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Usa, solo una recessione apparente

01/02/2013

da Washington

Nonostante il dato negativo sul Pil, l’economia a stelle e strisce è cresciuta del 2,2% nel 2012, in accelerazione rispetto all’1,8% del 2011.Nonostante il dato negativo sul Pil, l’economia a stelle e strisce è cresciuta del 2,2% nel 2012, in accelerazione rispetto all’1,8% del 2011.

L’economia americana, che pareva essere sulla strada di una ripresa lenta ma stabile, si è arrestata improvvisamente nell’ultimo trimestre del 2012. Il dipartimento del Commercio ha infatti stimato, nel rapporto del 30 gennaio, una contrazione del Prodotto interno lordo dello 0,1% negli ultimi tre mesi del 2012. Un dato questo – il primo negativo in tre anni e mezzo – in calo precipitoso rispetto al +3,1% del terzo trimestre e ben inferiore alle attese degli analisti, che avevano previsto una crescita tra l’1 e l’1,1%.
In realtà la notizia, che ha suscitato costernazione sui media – ma è stata sostanzialmente ignorata dai mercati (con il Dow Jones che ha chiuso la giornata di mercoledì 30 gennaio in leggero ribasso, -0,32%) – è meno preoccupante di quello che sembra.
NEL 2012 UNA CRESCITA DEL 2%. Complessivamente, infatti, l’economia a stelle e strisce è cresciuta del 2,2% nel 2012, in accelerazione rispetto all’1,8% del 2011. E anche per il trimestre conclusivo dell’anno sono molti i dati positivi. Ad esempio i consumi personali che, anche grazie allo shopping natalizio, sono cresciuti del 2,2%. E ancora il mercato immobiliare, con investimenti residenziali (che comprendono anche le ristrutturazioni casa) in salita del 15,3%. In rialzo infine dell’8,4% anche gli investimenti aziendali.
RIDOTTA LA SPESA PER LA DIFESA. Cos’è andato storto quindi? Innanzitutto, si è assistito a una riduzione drastica della spesa federale per la Difesa, scesa addirittura del 22,2% nel quarto trimestre dopo essere cresciuta del 12,9% in quello precedente.

Le conseguenze dei tagli alla spesa pubblica

La spesa militare americana è stata progressivamente ridotta per via del graduale ritiro delle truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan.La spesa militare americana è stata progressivamente ridotta per via del graduale ritiro delle truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan.

Le ragioni di questo tracollo, che è costato al Pil americano l’1,28%, non sono del tutto chiare, ma hanno grosso modo tre diverse origini. In primo luogo, si tratta di un trend di lungo periodo, con la spesa militare americana in costante diminuzione per via del graduale ritiro delle truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan. Pare poi che il Pentagono, assieme a tutte le aziende private correlate  – quelle che vivono di appalti federali insomma – abbia tirato i remi in barca in maniera particolarmente brusca a fine 2012 in vista del cosiddetto “sequester”, quei tagli alla spesa pubblica che colpiranno in particolare la Difesa e che entreranno in vigore automaticamente il primo marzo a meno che, improbabilmente, democratici e repubblicani a Washington non trovino un accordo sul debito.
I FONDI ALLOCATI DAL CONGRESSO. Infine, dato che l’anno fiscale americano termina in settembre e che le agenzie governative, in particolare il Pentagono, devono spendere entro quella data tutti fondi allocati loro dal Congresso (altrimenti li perdono), capita regolarmente che la spesa per la Difesa aumenti all’avvicinarsi di questa scadenza, ovvero nel terzo trimestre, e poi rallenti verso fine anno.
DIMINUITE ANCHE LE SCORTE. Oltre alla riduzione della spesa militare, ha contribuito alla contrazione del Pil americano anche una diminuzione sostanziale delle scorte di magazzino, con le imprese che, cautelandosi contro l’incertezza economica data dai lunghi e difficili negoziati sul fiscal cliff, hanno venduto tutto quello che avevano sugli scaffali senza ordinare niente di nuovo. Ma non è questa una tendenza che può durare a lungo. Una volta esaurite le scorte, gli ordini torneranno a aumentare, creando nuova crescita economica.
Infine, sono calate nettamente (del 5,7%) le esportazioni americane, anche a causa di una rallentata economia mondiale.
UNA CONTRAZIONE “POSITIVA”. In generale, quindi, il rapporto del dipartimento del Commercio è più complesso e meno negativo di quanto si direbbe a prima vista. Tant’è che Paul Ashworth, analista di Capital Economics, ha dichiarato che questa deve essere considerata come la «più positiva contrazione del Pil americano che avremo modo di vedere».

Prosegue su Lettera43

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