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USA, il Fiscal Bluff di Obama

09/01/2013

Barack Obama.

(© Getty images) Barack Obama.

Negli ultimi tempi, le fantasie proibite dei politici, dei funzionari e dei commentatori americani sono state colonizzate dall’immagine di una moneta in platino da mille miliardi di dollari, una sorta di convenzione con cui ottenere nuova disponibilità per emettere equivalente debito. Per i democratici, questa potrebbe essere la soluzione, per quanto improbabile, di tutti i problemi causati dall’ostruzionismo dei repubblicani alla Camera, mentre per i membri del Grand old party (Gop), l’idea di tale gettone personifica l’incubo di un’amministrazione Obama incosciente, insaziabile di potere e determinata a prevaricare i diritti costituzionali del Congresso.
Nella pratica, si tratta di uno strumento nelle mani del presidente che potrebbe rivelarsi cruciale al fine di schivare un’altra zuffa con i repubblicani sull’ennesima crisi fiscale e, soprattutto, di evitare il default degli Stati Uniti.

RISCHIO ESAURIMENTO FONDI PUBBLICI. Tra metà febbraio e inizio marzo, infatti, il debito pubblico americano è destinato a tornare ancora una volta a superare il tetto di indebitamento legale (la cifra prestabilita che il governo federale può prendere in prestito per onorare i propri impegni finanziari). Se il Congresso dovesse rifiutarsi di votare a favore di un aumento di questo massimale, si prosciugherebbe immediatamente circa il 40% dei fondi che coprono, ad esempio, gli stipendi dei dipendenti pubblici, i costi del sistema pensionistico e sanitario e gli interessi sul debito.
Anche senza arrivare al default, negoziati lunghi e tortuosi su questa questione finirebbero quasi certamente con l’infliggere grossi danni all’economia americana.

I DANNI DI UNA MANCATA INTESA, IL 2011 INSEGNA. Basti ricordare la battaglia dell’estate 2011, quando i deputati repubblicani rimandarono, fino all’ultimo momento, l’approvazione dell’aumento del tetto di indebitamento e cedettero solo dopo aver ottenuto dalla Casa Bianca grosse concessioni in fatto di tagli alla spesa pubblica. Fu quella difficile resa dei conti che portò al declassamento del rating degli Stati Uniti da parte di Standard e Poor’s.

ESPEDIENTE PER AUMENTARE IL TETTO DI INDEBITAMENTO. Di conseguenza, a fronte di questa nuova scadenza e della possibilità che il contingente del Gop alla Camera voglia rimettere in scena lo stesso dramma del 2011, un coro di voci sempre più rumoroso sta implorando Obama di ordinare alla Zecca di coniare la moneta in platino da mille miliardi di dollari. Il presidente, poi, la depositerebbe presso la Federal Reserve, in sostanza bypassando il Congresso e incrementando di forza il tetto di indebitamento.

I REPUBBLICANI GRIDANO AL TRADIMENTO. Una mossa, questa, sicuramente non convenzionale, ma quasi certamente legale, visto che, stranamente, la legge americana impone limiti al governo sull’emissione di banconote e monete in oro e argento, ma non su coniature in platino. I repubblicani, naturalmente, gridano al tradimento, temono che questo gesto possa avere pericolosi effetti inflazionari e, soprattutto, sono convinti che violi il sistema di governo americano, in cui esecutivo e legislativo sono organi paritari e con gli stessi poteri decisionali (per la precisione, in America è il Congresso a detenere l’autorità ultima in materia fiscale e di bilancio).

Soluzione estrema simbolo del malfunzionamento del Congresso

Il presidente Obama nomina Chuck Hagel segretario della Difesa Usa in un evento alla Casa Bianca il 7 gennaio 2013.(© Getty images) Il presidente Obama nomina Chuck Hagel segretario della Difesa Usa in un evento alla Casa Bianca il 7 gennaio 2013.

In realtà, quasi tutti riconoscono che questa idea sia estrema e anche un po’ assurda. Ma la volontà dei suoi sostenitori è proprio di mettere in evidenza la follia dell’opposizione repubblicana a aumentare il tetto di indebitamento. Come dire, a estremi mali, estremi rimedi. Dopo tutto, questo voto non fa altro che riconfermare impegni di bilancio già presi dagli stessi deputati e senatori mesi e anni prima.
Nell’insieme, quindi, il dibattito sulla moneta da mille miliardi di dollari consolida, negli occhi dell’opinione pubblica americana e mondiale, la reputazione di malfunzionamento che il Congresso a stelle e strisce si è guadagnato negli ultimi anni.

UN ACCORDO CON MOLTE FALLE APERTE. E l’accordo sulla fiscal cliff raggiunto il primo gennaio non ha gran che aiutato a migliorarne l’immagine, avendo sciolto solo uno dei nodi della stasi politica che domina la capitale federale, ovvero l’aumento delle aliquote sui redditi più alti. Come detto, è stato ignorato, per il momento, il problema del tetto di indebitamento, così come è stata semplicemente posticipata a marzo l’entrata in vigore del pacchetto di tagli automatici alla spesa pubblica – destinati in particolare a colpire il Pentagono – prevista in mancanza di un accordo migliore sulla riduzione del deficit (il cosiddetto sequester).

Prosegue su Lettera43

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