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Usa, giuramento d’austerity

17/01/2013

da Washington

Barack Obama.Barack Obama.

Alla cerimonia di inaugurazione del proprio secondo mandato alla Casa Bianca, lunedì 21gennaio, Barack Obama si appresta a giurare sulla logora Bibbia che Martin Luther King portava sempre con sé nei suoi viaggi e su quella, ricoperta in velluto color vinaccia e dorata alle estremità, usata da Abraham Lincoln in occasione del suo primo insediamento nel 1861.
A 150 anni esatti dall’entrata in vigore del Proclama di Emancipazione, il primo passo di Lincoln verso l’abolizione della schiavitù, e nel giorno in cui gli Stati Uniti celebrano la festa nazionale dedicata proprio al reverendo King, è questo un gesto dall’alto valore simbolico e un omaggio a due figure chiave nell’ascesa di Obama alla presidenza in un Paese che praticava ufficialmente la segregazione razziale fino a pochi decenni fa.

ATTESA UNA MAREA UMANA. Per il giuramento di Obama sulla scalinata del Campidoglio è attesa una marea umana misurata, tra le 500 mila e 1 milione di persone. Come da tradizione, ad aprire la cerimonia è una preghiera, quest’anno offerta da Myrlie Evers-Williams, vedova dell’attivista per i diritti civili Medgar Evers, che fu ucciso da un estremista di destra nel 1963.
La scelta di Evers-Williams rappresenta una rottura con il passato da parte di Obama, giacché è lei la prima donna e la prima laica a occuparsi di questa funzione. A seguire il giuramento del presidente e l’atteso discorso.
Il tutto condito dalla presenza di Beyonce che canterà l’inno nazionale, e di James Taylor e Kelly Clarkson, i quali intoneranno rispettivamente America the Beautiful My CountryTis of Thee.

LONTANA DALLO SFARZO DEL 2009. Una celebrazione con tutti i crismi, quindi, ma lontana dalla pompa magna del 2009, quando a Washington non si trovava una camera d’albergo neanche a piangere, il National Mall fu invaso da quasi 2 milioni di americani commossi e il presidente e la first lady ballarono, lui in smoking, lei in abito bianco quasi nuziale, a ben 10 feste diverse.

Camere libere, niente mega concerto e stile più sobrio

Barack Obama, 44esimo presidente degli Usa.(© Getty Images) Barack Obama, 44esimo presidente degli Usa.

Quest’anno le camere d’albergo si trovano ancora, nessuno ha accettato l’offerta del JW Marriott, uno degli hotel più conosciuti, di affittare l’intero palazzo per la durata del weekend per soli 2,7 milioni di dollari (cosa che invece avvenne quattro anni fa), e non si ripeterà il concerto presso il Lincoln Memorial che, nel 2009, grazie anche alla partecipazione di star come Bruce Springsteen, U2 e Jon Bon Jovi, attirò 400 mila spettatori.
Certo, non mancano le stravaganze.

UN MAGGIORDOMO DEDITO AI SOCIAL. Come il pacchetto di quattro notti  al Madison Hotel, che, per 47 mila dollari, pare includa anche un maggiordomo dedito ai social media, pronto a postare per il clienteche così non si deve preoccupare di perdere tempo a scegliere l’immagine perfetta per il proprio profilo Facebook.
Ma l’entusiasmo per Obama non è più lo stesso, e anche i soldi sono meno, dopo la lunga crisi economica che ha colpito il Paese.
Il presidente ha provato quindi a fare di necessità virtù, annunciando festeggiamenti più sobri e più in linea con l’umore del Paese e con l’incessante dibattito sul debito e sull’austerità.

LE DIFFICOLTÀ ANCHE PER IL PIC. Eppure, nonostante la volontà di ridurre lo sfarzo, si trova in difficoltà finanziarie anche il Presidential Inaugural Committee (Pic), il gruppo indipendente e finanziato privatamente incaricato di organizzare gli eventi ufficiali dell’insediamento.
L’obiettivo iniziale del Pic era di raccogliere tra i 40 e i 50 milioni di dollari (rispetto ai 53 milioni incassati nel 2009), ma pare che fin qui i risultati siano inferiori alle attese e che i conti non tornino. Una complicazione imprevista per il comitato organizzativo, che sperava nella decisione presa da Obama nei mesi scorsi di allentare le norme che ne regolano i finanziamenti.

Prosegue su Lettera43

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