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New York, non c’è solo Clinton

10/01/2013

da Washington

Christine Quinn, presidente dell’assemblea cittadina di New York.(© Getty Images) Christine Quinn, presidente dell’assemblea cittadina di New York.

Mancano ancora 11 mesi al voto di novembre, eppure i sempre più numerosi contendenti all’ambita poltrona di sindaco di New York cominciano già a scaldarsi. E si accendono così i toni di un dibattito politico che era stato, finora, sorprendentemente pacato.
Anche se non c’è dubbio che gli piacerebbe molto, Michael Bloomberg, che sta completando il terzo mandato, non può più ricandidarsi (già dovette modificare la legge nel 2007 per essere rieletto l’ultima volta).

IN POLE LA DEMOCRATICA QUINN.Obbligato quindi a tifare per qualcun altro, l’onnipresente sindaco in carica è apparso a lungo determinato a sostenere la candidatura del presidente dell’assemblea cittadina, la democratica Christine Quinn, sua alleata da tempo e in linea per diventare il primo sindaco donna e apertamente gay della Grande Mela.

CLINTON PUÒ ESSERE ALTERNATIVA. Di recente, però, hanno cominciato a circolare voci sempre più insistenti che Bloomberg stia invece guardandosi intorno, redigendo liste più o meno credibili di possibili candidati e sparigliando immediatamente le carte in tavola.
Nei desideri di Bloomberg ci sono anche l’attuale segretario di Stato Hillary Clinton, in uscita nelle prossime settimane quando deve essere sostituita da John Kerry, il multi-miliardario Mortimer Zuckerman, il senatore democratico Charles Schumer, e persino Ed Rendell, ex governatore democratico della vicina Pennsylvania.

La poltrona di sindaco di New York fa gola a molti

Adolfo Carrion, ex democratico e latino, è uno dei possibili candidati repubblicani per New York.(© Getty Images) Adolfo Carrion, ex democratico e latino, è uno dei possibili candidati repubblicani per New York.

Che la corsa a sindaco di New York generi enorme interesse, competizione serrata e possa attirare anche le celebrità della politica nazionale americana non sorprende.
La Grande Mela, o per lo meno la sua area metropolitana (che comprende anche un po’ di New Jersey), è la capitale commerciale degli Stati Uniti e del mondo, ha una popolazione superiore a quella di ben 39 Stati Usa e un prodotto interno lordo da 1,3 mila di miliardi di dollari l’anno, un dato che la posiziona al 14esimo posto nella classifica delle più grosse economie al mondo, dietro l’Australia, ma davanti al Messico e alla Corea del Sud.
Non a caso di candidati in lizza, oltre ai ricchi e famosi sognati da Bloomberg, ce ne sono già tantissimi.

RESSA TRA I DEMOCRATICI. Tra i democratici, che non ricoprono il ruolo di sindaco da 20 anni (prima di Bloomberg ci fu il doppio mandato di Rudy Giuliani), sono già pronti al via, oltre a Quinn, anche l’ex revisore dei conti Bill Thompson, l’unico nero americano in corsa, l’attuale revisore dei conti per il Queens John Liu, che potrebbe diventare il primo sindaco di origine asiatica, e Bill de Blasio, eletto nel 2009 a public advocate, una carica governativa che gestisce le relazioni tra la cittadinanza e l’amministrazione comunale.

IL GOP PUNTA SU CARRION. In casa repubblicana, le prospettive per le primarie di partito sembravano modeste fino a qualche settimana fa, quando invece hanno cominciato a emergere una serie di nomi promettenti che potrebbero dare davvero fastidio agli avversari democratici.
In particolare, vale la pena di seguire il percorso di Joe Lotha, nativo di Brooklyn e presidente dell’azienda dei trasporti comunali. Lotha è il candidato di Rudy Giuliani, che spera attraverso di lui di tornare a influenzare le politiche cittadine, in particolare sulle questioni che l’hanno reso famoso, come il crimine e il bilancio.
C’è poi il presidente del distretto amministrativo del Bronx Adolfo Carrion, un’opzione attraente per il Grand old party newyorchese, che è decisamente più a sinistra del partito nazionale, in quanto ex democratico e latino (Carrion, che potrebbe anche presentarsi da indipendente, sarebbe il primo sindaco di origini ispaniche).

I repubblicani temono il ritorno dei democratici

Hillary Clinton, segretario di Stato uscente.(© Getty Images) Hillary Clinton, segretario di Stato uscente.

Il fatto è che i repubblicani e la business community stanno cominciando a preoccuparsi seriamente che i democratici progressisti possano riprendere il controllo dell’amministrazione comunale e che un eventuale sindaco liberal possa finire con lo smantellare le politiche di centrodestra degli ultimi due decenni, che hanno sì bonificato la città dalla delinquenza, ma hanno favorito sproporzionatamente i residenti più privilegiati.
Tant’è che la Rockefeller foundation, che in teoria non ha preferenze elettorali, ma che in pratica è da sempre vicina agli interessi commerciali e industriali della città, ha deciso di offrire un assegno da 100 mila dollari alla Camera di commercio di Brooklyn affinché sponsorizzi eventi e attività che obblighino tutti i candidati a concentrarsi sulle problematiche che toccano da vicino esercenti, finanzieri e imprenditori.

BLOOMBERG NON SI SCHIERA. Per la favorita Quinn, questi ultimi riallineamenti, il crescente numero di candidati interessati alla poltrona e l’apparente irrequietezza di Bloomberg rispetto alla sua candidatura – evidentemente il sindaco in carica non crede che lei abbia davvero la statura politica per sostituirlo – non promettono bene.
Tra l’altro, se dovesse venire a mancarle il sostegno di Bloomberg, Quinn potrebbe paradossalmente soffrire proprio del rapporto di stretta collaborazione intrattenuto con lui negli ultimi anni e visto non necessariamente di buon occhio dai democratici più di sinistra.

Prosegue su Lettera43

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