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Immigrazione, la grande occasione di Obama

16/01/2013

Da Washington

14 gennaio 2013, Washington. Prima conferenza stampa dell’anno del Presidente Barack Obama. (BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

Anche se l’inatteso e prorompente dibattito sulle armi da fuoco, ripreso all’improvviso in seguito alla strage di dicembre alla scuola elementare di Newtown in Connecticut, ne ha usurpato il ruolo di protagonista assoluto di questo inizio 2013, la questione dell’immigrazione rimane comunque in cima alle preoccupazioni di molti a Washington, a partire proprio dal Presidente Barack Obama, che si dice sia ora pronto a lanciare la propria campagna per una riforma integrale del sistema di leggi attualmente in vigore.

IMMIGRAZIONE, UNA RIFORMA INTEGRALE. Tra i punti chiave della proposta della Casa Bianca, che sarà definita nelle prossime settimane, ci sono anche: la graduale legalizzazione, fino alla naturalizzazione, della maggior parte dei circa undici milioni di immigrati senza permesso di soggiorno che si trovano oggi nel Paese (non un’amnistia, dice l’amministrazione, ma un processo che passi anche per il pagamento di una penale e delle tasse arretrate); la creazione di nuove categorie di visti per sveltire i tempi burocratici e ridurre le attese; la possibilità per i giovani altamente qualificati di rimanere nel Paese dopo la fine dei propri studi; e nuovi programmi che offrano visti temporanei ai lavoratori stagionali.

IL TENTATIVO FALLITO NEL 2009. Tale cornice legislativa non è molto diversa da quella del disegno di legge presentato già nel 2009, durante il primo anno di presidenza Obama, ma subito abbandonato dal Congresso data la crescente animosità dell’opinione pubblica contro gli immigrati irregolari, conseguenza anche della crisi economica che in quel momento impazzava per gli Stati Uniti e per il mondo.

UN ACCORDO A PORTATA DI MANO. Da allora, però, il vento politico è cambiato, in una direzione decisamente favorevole al presidente. Questo lascia sperare che, nonostante la probabile opposizione di molti repubblicani alla Camera, un accordo sulla riforma del sistema di leggi che regola l’immigrazione negli Stati Uniti possa essere raggiunto in via definitiva prima della fine dell’anno, se non addirittura in tempo per le ferie di agosto.

9 gennaio 2013, Las Vegas. La più grande fiera mondiale di tecnologia di largo consumo. (David Becker/Getty Images)

L’ECONOMIA MIGLIORA, MOMENTO PROPIZIO. Innanzitutto l’economia americana, che nel 2009 si trovava nel pieno della recessione, sta vivendo ormai da diversi mesi un periodo di ripresa stabile per quanto lenta (le ultime stime della Federal Reserve prevedono una crescita del 2,5% nel 2013 e del 3,5% nel 2014). E non c’è dubbio che l’opinione pubblica guardi all’immigrazione in maniera assai diversa quando il tasso di disoccupazione è al 10% (il picco toccato nell’ottobre del 2009) e quando invece è sotto l’8% e in continuo calo (a dicembre 2012, era misurato al 7,8%).

LA VITTORIA DI OBAMA E LA CRISI DEL GOP. In secondo luogo, le elezioni del novembre 2012 non solo hanno riconfermato il presidente e la sua amministrazione alla guida del Paese, ma hanno anche inflitto una sconfitta pesante al Grand old party, rivelando le sue enormi difficoltà con le minoranze, in particolare i Latinos, di cui il 71% ha votato per Obama. I repubblicani sono entrati così in una crisi di coscienza che li sta costringendo a riflettere più attentamente sulla retorica anti-immigrazione e spesso palesemente razzista impiegata negli ultimi anni. Tant’è che anche in casa del Gop si stanno moltiplicando le proposte di riforma, anche se la volontà è di affrontare ogni questione separatamente (immigrati irregolari, studenti qualificati, lavoratori stagionali), con una legge ad hoc, evitando l’approccio onnicomprensivo preferito dai democratici .

Prosegue su LetteraPolitica

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