ci farà risparmiare più di sette dollari in futuro, contribuendo a un aumento del numero di giovani che si diplomano, a una diminuzione del rischio di gravidanze durante l’adolescenza, e persino a una riduzione dei crimini violenti», ha notato il presidente. Sono stime, queste, fatte dal professore dell’Università di Chicago e vincitore del premio Nobel James Heckman in uno studio del 2009 che guarda agli effetti economici di un programma educativo destinato ai bimbi poveri e neri conosciuto con i nomi diHighScope o Perry PreSchool.

 

«Ogni dollaro che investiamo nell’educazione dei più piccoli ci farà risparmiare più di sette dollari in futuro».

IL MODELLO DELLA SCUOLA UNIVERSALE E GRATUITA. Riferendosi poi a un’altra ricerca, condotta nel 2004 dall’Università di Georgetown sull’approccio di scuola materna universale e gratuita adottato in Oklahoma, Obama ha anche aggiunto: «In quegli stati che danno priorità all’istruzione dei bambini più piccoli, gli studenti hanno maggiori probabilità di diplomarsi, trovare e mantenere un lavoro e mettere su famiglia in maniera stabile».

Prosegue su LetteraPolitica

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